Direttamente dallo Studio Ovale, il presidente degli Stati Uniiti Donald Trump ha dichiarato che non avrebbe “alcun problema” a far sparire tutte le bandiere Progress Pride dalle strade di Washington, D.C., perché a suo dire potrebbero persino essere trattate come simboli di terrorismo interno.
La nuova minaccia di Trump
Glenn: This is a trans flag is up and down 14th street. A lot of people are threatened by this flag. Would you be opposed to taking this flag down?
Trump: I wouldn’t but then they’ll sue and get freedom of speech stuff pic.twitter.com/BECJNWfwQb
— Acyn (@Acyn) September 15, 2025
Le inquietanti dichiarazioni, scrive The Advocate, sono state rilasciate durante uno scambio di battute con Brian Glenn, corrispondente del canale di estrema destra Real America’s Voice e fidanzato della deputata statunitense della Georgia Marjorie Taylor Greene. Di fronte a un piccolo gruppo di giornalisti, Glenn ha mostrato a Trump un’immagine della bandiera del Progress Pride appesa davanti a un negozio sostenendo che si trattasse di una “bandiera trans” esposta sulla 14th Street, ovvero una delle principali arterie della capitale da tempo associata alla vita notturna e alle attività commerciali LGBTQ+. Glenn ha chiesto se il presidente avrebbe preso in considerazione la possibilità di chiedere la rimozione delle bandiere arcobaleno dalla città.
“Molte persone si sentono minacciate da questa bandiera. Significa molte cose negative per le persone, violenza“, ha incredibilmente affermato Glenn.
“Beh, io non lo sarei“, ha risposto Trump. “Poi farebbero causa e otterrebbero la libertà di parola. Succederebbe. Ma non avrei alcun problema“.
Glenn ha insistito facendo riferimento ad un imprecisato movimento di violente persone trans di estrema sinistra, aggiungendo: “Beh, ci sono anche quelli che chiamiamo ‘transtifa’, quindi se puoi etichettarli come un gruppo terroristico interno, in realtà potresti far sparire quella bandiera“. E Trump ha risposto: “Penso che probabilmente potremmo. Di nuovo, verremmo citati in giudizio, e va bene. Sono già stato citato in giudizio un paio di volte“.
Il riferimento di Glenn riecheggia le recenti narrazioni della destra USA su sui cosiddetti “tiratori trans”. Dopo l’uccisione dell’attivista conservatore Charlie Kirk, il New York Post e il Wall Street Journal hanno pubblicato una serie di articoli che hanno erroneamente collegato il crimine alla comunità trans. Peccato che ad uccidere Kirk sia stato un 22enne bianco, cisgender, figlio di conservatori probabilmente legato all’ultradestra dei Groyper. Ma la destra americana e internazionale ha subito dato forma ad un ribaltamento della realtà a tinte transfobiche, in cui il presunto colpevole Tyler Robinson, “colpevole” di avere una coinquilina trans tra più coinquilini, avrebbe ucciso Kirk “perché fomentato dalla sinistra“.
Chi ha paura della bandiera Progress Pride?

La bandiera del Progress Pride è nata nel 2018 dalla mente del designer non binario Daniel Quasar, che ha reinterpretato la bandiera arcobaleno di Gilbert Baker includendo uno scaglione di azzurro, rosa e bianco per la comunità transgender e strisce nere e marroni per evidenziare le persone LGBTQ+ di colore e le persone decedute a causa dell’hiv e dell’aids. È diventata in breve tempo uno dei simboli LGBTQ+ più riconosciuti al mondo, esposta su edifici governativi, strade e agli eventi Pride come dichiarazione di inclusività e visibilità. Per sfortuna di Brian Glenn e di Donald Trump, che ha già definito illegali le strisce pedonali rainbow scatenando il delirio a Orlando dinanzi al memoriale del Pulse, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha ripetutamente stabilito che le manifestazioni simboliche, comprese le bandiere, sono espressione protetta.
