USA, omicidio Good, sei procuratori si dimettono: sotto accusa la compagna e non l’agente ICE che l’ha uccisa

Pressioni del Dipartimento di Giustizia sull’indagine federale a Minneapolis: crisi istituzionale senza precedenti.

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Caso Renée Nicole Good. Sei procuratori federali del Distretto del Minnesota si sono dimessi in blocco, denunciando gravi interferenze del Dipartimento di Giustizia nella gestione dell’inchiesta.
Caso Renée Nicole Good. Sei procuratori federali del Distretto del Minnesota si sono dimessi in blocco, denunciando gravi interferenze del Dipartimento di Giustizia nella gestione dell’inchiesta.
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Tutto va a rotoli in America e alle esecuzioni deliberate dell’ICE seguono palesi negazioni della realtà e occultamenti sfacciati da parte delle istituzioni federali. Dal quadro che stiamo per raccontarvi emerge una forma di resistenza locale che si scontra con la mano repressiva del governo centrale.

La morte di Renée Nicole Good, 37 anni, uccisa a Minneapolis durante un’operazione dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE), continua a produrre onde d’urto politiche e istituzionali negli Stati Uniti. Sei procuratori federali del Distretto del Minnesota si sono dimessi in blocco, denunciando gravi interferenze del Dipartimento di Giustizia nella gestione dell’inchiesta.

Si tratta di avvocati specializzati nell’accertamento di violazioni dei diritti civili da parte delle forze dell’ordine. Le loro dimissioni non indicano un semplice dissenso interno, ma una presa di posizione pubblica rara, che denuncia l’aggiramento dei normali meccanismi di responsabilità istituzionale. In diverse interviste, gli ex funzionari hanno spiegato di ritenere che la divisione sia stata messa da parte proprio per evitare un esame approfondito dell’operato dell’agente dell’ICE coinvolto. “È profondamente preoccupante quando l’ufficio deputato alla tutela dei diritti civili viene invitato a farsi da parte“, ha dichiarato un ex dirigente. Le autorità federali sostengono che l’indagine sia ora affidata all’FBI, ma dal Minnesota trapela che l’accesso alle prove sia stato limitato, riducendo la supervisione locale. I vertici federali hanno difeso l’agente Jonathan Ross, descrivendo invece Renée Good come una minaccia. Una ricostruzione basata su un video che parlerebbe di “pericolo imminente”, mentre resta sullo sfondo un dettaglio ignorato: pochi istanti prima di essere colpita, salendo in auto, Good si era rivolta agli agenti sorridendo e dicendo: “Non ce l’ho con voi“. Un pasticcio di evidente malafede. Una conclamata azione di repressione fascista: prima l’omicidio di Stato, poi l’occultamento istituzionale.

Secondo quanto riportato da fonti giornalistiche statunitensi, la rottura dei giudici nazionali sarebbe avvenuta dopo che Washington ha orientato l’azione investigativa verso la compagna della vittima, Becca Good, invece di aprire un’indagine indipendente sul comportamento dell’agente ICE che ha sparato. Una scelta che i procuratori dimissionari hanno definito inaccettabile, anche perché accompagnata dall’esclusione della divisione per i diritti civili del Dipartimento di Giustizia dall’inchiesta.

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La decisione ha alimentato proteste pubbliche e rafforzato le accuse di impunità nei confronti delle forze federali per l’immigrazione, già al centro di critiche per l’uso della forza e per una lunga scia di abusi denunciati da organizzazioni per i diritti umani. In questi giorni sono centinaia gli episodi di violenza gratuita agita dagli agenti dell’ICE verso cittadini inermi e chiaramente documentati da video che circolano in rete.

Ma la deriva istituzionale USA inizia a generare attriti tra poteri dello Stato che, ad oggi, non è dato sapere fin dove potrebbe inoltrarsi. Le dimissioni dei sei procuratori aprono ora una crisi senza precedenti nel distretto federale del Minnesota e mettono sotto pressione l’amministrazione statunitense, chiamata a chiarire chi stia realmente conducendo l’indagine e con quali garanzie di imparzialità.

USA, omicidio Good, sei procuratori si dimettono: sotto accusa la compagna e non l’agente ICE che l'ha uccisa - Jonathan Ross ha raggiunto i 600.000 dollari una raccolta fondi per lagente ICE che ha ucciso Renee Good - Gay.it
Jonathan Ross, ha raggiunto i 600.000 dollari una raccolta fondi per l’agente ICE che ha ucciso Renee Good

Pochi giorni fa la memoria di Renée, attivista, madre, cristiana e poetessa, è stata celebrata come simbolo di resistenza contro le milizie neofasciste trumpiane da molte star di Hollywood durante i Golden Globe del cinema, mentre Jonathan Ross, l’agente dell’ICE autore dell’esecuzione di Stato, potrà avvalersi del denaro raggranellato da una raccolta fondi lanciata da un fanatico MAGA che sta per raggiungere i 600mila dollari. Intanto dalle analisi delle ricerche sui motori di ricerca emerge la tendenza delle persone LGBTIAQ+ statunitensi a valutare una migrazione/fuga verso il Canada.

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