Il Territorio del Nord in Australia ha annunciato un divieto senza precedenti: le donne trans non potranno essere incarcerate nelle prigioni femminili. La mossa, annunciata dal primo ministro Lia Finocchiaro, rappresenta la prima misura di questo tipo in tutto il Paese. La decisione, stando alle parole della Finocchiaro, servirebbe a preservare la “dignità delle donne”.
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Australia, detenute trans escluse dalle carceri femminili
Il divieto riguarda le donne transgender, cioè persone che si identificano come donne ma sono state assegnate al sesso maschile alla nascita. Lia Finocchiaro ha dichiarato che, secondo la sua visione, queste persone “non appartengono alle prigioni femminili”, dichiarazione che ha suscitato forti critiche dalle associazioni LGBTQIA+.
“Non dovrebbero esserci uomini nelle prigioni femminili, punto e basta”, ha dichiarato il Primo Ministro a The Australian. “Nel Territorio del Nord non ci sono uomini nelle prigioni femminili e non li vogliamo qui, non sotto il mio mandato”.
La decisione segue le richieste del Women’s Forum Australia, che aveva scritto a tutti i primi ministri statali e territoriali, oltre che al Primo Ministro Anthony Albanese, per porre fine al sistema che permetteva agli uomini di entrare nelle carceri femminili “sotto il pretesto dell’identità di genere”.
Lia Finocchiaro: “Sicurezza e dignità delle donne”
Finocchiaro ha ribadito che la misura è pensata per garantire la sicurezza delle donne, in un Paese ancora segnato da gravi episodi di violenza domestica.
“Se sei nato uomo, vai in una prigione maschile. Alla fine, si tratta della sicurezza delle donne. Si tratta della loro dignità”, ha spiegato. “E se si considera la piaga della violenza domestica nel nostro Paese e il modo in cui le donne vengono così spesso prese di mira e vittimizzate, questa è la vergogna della nostra nazione”.
Il provvedimento arriva dopo casi riportati di donne che avrebbero subito aggressioni sessuali da parte di detenute trans, come accaduto nella Port Augusta Prison del South Australia.
La senatrice del Territorio del Nord, Jacinta Nampijinpa Price, ha elogiato la mossa di Finocchiaro: “La sua decisione di riservare le prigioni femminili alle donne è il tipo di buon senso che gli australiani si aspettano dai loro leader. Per troppo tempo l’ideologia ha avuto la precedenza sui diritti e le protezioni delle donne, con conseguenze devastanti”, ha scritto sui social.
“Non si tratta di politica. Si tratta di proteggere le donne vulnerabili da ulteriori danni e garantire che le voci delle sopravvissute siano ascoltate e rispettate. Sono orgogliosa di stare al fianco di Lia dicendo basta: l’Australia ha bisogno di più leader con il coraggio di mettere la sicurezza delle donne al primo posto”, ha concluso.
Cosa succede negli altri Paesi anglosassoni
La questione delle prigioni per persone transgender non riguarda solo l’Australia. Anche nel Regno Unito e in altri stati anglosassoni il tema è oggetto di dibattito.
In UK, ad esempio, le linee guida del Prison Service permettono alle persone transgender di essere ospitate in prigioni corrispondenti alla loro identità di genere, ma con valutazioni caso per caso basate su sicurezza e rischi.
Nel dettaglio, in Inghilterra e Galles, le donne transgender con genitali maschili o condanne per reati violenti o sessuali non possono accedere alle prigioni femminili. In Scozia, la politica è più flessibile, permettendo l’ingresso in carcere femminile purché non ci siano precedenti penali per reati violenti o sessuali.
La situazione generale, resta tuttavia preoccupante. Nel Regno Unito le persone trans affrontano crescenti difficoltà legali e sociali. La sentenza della Corte Suprema del 2025 ha stabilito che ai fini legali “donna” significa solo sesso biologico, limitando l’accesso a spazi e servizi single‑sex e suscitando proteste e critiche internazionali. Il Consiglio d’Europa ha richiamato il governo laburista per la deriva transfobica istituzionale, evidenziando rischi di esclusione sociale e violazioni della privacy. Nonostante le difficoltà e l’aumento dei crimini d’odio, la comunità trans e le organizzazioni per i diritti continuano a mobilitarsi per garantire inclusione, protezione legale e rispetto dei diritti fondamentali.
Negli Stati Uniti, le linee guida per i detenuti transgender sono cambiate nel 2025. Il 20 gennaio 2025, l’Executive Order 14168 ha definito il sesso come binario biologico fisso e imposto che le persone transgender siano collocate in strutture corrispondenti al loro sesso assegnato alla nascita.
Tuttavia, il 3 giugno 2025, il giudice federale Royce Lamberth ha emesso un’ingiunzione preliminare che impedisce la BOP di trasferire detenuti transgender in strutture basate sul sesso assegnato alla nascita e di sospendere le cure mediche di affermazione di genere, come la terapia ormonale. Questo ha permesso a oltre 2.000 detenuti transgender di continuare una causa legale contro l’amministrazione federale, sostenendo che le politiche violano i loro diritti costituzionali.
Negli USA, le politiche transfobiche dell’amministrazione Trump hanno reso la situazione delle persone trans ancora più critica, in seguito all’adozione di misure anti-trans in ogni ambito, dai programmi scolastici all’assistenza sanitaria. Tra le principali vi sono il divieto alle atlete trans di competere negli sport femminili, la rimozione del terzo genere dai documenti ufficiali e la cancellazione dei riferimenti trans dai programmi scolastici e culturali.
Recentemente, Trump ha chiesto alla Corte Suprema di ripristinare la politica federale sui passaporti che non riconosce le identità transgender, non binarie o intersessuali, nonostante la sospensione da parte dei tribunali inferiori.
La decisione del Territorio del Nord in Australia apre un nuovo fronte nel dibattito globale sui diritti delle persone transgender e la gestione carceraria, mettendo ancora una volta in conflitto sicurezza, identità di genere e diritti umani.


