Il nuovo report della Fondazione Foresta ETS su 5.849 studenti delle scuole superiori italiane rivela un quadro allarmante: più di uno studente su quattro ha subito episodi di bullismo o cyberbullismo, con un impatto significativo su chi mostra differenze nell’aspetto, nell’identità di genere o nell’orientamento sessuale. Numeri che emergono proprio mentre il governo italiano promuove provvedimenti come il DDL Valditara e l’ultimo emendamento della Lega, che vorrebbero vietare l’educazione sessuo-affettiva anche alle scuole medie.

Bullismo
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Bullismo tra adolescenti italiani: il report di Fondazione Foresta

La ricerca, realizzata principalmente nelle province di Padova, Vicenza e Verona, restituisce un quadro inquietante della realtà adolescenziale: le vittime sono spesso percepite come “diverse”, per il loro aspetto fisico, per l’identità di genere o per l’orientamento sessuale, e pagano un prezzo emotivo molto alto. 

Le differenze di genere emergono chiaramente: le ragazze risultano più frequentemente vittime (il 36,4% rispetto al 25,2% dei ragazzi), mentre i ragazzi si confermano più spesso autori di atti di prepotenza. Il sovrappeso o l’obesità si associano a una maggiore probabilità di essere vittime: tra i maschi colpiti dal bullismo il 26% è in sovrappeso o obeso, contro il 15% dei coetanei non vittimizzati, mentre tra le ragazze le percentuali sono rispettivamente 13% e 7%. 

Oltre ai fattori legati all’aspetto fisico, un ruolo importante nella vulnerabilità delle vittime di bullismo è giocato dalla diversità di orientamento sessuale e identità di genere. Tra le ragazze colpite, la percentuale di chi si dichiara completamente eterosessuale è inferiore rispetto alle coetanee non vittimizzate (57% contro 69%), mentre risultano più presenti le identità “perlopiù eterosessuale” (23% vs 19%), bisessuale (8% vs 5%) e fluida (8% vs 5%). Anche tra i ragazzi vittime di bullismo diminuisce la quota di chi si dichiara completamente eterosessuale (82% vs 90%), mentre aumentano le minoranze, come gli omosessuali (3% vs 1%) e chi si identifica come fluido (2% vs 1%).

Come sottolinea il professor Carlo Foresta, “Il bullismo colpisce soprattutto chi è percepito come diverso – per aspetto fisico, identità o modo di vivere l’affettività – trasformando la vulnerabilità in un bersaglio”.

Solitudine, disagio e comportamenti autolesivi

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L’impatto psicologico del bullismo è evidente. La vittimizzazione si accompagna spesso a segnali di profondo disagio emotivo, tra cui solitudine e sofferenza psicologica. Tra gli adolescenti italiani, quasi una ragazza su due dichiara di sentirsi spesso sola, mentre tra i ragazzi la quota scende a circa un terzo; tra le vittime di bullismo questo senso di isolamento si intensifica, diventando un compagno costante nella vita quotidiana. 

Il disagio si manifesta anche attraverso comportamenti di autolesionismo, più frequenti tra le ragazze vittime (21,1%) rispetto ai ragazzi (9,4%), segnale di un malessere che non può essere ignorato. Questa vulnerabilità si riflette anche nella necessità di sostegno psicologico: il 63,7% delle ragazze ha già cercato aiuto o ne ha sentito il bisogno, contro il 32,6% dei ragazzi, evidenziando come il disagio emotivo colpisca in modo più marcato le giovani, ma interessi profondamente l’intero panorama adolescenziale.

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Il dato evidenzia come la solitudine e il disagio non siano semplicemente “problemi adolescenziali”, ma segnali di fragilità che richiedono interventi strutturati.

I bulli: comportamenti a rischio

Non sono solo le vittime a mostrare segnali preoccupanti: anche i ragazzi autori di bullismo evidenziano un maggiore coinvolgimento in comportamenti a rischio. Tra i maschi che compiono atti di prepotenza, il 60,5% fuma regolarmente, contro il 28,5% dei coetanei non autori, e il 65,4% fa uso di sostanze, rispetto al 48,4% delle vittime. 

Anche la sfera digitale e sessuale riflette queste dinamiche: tra le ragazze che agiscono come autrici di bullismo, il 52% ha inviato immagini intime, una pratica condivisa dal 42,3% delle vittime; tra i ragazzi, le percentuali sono rispettivamente 42% e 31%. Questi dati delineano un quadro in cui trasgressività, comportamenti rischiosi e dinamiche digitali si intrecciano strettamente con le relazioni di potere tra pari.

“In alcune adolescenti il confine tra subire e agire è sottile: il dolore non elaborato può trasformarsi in rabbia”, evidenzia Foresta.

Il bullismo, dunque, si manifesta come fenomeno a doppia faccia: solitudine e fragilità da un lato, trasgressività e impulsività dall’altro, con effetti amplificati dal contesto digitale.

Il paradosso italiano: dati allarmanti e divieto di educazione

“Il contesto familiare non mostra fratture eclatanti, ma tra gli autori si intravede una minore coesione. Non esistono solo bulli e vittime: esistono adolescenti in difficoltà che usano la rete, il corpo o la violenza per esprimere ciò che non riescono a dire. Per le scuole e per le famiglie è un segnale d’allarme”, sottolinea il professor Foresta.

“Non bastano interventi punitivi: servono programmi di prevenzione che agiscano sull’empatia, sul rispetto e sulla gestione dei conflitti, integrando l’educazione digitale con il supporto psicologico. Serve un’alleanza educativa stabile tra scuola, famiglia e territorio: riconoscere presto i segnali, offrire ascolto, costruire reti di protezione e di responsabilità”, aggiunge il team scientifico.

Questi avvertimenti assumono contorni ancora più preoccupanti se confrontati con le recenti scelte politiche italiane. Il DDL Valditara e l’emendamento della Lega mirano a limitare o vietare l’educazione sessuo-affettiva anche alle scuole medie, proprio nel momento in cui i dati mostrano un bisogno crescente di strumenti educativi per prevenire bullismo, discriminazioni e comportamenti a rischio. Vietare percorsi educativi preventivi significa ignorare la realtà degli adolescenti, lasciandoli più soli di fronte a solitudine, disagio psicologico e violenza.

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