“Sono una donna trans e nessuno mi affitta casa”, l’appello di Maya, artista di strada ad Arezzo

Maya, donna trans di Arezzo, racconta la sua difficoltà a trovare casa: “Quando dico che sono transgender, mi guardano come un’aliena”.

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Maya, donna trans
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La storia di Maya, donna trans che vive ad Arezzo in condizioni precarie, porta alla luce le difficoltà di chi cerca un alloggio dignitoso e si scontra con discriminazioni, burocrazia e bandi dalle lunghe attese. Artista di strada e lavoratrice in una cooperativa, da quattro anni vive in un sottotetto privo di servizi essenziali. Come sottolinea la stessa Maya: “Sono transgender e forse è anche per questo, che nessuno mi affitta un’abitazione”.

La storia di Maya, donna trans di Arezzo
La storia di Maya, donna trans di Arezzo

La storia di Maya, donna trans: la sua vita ad Arezzo

Maya, donna trans 45enne, ha lasciato la casa dei genitori poco più che maggiorenne, iniziando un percorso di autonomia fatto di lavoro e impegno costante. Fiorentina di origine, da 25 anni vive in provincia di Arezzo: prima a Subbiano insieme ai genitori e, dopo la loro scomparsa, in una sistemazione di fortuna. Lavora da vent’anni in una cooperativa locale dove, racconta al Corriere Fiorentino, “si fa un po’ di tutto. Dai traslochi alle pulizie fino alla video sorveglianza”. L’inizio è stato con un contratto a tempo pieno, poi ridotto a part-time per potersi dedicare alla custodia dei genitori. Oggi, invece, si occupa della gestione di una casa famiglia.

Parallelamente, Maya porta avanti la sua attività artistica. “Sono un’artista a tutto tondo. Canto all’incrocio con piazza Sant’Agostino, ma ho recitato anche in teatro e ho fatto parte di band musicali, orchestre e per un periodo, della corale Coradini di Arezzo”, racconta.

Dal lutto allo sfratto: l’inizio delle difficoltà abitative

La vita di Maya ha subito una svolta dolorosa con la perdita dei genitori. “Quando i miei genitori sono venuti a mancare ho subìto uno sfratto e sono dovuta andare via dalla casa di Subbiano”, ricorda.

La ricerca di una nuova abitazione si è rivelata sin da subito complessa. Una prima sistemazione è arrivata quasi per caso: “Alla Caritas ho conosciuto un ragazzo che mi ha detto che aveva un posto da affittarmi. Praticamente un sottotetto dove non esiste nemmeno un wc. Un forno in estate e freddissimo in inverno. C’è solo una finestra, non c’è acqua e spendo 380 euro al mese. Ma in quel momento non potevo dire di no, perché non avevo alternativa”.

Oggi, a distanza di quattro anni, Maya vive ancora lì, insieme a un gatto salvato dalla strada.

Case popolari e residenza: ostacoli burocratici

Maya, donna trans

Per uscire da questa condizione, Maya ha presentato domanda per un alloggio popolare, seguendo i bandi comunali. “Sono tre anni, tra l’altro che seguo i bandi per le case popolari e sono in graduatoria, anche se in una posizione non favorevole e i tempi per un’assegnazione si prevedono molto lunghi”.

Il problema principale riguarda la residenza: “Tra l’altro non ho la residenza ad Arezzo e quindi non posso avere un’assistenza sociale. La mia è una residenza senza fissa dimora”.

L’arte come resistenza quotidiana

La voce di Maya è diventata parte del paesaggio sonoro di Corso Italia, ad Arezzo. Proprio lì è stata notata dal regista Fernando Maraghini, che ha deciso di raccontarne la storia in un docufilm. “Fernando è una bella persona, così come lo sono tutti i commercianti della zona di Corso Italia dove mi metto a cantare. Così come lo è il Comune di Arezzo che mi ha dato il permesso di restare in quel punto”.

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L’arte, per Maya, non è solo una fonte di sostentamento, ma anche un modo per continuare a sentirsi parte attiva della comunità.

 

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L’appello: “Cerco una casa dignitosa”

La richiesta di Maya è chiara e diretta: “Chiedo che qualcuno possa aiutarmi a risolvere il problema della casa. Mi possa affittare qualcosa che sia più dignitoso di dove sto ora. Ma sembra quasi impossibile”.

Secondo lei, le difficoltà non dipendono solo dalla disponibilità di alloggi e dalle condizioni economiche: “Il motivo? Io penso che sono tre: la mia busta paga, il problema che non si trovano case e anche che sono transgender. Quando lo dico ti guardano come fossi un’aliena venuta da un altro pianeta. Non mordo (sorride Maya ndr), sono solo una persona che ha bisogno di un tetto dove stare”.

Un problema sociale più ampio: i precedenti

La vicenda di Maya si inserisce in un contesto più ampio di discriminazioni che colpiscono le persone transgender nel mercato immobiliare. La difficoltà di ottenere un contratto di affitto o di accedere a un alloggio dignitoso è un tema che riguarda non solo la sua vicenda personale, ma la condizione di molte persone LGBTQIA+ in Italia.

E’ di recente la storia di Luca, giovane 21enne gay, il quale si è visto rifiutare la possibilità di prendere in affitto una camera a Milano, dopo aver rivelato la sua omosessualità in una chat con il proprietario. A Milano, sulla piattaforma Idealista, è apparso un annuncio per una stanza a Rho con la scritta “No LGBT”, rimossa solo dopo la segnalazione pubblica dell’eurodeputato Alessandro Zan. Sempre a Milano, a inizio 2024, un giovane si è visto rifiutare un appartamento per il suo orientamento sessuale.

A Roma un cartello riportava: “Solo uomini, no omosessuali, no stranieri”. Il proprietario, firmatosi “Benito”, ha negato la stanza a un 40enne gay dopo avergli chiesto esplicitamente l’orientamento sessuale, lasciandolo senza casa.

Ed ancora, a Lecce, lo scorso maggio, una studentessa trans si è vista rifiutare l’affitto per la sua identità di genere, episodio simile a quello avvenuto a Trento a fine 2024. Situazioni analoghe si sono registrate anche a Modena, dove una coppia gay non ha ottenuto un alloggio.

Arezzo, come altre città, si trova di fronte alla sfida di garantire diritti abitativi e pari opportunità, soprattutto a chi, come Maya, lavora e contribuisce alla comunità ma continua a vivere ai margini.

La donna, tuttavia, non smette di sperare in una soluzione e continua a rivolgersi direttamente ai cittadini e alle istituzioni: “C’è qualcuno nella nostra bella città disposto ad affittarmi un alloggio?”. Un appello, che è anche il simbolo di una richiesta di dignità e inclusione.

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Stella cometa 30.9.25 - 14:12

Auguro a Maya tanta serenità e di trovare un alloggio dignitoso dove poter stare in tranquillità con il suo amato gatto. Capisco perfettamente la situazione di Maya facendo parte pure io della comunità LGBTTTQI ️‍. Tu auguro tanta serenità Maya, sei una bellissima persona oltre ad essere anche una grande artista.