Se le associazioni LGBTQIA+ sono sul piede di guerra per il disegno di legge approvato in consiglio dei minisrtri che introduce nuove restrizioni all’utilizzo dei farmaci nei percorsi di affermazione di genere per minori transgender, a felicitarsene pubblicamente è Marina Terragni, incredibilmente nominata Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza lo scorso 14 gennaio 2025.
Chi è Marina Terragni

Giornalista, scrittrice, fondatrice nel 2021 del magazine online Feminist Post e nel 2024 presidente dell’associazione Radfem Italia Aps, Terragni è ampiamente nota per le sue posizioni transfobiche e discriminatorie. Nel corso degli anni si è distinta per le sue posizioni apertamente contrarie alla teoria gender e per l’ostilità verso politiche di inclusione, specialmente nei confronti delle persone trans.
Ha definito “lo stupro un progetto omosessuale di sottomissione della donna” e negato pubblicamente l’esistenza di giovani persone trans, affermando in modo perentorio che “i bambini trans non esistono”. Ha sostenuto l’esclusione dei bambini trans dallo sport, si è opposta alla genitorialità delle persone LGBTQIA+ in piena sintonia con la persecuzione delle famiglie omogenitoriali e ha criticato aspramente i genitori di giovani trans. Non a caso ha supportato l’osservatorio governativo che ha messo pressione sull’operato dell’ospedale Careggi di Firenze, ritenuto un’eccellenza nel trattamento di giovani persone gender variant.
Anche per questo motivo ha espresso felicitazioni nei confronti di “un importante e necessario passo avanti nella tutela della salute fisica e psicologica di bambini e adolescenti“, in riferimento proprio al Disegno di legge sul trattamento della disforia di genere nei minori a firma dei ministri Eugenia Roccella e Orazio Schillaci.
L’endorsement di Marina Terragni al DDL Disforia di Genere
Il provvedimento voluto dal governo Meloni istituisce di fatto un registro nazionale dei trattamenti, vincola la prescrizione all’approvazione di un comitato etico nazionale, impone una centralizzazione ospedaliera della dispensazione e prevede l’istituzione di un tavolo tecnico per la valutazione del rapporto semestrale dell’AIFA e la trasmissione al Parlamento di una relazione con cadenza triennale.
Tavolo tecnico che rumor alla mano potrebbe avere proprio Marina Terragni al suo interno.
Secondo Terragni, “i principi affermati dal Ddl, che regola l’utilizzo dei bloccanti della pubertà e degli ormoni cross-sex nelle persone di minore età, sono gli stessi che nella stragrande maggioranza delle nazioni, dal Brasile ai Paesi Bassi, dal Regno Unito a molti stati americani, stanno orientando il passaggio dalla cosiddetta ‘terapia affermativa’ farmacologica e chirurgica a un approccio olistico e ispirato alla cautela e alla salvaguardia della salute”.
“Recentemente perfino le Nazioni Unite, in un rapporto curato da Reem Alsalem, Special Rapporteur contro la violenza su donne e ragazze, hanno classificato tra le violenze di genere “la transizione sociale e medica dei bambini” con le sue “conseguenze a lungo termine e dannose”, rilevando che “le probabilità di essere diagnosticati con disforia di genere sono tre volte maggiori per bambini e adolescenti con una diagnosi di disturbo nello spettro autistico, con le ragazze particolarmente colpite”. In forza di ciò Alsalem chiede “il divieto di transizione legale e sociale dei bambini”.
“Oggi in 8 casi su 10”, continua la Garante, “la disforia insorge in bambine prepuberi ha un esordio rapido (si parla infatti di ROGD, Rapid Onset Gender Dysphoria), è oggetto di un vero e proprio contagio sociale riconosciuto anche da WPATH, la più grande associazione per la salute transgender e si accompagna molto spesso a omofobia interiorizzata”.
Secondo Terragni, “almeno il 70 per cento delle bambine e ragazze trattate per disforia alla Tavistock clinic di Londra – successivamente chiusa – erano attratte da persone del proprio sesso: in questo senso la terapia affermativa sui minori può essere definita una pratica omofobica. D’altro canto, la quasi totalità di questi casi di disforia si risolve spontaneamente al termine della pubertà: qualcuno infatti propone di cambiarne la definizione in Angoscia da sessuazione pubertaria”.
La Garante ha espresso “l’auspicio che il disegno di legge” possa compiere “rapidamente e positivamente il suo iter“, per poi sottolineare come anche la cosiddetta “transizione sociale” debba essere meritevole di attenzione: “Capita con notevole frequenza che all’insaputa delle famiglie nelle scuole si adottino nome e pronomi riferiti al ‘genere di elezione’ indicato dalla ragazza o dal ragazzo. In questi casi i genitori vanno invece immediatamente e obbligatoriamente informati”.
Rossano Sasso e le audizioni informali sul DDL contro l’ideologia gender
Un assist in piena regola a Rossano Sasso, deputato della Lega che sta portando avanti la sua personalissima battaglia contro “l’ideologia gender nelle scuole” in salsa ungherese. Il parlamentare ha ieri puntato il dito contro le forze di opposizione, a suo dire colpevoli di aver protestato perché l’iter della legge leghista sul consenso informato sarebbe stato fino ad oggi “troppo veloce” e avrebbe negato “pluralismo e democrazia”. Per questo motivo le opposizioni hanno chiesto e ottenuto ulteriori audizioni informali per “approfondire” il tema.
“Ed eccola qua la lista delle audizioni formulata da Pd, M5S e AVS”, ha twittato Sasso. “Sarò ben lieto di ascoltare e interrogare il collettivo “Cattive ragazze”, i rappresentanti del “Movimento Identità Trans” e soprattutto quelli dell’associazione “GenderLens”, promotori del famigerato Laboratorio per bambini trans di 5 anni, in un primo momento promosso dall’Università Roma Tre e dopo numerose proteste svanito nel nulla. Concluse queste audizioni, inizieremo con l’esame degli emendamenti”.
Alle audizioni parteciperanno anche Massimo Prearo, ricercatore presso l’Università degli studi di Verona, i rappresentanti dell’associazione AGEDO, i rappresentanti della Rete per la Parità, i rappresentanti dell’associazione Gender X, i rappresentanti della campagna Italy Needs Sex Education e i rappresentanti dell’associazione Telefono Rosa.
“Qualcuno avverta l’onorevole Sasso che non siamo a scuola e quindi non siamo lì per essere “interrogatə” da lui: ma per essere “auditə”, trattandosi appunto di un’audizione“, ha replicato via social Roberta Parigiani, portavoce MIT. “Ttutavia, saremo ben lietə di dipanare ogni suo eventuale dubbio sulla legittimità della nostra esistenza libera e serena anche all’interno degli edifici scolastici”.

