Sono molte le luci della nuova strategia LGBTIAQ+ dell’Unione Europea per il 2026-30, presentata con lo strombazzante slogan “Free to love, free to be“, all’ombra del quale si insinuano i sospetti sulla realistica possibilità di attuazione. In questo compendio vi illustriamo le buone intenzioni del corposo documento, con la consapevolezza che lo spostamento a destra dei governi dei paesi membri UE impone una sorveglianza marcata da parte delle realtà LGBTIAQ+, siano esse associazioni, ong, media, soggetti politici e pubblici alleati.
In un paese come l’Italia, per esempio, Fratelli d’Italia, partito di maggioranza relativa nel paese, ha appena presentato un disegno di legge per abolire il divieto di linguaggio anti-LGBTIAQ+. Vogliono poter scrivere sui manifesti da affiggere nelle strade “Oggi a scuola un attivista LGBT ha spiegato come cambiare sesso“. Ma nessun attivista LGBTI si è mai sognato di impartire lezioni sul cambio di genere: tutt’al più sarà stato spiegato ai bambini che ognuno deve sentirsi libero di esprimere se stesso senza timore di essere bullizzato.
E così, dopo il ddl Valditara sul consenso informato che censura l’educazione affettiva e alle differenze nelle scuole proposto dalla Lega a trazione Vannacci, ecco la nuova proposta – questa volta da Fratelli d’Italia – che cancellerebbe la legge introdotta nel 2021 con il governo Draghi. Si tratta di una norma che vieta di affiggere cartelloni o messaggi pubblicitari sessisti, omofobi o discriminatori su strade, veicoli e mezzi pubblici. E che ha permesso a vari comuni italiani di prendere provvedimenti di condanna (e di ritiro di quei manifesti), sui quali traboccava un linguaggio d’odio che trasforma città, paesi e borghi italiani in contee sature di violenza verbale al pari dell’America di Donald Trump.
Proprio nell’ambito del ddl Valditara sul consenso informato, Mara Carfagna, oggi deputata e segretaria di Noi Moderati, ha presentato un emendamento che consentirebbe ai genitori di esprimere un veto non solo su temi sensibili, come identità di genere e orientamento sessuale, ma anche su salute riproduttiva e malattie infettive. Una misura che, secondo le tesi portate avanti dal quotidiano Domani e da alcune associazioni LGBTQIA+ e femministe, rischierebbe di escludere dalle scuole argomenti fondamentali di educazione sessuale e affettiva, fino a vietare il trattamento di argomenti come il ciclo mestruale, l’hiv e i preservativi. Carfagna respinge le accuse, spiegando che l’obiettivo è opposto: “Evitare che si faccia di tutt’erba un fascio”, ma la sensazione è che i moderati sedicenti liberali di questa destra animata da pulsioni ultraconservatrici e autoritarie facciano fatica a nascondere la propria compromissione con le spinte illiberali e reazionarie che pervadono le democrazie d’Occidente, con l’Italia di Meloni in prima linea.
L’Italia di Meloni scivola lentamente ma inesorabilmente verso l’America di Trump, dove il 57% delle persone LGBTIAQ+ ha modificato sensibilmente la propria vita da quanto il tiranno psico-narcisistico è stato eletto alla Casa Bianca. Con retorica decisionista e toni da propaganda autoritaria, è la stessa Giorgia Meloni a spendere dalle proprie labbra insulti senza precedenti verso il dissenso, come è accaduto con le manifestazioni per Gaza.
La libertà individuale è riscritta in chiave ideologica e la paura diventa strumento di governo, come ampiamente denunciato appena un mese fa dalle associazioni LGBTIAQ+ italiane in sede di audizioni parlamentari. La destra italiana non inventa nulla: importa modelli di controllo culturale, disinformazione e repressione morale già sperimentati oltreoceano, facendoli passare per “difesa dei valori”. Ma dietro la maschera del moralismo si cela l’erosione sistematica dei diritti, della libertà scolastica, della parola libera. È in atto un persistente e inesorabile smantellamento del pluralismo come principio fondante della convivenza civile. Il confronto dialettico con il dissenso viene disciolto in una torsione autoritaria delle procedure e dei metodi di governo: è una pagina del tutto inedita e per nulla rassicurante nella storia repubblicana italiana.
