Nel dicembre 2023, l’ospedale Careggi di Firenze, uno dei centri più specializzati in Italia nel trattamento della disforia di genere, fu oggetto di un’ispezione governativa su iniziativa dei ministri Maria Eugenia Roccella e Orazio Schillaci. L’ispezione fu avviata in seguito a un’interrogazione parlamentare dell’onorevole Gasparri, che denunciava presunte criticità nella presa in carico dei minori trans, in particolare riguardo all’utilizzo della triptorelina, un farmaco bloccante temporaneo della pubertà. A seguito di questa vicenda fu istituito un “tavolo tecnico” ministeriale. Ma cosa è successo ad oggi?
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DDL Disforia di Genere, nessun report scientifico: il tavolo tecnico resta un vuoto politico
Il cosiddetto “tavolo tecnico” istituito dai ministri Roccella e Schillaci, era stato annunciato come un organismo consultivo, incaricato di produrre linee guida e valutazioni scientifiche sui percorsi di affermazione di genere, con particolare attenzione ai minori. Tra le varie indicazioni, era previsto che i dati relativi alla somministrazione della triptorelina e ai costi sostenuti fossero comunicati periodicamente. Si trattava quindi di un monitoraggio limitato al farmaco.
Tuttavia, come emerso da una richiesta di accesso agli atti presentata dalla deputata Gilda Sportiello, non esiste alcun report prodotto: nessuna relazione scientifica, tecnica o valutativa è stata formalmente redatta.
A denunciarlo nei giorni scorsi, è stata Roberta Parigiani, avvocata e portavoce del Movimento Identità Trans (MIT), la quale su Instagram ha tuonato: “In risposta ad una richiesta di accesso agli atti presentata dalla Deputata Gilda Sportiello, si è scoperto che il famoso “tavolo tecnico” voluto da Roccella e Schillaci in realtà non ha mai prodotto alcuna relazione scientifica, tecnica o valutativa circa i percorsi di affermazione di genere. Eppure per giorni il Governo ha giustificato la forzatura sul DDL Disforia proprio sulla base di presunte valutazioni tecniche. Quali? Di chi, visto che il tavolo a ciò preposto non ha partorito alcuna relazione?”.
Alla luce di ciò, scrive ancora Parigiani, “Il Governo dimostra nuovamente di prendersi gioco delle persone e sancisce nero su bianco il fatto che l’approccio tenuto nei confronti delle persone trans più piccole è ed è sempre stato di natura ideologica: nessuna evidenza scientifica, nessuna valutazione tecnica. Lo avevamo intuito ma adesso ne abbiamo la prova. Vergogna”.
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DDL Disforia di genere messo in discussione
Le ultime novità emerse mettono ampiamente in discussione la legittimità del DDL Disforia di genere e accendono il dibattito sulle misure di tutela dei minori transgender nel nostro paese. La mancanza di report scientifici e dati concreti, infatti, solleva dubbi sulla natura delle decisioni politiche, considerate ideologiche piuttosto che basate su evidenze mediche o psicologiche.
Il disegno di legge recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, su proposta degli stessi ministri, Schillaci e Roccella, introduce nuove disposizioni sulla prescrizione e sull’utilizzo dei farmaci per la disforia di genere, come la triptorelina. Come già raccontato anche su Gay.it, una della accuse mosse a quel DDL è quella di delineare una vera e propria schedatura delle singole persone, invece di concentrarsi sulle procedure della somministrazione farmacologica. Questo farmaco, bloccante temporaneo della pubertà, consente ai minori di esplorare la propria identità di genere in un periodo sicuro e reversibile, senza effetti permanenti sui caratteri sessuali secondari.
Parigiani lo conferma lo scorso agosto a Marie Claire:
“Da quello che era un monitoraggio del dato siamo passati al monitoraggio da parte di AIFA, della persona, e alla creazione di un registro. Quando un registro riguarda le persone, onestamente, si chiama schedatura, specialmente se quelle persone appartengono a una minoranza oppressa”.
Il passaggio dalla semplice raccolta di dati sul farmaco al monitoraggio diretto delle persone, compresi i loro percorsi psicologici e psicoterapici, preoccupa per i potenziali rischi di violazione della privacy e per la patologizzazione dei minori transgender.
La critica del MIT
Il MIT denuncia come il DDL possa rallentare e complicare l’accesso ai percorsi di affermazione di genere, creando un clima di paura scoraggiante, soprattutto tra i più giovani.
Parigiani spiega: “Se si tratta effettivamente di una persona trans lo si capisce solo dopo. Con questa legge, queste riflessioni vengono chieste d’anticipo, con il rischio che le persone vengano parcheggiate a tempo indefinito. A noi sembra che con questa misura il governo stia cercando di creare un clima di terrore per scoraggiare le transizioni“.
Il DDL prevede la creazione di un registro gestito dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), un’autorità di nomina governativa, che raccoglie informazioni sensibili sui minori in percorso di affermazione di genere.
Parigiani osserva: “È tollerabile che una comunità piccola e oppressa debba essere schedata, e che la schedatura venga data a un’autorità governativa? A noi pare un gravissimo tentativo di tenere sotto controllo le persone, non il farmaco, con i vizi che comporta anche per la privacy, perché questi sono dati ultra sensibili”.
Il rischio evidenziato è duplice: da un lato, la violazione della riservatezza dei dati personali; dall’altro, la patologizzazione del percorso di identità dei giovani transgender, trattato come un oggetto di controllo piuttosto che come un percorso di salute e sviluppo individuale.
Il governo fa propaganda transfobica con strumenti esecutivi?
La scoperta che il tavolo tecnico non ha mai prodotto report scientifici aggiunge tensione al dibattito. La comunità LGBTQIA+ e le associazioni che tutelano i minori trans chiedono maggiore trasparenza e decisioni basate su evidenze scientifiche, non su ideologia.
Come sottolinea Parigiani: “Purtroppo, però, le persone trans più giovani non smetteranno di esistere, e impedirgli di beneficiare del Sistema sanitario nazionale le spingerà semplicemente, quando se lo possono permettere, a cercare percorsi all’estero. Oppure a ripiegare su soluzioni meno vigilate e in contesti poco sicuri”.
La vicenda del tavolo ministeriale, unita alle disposizioni del nuovo DDL sulla disforia di genere, evidenzia come le scelte legislative possano avere impatti profondi sulla vita delle persone trans, in particolare dei minori. Ma il dato politico sconcertante è la mancanza di report scientifici. Il tavolo governativo era soltanto un’arma di propaganda transfobica messa in atto con metodi esecutivi dal Governo Meloni? Qualcosa che ricorda la modalità trumpiana di usare il potere esecutivo: ma in Italia, carta costituzionale alla mano il Governo esegue le leggi del Parlamento eletto dal popolo.

