I carabinieri hanno individuato i giovani responsabili dell’aggressione omofoba ai danni di Alessandro Ansaldo, il 25enne picchiato nella notte del 14 settembre in corso Vittorio Emanuele, nel cuore di Roma. Secondo le prime ricostruzioni, si tratterebbe di un gruppo composto da cinque o sei ragazzi, la maggior parte minorenni tra i 16 e i 17 anni, forse con uno o due diciottenni.

In questo articolo
Aggressione omofoba contro Alessandro Ansaldo a Roma:
Per risalire al branco, gli investigatori hanno analizzato decine di filmati provenienti dalle telecamere di sicurezza della zona, tracciando parte degli spostamenti dei giovani dopo l’aggressione omofoba ai danni di Alessandro Ansaldo: da corso Vittorio Emanuele, a largo Argentina, fino a piazza Venezia e al lungotevere. Nonostante la folla della movida, le immagini hanno permesso di individuare un gruppo preciso di ragazzi, incensurati, che ora devono essere formalmente identificati.
Dai primi riscontri sui filmati, scrive il Corriere della Sera, si tratterebbe di un gruppo formato da 5, forse 6 “baby picchiatori” tra i 16 e i 17 anni, con la possibile presenza di uno o due diciottenni. Indossavano jeans, magliette e berretti e, secondo la vittima, erano italiani, con un marcato accento romano, tutti incensurati.
I carabinieri hanno già ricostruito parte degli spostamenti del gruppo e stanno completando l’analisi dei filmati per identificare tutti i componenti del branco. La ricognizione della vittima sarà uno dei passaggi cruciali per il riconoscimento dei responsabili e per dare un volto certo agli aggressori. Una volta confermata la loro identità, la maggior parte dei procedimenti verrà trasmessa alla Procura dei minorenni.
L’identikit della vittima
Il pestaggio si è verificato intorno alle 2 di notte, mentre Ansaldo stava tornando a casa, dopo una festa universitaria. Secondo la sua testimonianza, il gruppo lo ha preso di mira per via di un ventaglio che teneva in mano. Sono partiti dapprima gli insulti a sfondo omofobo, seguiti da spinte e poi violenti pugni al volto e alla testa, in particolare da parte di due ragazzi.
La vittima ha riportato traumi facciali e la contusione di alcune costole, con una prognosi di venti giorni. Oltre alle percosse, ci sono stati anche sputi e minacce.
Nei giorni scorsi, Alessandro Ansaldo aveva reso un primo identikit sommario dei due giovani più violenti del branco, che si è rivelato utile al lavoro di identificazione dei carabinieri. Alcuni frame erano già stati mostrati alla vittima, ma le persone immortalate, però, non erano i responsabili del pestaggio.
Secondo Alessandro il gruppo non può essere passato inosservato. La sua descrizione, ripresa da Il Messaggero, è dettagliata: “Quello più violento che mi ha spezzato il ventaglio e dato una raffica di 7, 8 pugni era alto circa un metro e 65, corporatura media, capelli castani e barbetta; l’altro che mi ha dato un colpo da dietro alla nuca facendomi cadere a terra, era più alto, almeno un metro e 70, esile, capelli biondo scuro, come li portava Justin Bieber da ragazzino”. Il più basso indossava pantaloncini corti al ginocchio e sneaker. “Se li vedessi sarei in grado di riconoscerli”, ha aggiunto.
I testimoni e i video
Almeno tre persone – un uomo dalla carnagione olivastra e due donne – avrebbero assistito all’aggressione e si erano fermati a soccorrere la vittima. L’uomo, in particolare, avrebbe filmato la scena con il cellulare, venendo però minacciato dal più aggressivo del branco: “Se lo pubblichi ti veniamo ad ammazzare”. Queste riprese, se recuperate, potrebbero essere aggiunte agli atti dell’inchiesta come ulteriori elementi di prova.
La madre della vittima, la giornalista Yasmin Taskin, a tal proposito, aveva fatto un appello: “Abbiamo già sporto denuncia ai carabinieri della Stazione di Prati sono stati esemplari, ci hanno assicurato che faranno di tutto per prenderli, ma sarebbe importante che quelle persone che hanno assistito alla scena, si mettessero in contatto con il 112”.
“Alessandro – ricorda Fabrizio Marrazzo (Partito Gay Lgbt+) – è stato nostro attivista nel 2021, prima di trasferirsi a Londra per proseguire gli studi. Rinnovo l’appello ai testimoni di farsi avanti, così a chi avesse indicazioni utili alle indagini”.
Le reazioni istituzionali e della comunità
Subito dopo la pubblicazione della notizia, numerosi messaggi di solidarietà sono arrivati al giovane. L’assessora comunale alle Pari Opportunità, Monica Lucarelli, ha ribadito l’impegno del Campidoglio nel contrasto alle discriminazioni.
Dal Gay Center, intanto, è arrivato un nuovo allarme: nelle settimane precedenti al pestaggio di Ansaldo erano già state registrate altre tre aggressioni omofobe a Roma. Una sequenza che, secondo le associazioni, indica un aumento di episodi violenti a danno di persone LGBTQ+ nella Capitale.
L’aggressione ad Alessandro Ansaldo è il più recente di una serie di episodi registrati a Roma negli ultimi mesi. Le dinamiche mostrano spesso un copione simile: piccoli gruppi di giovani che, in contesti di movida, colpiscono con insulti e violenza fisica persone percepite come “diverse”.
Le indagini della procura e il sostegno della comunità LGBTQ+ stanno cercando di mettere in luce non solo i singoli responsabili, ma anche un fenomeno che resta preoccupante.
