“Via i grassi dall’esercito americano”: il discorso di Hegseth contro il woke “come Hitler nel 1935”

La cultura della sensibilità avrebbe "indebolito l’autorità militare". La deriva USA nelle parole del Segretario alla Difesa.

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La deriva USA non ha limiti: le parole del segretario alla Difesa Peter Hegseth
La deriva USA non ha limiti: le parole del segretario alla Difesa Peter Hegseth
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Il segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha acceso un dibattito che scuote i più basilari principi di democrazia, uguaglianza e coesione sociale. Rivolgendosi ad alte cariche militari riunite alla base di Quantico, Virginia, Hegseth ha delineato una nuova visione a tratti regressiva e smaccatamente fascista: un esercito “purificato” da qualsiasi forma di “wokeness”, con standard fisici di tipo maschile, sanzioni contro i “generali grassi” e la fine dei programmi di diversità, equità e inclusione. Un’escalation che segue alla cacciata (avversata dai tribunali) delle persone trans dall’esercito messa in atto da Donald Trump.

Dopo il caso Kirk e i funerali da stato teocratico cristiano, l’amministrazione Trump accelera sull’utilizzo della paura e della propaganda machista per “preparare gli Stati Uniti alla guerra“. Il tono è stato esplicito, militante, provocatorio. Hegseth – l’uomo che vuole escludere tutte le persone LGBTIQ+ dalle forze armate – ha dichiarato che non ci sarà più spazio per “mesi identitari” (in riferimento ad alcune celebrazioni sulle minoranze tradizionalmente supportate dal Pentagono), programmi DEI o “deliri di genere”.

Il segretario della Difesa (recentemente ribattezzato “della Guerra” da Trump in persona) ritiene che le attenzioni alle persone non cis, non eterosessuali e non bianche che lavorano nelle forze armate siano  “distrazioni pericolose per l’efficacia militare“. Hegesth ha attaccato i comandanti “fuori forma” e la presenza di uniformi poco curate, ordinando rigidi requisiti di fitness e grooming per tutti i militari: “Se non passi certi standard fisici, è tempo di cambiare mestiere”, ha affermato.

Nessuna possibilità di dissenso per i vertici del Pentagono: Hegseth – esponente di punta del clan Trump capace in passato di mettere in dubbio il voto femminile – ha invitato i comandanti in disaccordo con la sua visione a presentare le dimissioni. Ha inoltre avviato una revisione delle definizioni di “leadership tossica”, “bullismo” e “hazing” sostenendo che la cultura della sensibilità avrebbe indebolito l’autorità militare e che i comandanti devono poter operare con mano più ferma.

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Il discorso arriva in un contesto già compromesso: sotto la sua direzione sono stati soppressi molti programmi di inclusione e chiusi uffici dedicati alle minoranze. Già a febbraio Hegseth aveva bollato la frase “la nostra diversità è la nostra forza” come “la più stupida della storia militare”.

Una cifra particolarmente inquietante emerge se si considerano i riferimenti impliciti alle persone LGBTQ+ e a chi non rientra in schemi binari o tradizionali: l’attacco alla “teoria gender” (invenzione fascista amata anche dalla destra italiana), la chiusura delle iniziative di inclusione e l’enfasi su standard fisici “maschili” presagiscono discriminazioni sistematiche verso chiunque non risponda ai modelli imposti. Il clima evocato è quello di una cultura militare rigidissima, dove la differenza è considerata una minaccia e non una risorsa.

Critici e oppositori non si sono fatti attendere: alcuni parlamentari hanno definito l’assemblea di Quantico “una pericolosa politicizzazione delle forze armate” e l’ultimatum ai comandanti come “una richiesta da regime, non da democrazia civile”. Per alcuni analisti militari la sortita di Hegseth esporrebbe l’intero apparato militare al rischio dell’autoritarismo.

L’ex generale Dana Pittard ha definito “insultanti” le parole del segretario alla Difesa (alla Guerra), e ha ricordato che parlare di “nemici interni” rivolto ai vertici militari è una pericolosa politicizzazione dell’esercito. Sul Guardian la giornalista Moira Donegan, editorialista, ha ricordato le parole del generale in pensione Ben Hodges, che ha tracciato un inquietante parallelo con la Germania del 1935, quando “i generali tedeschi furono convocati in una riunione a sorpresa a Berlino e informati che il loro giuramento alla Costituzione di Weimar era nullo e che avrebbero dovuto prestare un giuramento personale al Führer“.

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