Cercava una stanza in affitto a Milano per trasferirsi e inseguire il suo sogno, ma quando, a domanda diretta, ha risposto di essere gay la stanza magicamente non era più disponibile. A raccontarlo è Luca Mariotti, 21 anni, che ha reso pubblica la sua esperienza di discriminazione in pieno 2025.
Il giovane aspirante lavoratore nel settore moda stava cercando un alloggio in condivisione nel capoluogo lombardo, quando si è imbattuto in una domanda a dir poco spiazzante. “La prima cosa che il proprietario mi ha chiesto via messaggio è stata: ‘Sei gay?’”, ricorda Luca. Dopo la risposta affermativa, il dialogo si è bruscamente chiuso è la possibilità di affittare la stanza è sfumata.

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“Sei gay?” e sfuma stanza in affitto: la storia di Luca
Il 21enne ha raccontato a Fanpage.it di aver contattato un proprietario tramite un portale online, attirato da un annuncio conveniente rispetto agli elevati prezzi degli affitti milanesi. “Gli avevo chiesto se la stanza fosse ancora disponibile e se fosse necessaria una cauzione – spiega –. La sua risposta è stata una sola domanda: ‘Sei gay?’”.
Luca non ha esitato a dire la verità: “Gli ho risposto di sì, non ho problemi a rivelarlo, mi sento libero in tal senso. Ho chiesto anche come mai me lo stesse domandando”. Ma la replica ha lasciato poco spazio a dubbi: “Nulla, la stanza è già affittata”. “Senza neanche sapere che tipo di lavoro io facessi, o che tipo di persona fossi”, aggiunge il ragazzo.
Un cambiamento repentino che, secondo Luca, dimostra la discriminazione subita. “Se davvero la stanza fosse stata già occupata, non avrebbe avuto senso chiedere prima del mio orientamento sessuale”, osserva.
Il ragazzo, di fronte alla replica del proprietario dell’alloggio, ha avanzato diverse ipotesi sul perché il proprietario gli avesse posto quella domanda; ritiene che probabilmente l’avesse intuito dalla sua immagine di profilo su Whatsapp, “magari con una posa un po’ diversa di quella che è solito vedere”, ma ammette di non riuscire ancora a darsi una spiegazione sensata.

“Mi sono sentito sbagliato, ma non voglio che succeda ad altri”
L’episodio ha colpito profondamente il giovane. “Mi sono arrabbiato, perché ai miei occhi era evidente che se la scelta del proprietario non fosse stata discriminatoria me lo avrebbe detto subito che la stanza era occupata, senza chiedermi prima del mio orientamento sessuale. Lo ammetto, sul momento mi sono sentito sbagliato io, ci sono rimasto male, anche perché non me lo aspettavo”.
Luca racconta di aver già subito episodi di bullismo in passato, ma di non essersi mai trovato in una situazione simile, “dove un proprietario di casa offre un servizio che io avrei pagato e non capisco come possa inficiare il fatto che sia gay”.
Nonostante la delusione, Luca ha deciso di raccontare pubblicamente la sua esperienza: “Mi sono detto che oltre a me chissà quante altre persone si sono trovate e si trovano in situazioni simili. Io magari ho la forza di parlare, ma molti si sentono sbagliati e lasciano correre, non voglio che sia più così”.
Discriminazione nell’accesso alla casa: i precedenti
La storia raccontata da Luca Mariotti, purtroppo non rappresenta un caso isolato. Numerose associazioni LGBTQIA+ denunciano da anni le difficoltà nell’accesso alla casa in Italia. La discriminazione può avvenire in forme dirette, come nel caso di Luca, o indirette, quando i proprietari stabiliscono “selezioni” più o meno implicite che escludono persone queer, single, o appartenenti a minoranze.
Di recente, sempre a Milano, sulla piattaforma immobiliare Idealista, è comparso un annuncio di una stanza in affitto nella zona di Rho che riportava esplicitamente la dicitura “No LGBT” tra le condizioni. L’inserzione, che descriveva i requisiti richiesti per gli inquilini (educati, silenziosi, non fumatori, senza animali o minori), escludeva dunque apertamente le persone LGBTQIA+. Dopo la segnalazione sui social da parte dell’eurodeputato Alessandro Zan (PD), che ha definito il fatto “il risultato della propaganda della destra”, Idealista ha rimosso la scritta discriminatoria, ma l’annuncio è rimasto online.
Ed ancora, circa un mese fa a Roma, è comparso un cartello di affitto con scritto: “Ampia stanza, uso esclusivo, 500 euro al mese, solo uomini, no omosessuali, no stranieri, no cani (gatti sì)”. Il proprietario, firmatosi “Benito”, ha così escluso esplicitamente la possibilità a gay e stranieri di poter accedere all’offerta. Nonostante questo, un 40enne gay, Claudio, interessato all’alloggio, aveva già lasciato la sua precedente abitazione per trasferirsi, ma al momento di firmare il contratto il proprietario gli ha chiesto se fosse omosessuale. Dopo la risposta affermativa, l’accordo è saltato e l’uomo è rimasto senza casa.
Il 30 maggio a Lecce a una studentessa è stato negato l’affitto perché trans, episodio che richiama un caso analogo avvenuto a Trento a fine 2024. Situazioni simili si sono registrate anche a Modena, dove una coppia gay si è vista rifiutare una casa, e ancora a Milano, a inizio 2024, con un giovane a cui è stato negato un appartamento per il suo orientamento sessuale.

Quindi se era un delinquente era meglio?