Quella voce che non ha mai avuto bisogno di urlare per farsi ascoltare. È quella di Barack Obama, che nel podcast IMO, accanto a Michelle e al cognato Craig Robinson, ha parlato di maschi. Di modelli. Di amicizie queer. Di cosa serva davvero a un ragazzo per diventare uomo, in un tempo che trabocca di fragilità travestite da forza.
“That’s one of the things that I think a lot of times boys need, is not just exposure to one guy, one dad. No matter how good the dad is, he can’t be everything.”
(“Questa è una delle cose che credo spesso manchino ai ragazzi: non basta l’esempio di un solo uomo, di un solo padre. Per quanto bravo possa essere, un padre non può essere tutto.”)
Una dichiarazione che scardina il mito fondante della virilità americana: l’uomo solo, l’uomo sufficiente a sé. Ma anche l’uomo che si sente perso quando il modello si incrina, quando non basta più. E il mito della mascolinità inossidabile diventa improvvisamente un compagno di viaggio nella vita.

Obama torna all’università, ai suoi vent’anni, a un incontro che gli ha cambiato la vita:
“I had a gay professor in college at a time when openly gay folks still weren’t out a lot, who became one of my favorite professors and was a great guy and would call me out when I started saying stuff that was ignorant.”
(“Avevo un professore gay al college, in un’epoca in cui le persone apertamente gay erano ancora rare. È diventato uno dei miei professori preferiti, un uomo straordinario che non esitava a farmi notare quando dicevo cose ignoranti.”)
È un’immagine nitida, scolpita nella memoria: un uomo che non urlava, non predicava, ma stava bene dentro la propria pelle. E insegnava, semplicemente, esistendo. Obama lo ha detto anche nel 2015, su Out Magazine, e prima ancora nel 2008: quell’uomo era il professor Lawrence Goldyn, suo professore di scienze politiche. Il primo openly gay man di riferimento nella sua vita.
“He wasn’t proselytizing all the time, but just his comfort in his own skin and the friendship we developed helped to educate me on a number of these issues.”
(“Non cercava di fare proselitismo, ma semplicemente il modo in cui stava bene con sé stesso e l’amicizia che abbiamo sviluppato mi hanno aiutato a capire molte cose.”)

Ma non è solo di maestri che si educano i figli. È anche di amici. Di cerchie. Di comunità.
“By the way, you need that person in your friend group so that if you then have a boy who is gay or nonbinary or what have you, they have somebody that they can go, ‘Okay, I’m not alone in this.’ That, I think, is creating community. I know it’s corny, but it’s what they need.”
(“Tra l’altro, serve avere quella persona nel proprio gruppo di amici, così che se poi tuo figlio è gay o non binario, o qualsiasi cosa sia, abbia qualcuno a cui possa guardare e pensare: ‘Okay, non sono solo in questo.’ Credo che questo significhi creare una comunità. So che suona un po’ smielato, ma è quello di cui hanno bisogno.”)
È una frase che si incunea tra le pieghe della quotidianità. Che chiede: chi invitiamo a casa nostra? Chi sieda alla nostra tavola? Che storie mettiamo a disposizione dei nostri figli?
E qui non c’è solo la memoria, ma anche la responsabilità. Obama lo ha sempre detto: l’empatia non è un dono, è un apprendistato. E spesso arriva da chi ci corregge, da chi ci mostra un’altra strada, da chi – semplicemente diverso da noi – ci costringe a guardare oltre il nostro riflesso.
“You need that. To show empathy and kindness.”
(“Ne hai bisogno. Per imparare empatia e gentilezza.”)
Nel 2020, nel memoir A Promised Land, Obama ha confessato di aver usato da ragazzo insulti omofobi, nel tentativo – scrive – di “fortificare la nostra mascolinità e nascondere le nostre insicurezze.” Oggi ammette: “mi sono vergognato. E ho imparato a fare meglio.”
Nel 2009 Barack Obama firmò il Matthew Shepard Act, la legge anti-omobitransfobia degli USA. 10 anni fa, nel 2015, sotto la presidenza di Obama, con la sentenza della Corte Suprema sul caso Obergefell vs Hodges gli Stati Uniti d’America estendevano il diritto al matrimonio egualitario a tutte le persone LGBTIAQ d’America. Dieci anni dopo, in questi giorni, gli USA di Donald Trump si preparano a smantellare quel diritto, come già fatto con l’aborto. Negli ultimi giorni proprio uno dei protagonisti di quella storica sentenza, Jim Obergefell, ha ricordato quel momento e manifestato il timore che gli USA possano presto tornare nell’oscurità della discriminazione anti-LGBTIQ+.
Today is a big step in our march toward equality. Gay and lesbian couples now have the right to marry, just like anyone else. #LoveWins
— President Obama (@POTUS44) June 26, 2015
