Caso Paolo Mendico, sospesa la preside del Pacinotti. Nei diari del 14enne: “Umiliato dalla prof davanti alla classe”

I diari di Paolo Mendico, morto a 14 anni, restituiscono il racconto di un disagio profondo maturato anche a scuola. Intanto arriva la sospensione della preside del Pacinotti: i nuovi dettagli.

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È stata sospesa per tre giorni la dirigente scolastica dell’ITIS Pacinotti di Fondi, l’istituto frequentato da Paolo Mendico, il 14enne che nel settembre scorso si è tolto la vita alla vigilia del primo giorno di scuola. Il provvedimento arriva mentre sono ancora in corso le indagini penali per istigazione al suicidio e si inserisce in una vicenda che continua a sollevare interrogativi sul ruolo della scuola, sul bullismo e sulla gestione delle fragilità adolescenziali.

Paolo, originario di Santi Cosma e Damiano, in provincia di Latina, si è suicidato nella sua cameretta. A distanza di mesi, agli esiti delle ispezioni ministeriali si affiancano nuovi e inquietanti elementi emersi dai suoi diari personali, che contribuiscono a delineare un quadro di sofferenza profonda maturata anche nel contesto scolastico.

Paolo Mendico

Caso Paolo Mendico, sospesa la preside del Pacinotti

La dirigente scolastica Gina Antonetti è stata sospesa per tre giorni al termine delle ispezioni disposte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito. A rendere nota la sanzione, come riporta Il Corriere della Sera, è stata la Flc Cgil, che ne contesta apertamente modalità e merito.

“Un esito che dimostra quanto fosse fondato il nostro timore di una gestione sbagliata dell’intera vicenda da parte del Ministero”, ha dichiarato Roberta Fanfarillo, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici Flc Cgil. Secondo il sindacato, l’attenzione si sarebbe concentrata “sulla ricerca a tutti i costi di un colpevole” mentre sono ancora in corso le indagini della magistratura.

Fanfarillo sottolinea inoltre come la contestazione disciplinare sia stata avviata “ancor prima dell’inizio dell’indagine ispettiva”, lasciando intendere che il giudizio fosse “già scritto” in una vicenda che ha avuto un forte impatto mediatico e sociale. Un passaggio che, secondo la Flc Cgil, rischia di semplificare una realtà molto più complessa, legata alle difficoltà strutturali della scuola nell’affrontare il disagio adolescenziale.

I diari personali di Paolo

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Parallelamente agli sviluppi istituzionali, emergono dettagli sempre più significativi dal vissuto personale di Paolo Mendico. I suoi diari, consegnati dalla famiglia alla psicologa e grafologa forense Marisa Aloia, restituiscono il ritratto di un adolescente fragile, sensibile e profondamente ferito dalle esperienze scolastiche.

Secondo quanto riportato, uno degli episodi centrali riguarda la bocciatura in matematica al termine del primo anno di scuola superiore. Paolo avrebbe spiegato all’insegnante di non potersi permettere le ripetizioni private. La risposta ricevuta, annotata nei diari, sarebbe stata che “in fondo non sarebbero costate così tanto”.

Un’umiliazione che, secondo l’analisi della dottoressa Aloia, avrebbe lasciato un segno profondo. Ancora più doloroso per Paolo il confronto con un compagno, indicato come uno dei presunti bulli, promosso nonostante uno scarso rendimento grazie all’iscrizione a un doposcuola a pagamento.

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Paolo riuscì successivamente a recuperare la materia superando brillantemente l’esame, ma a costo di un sacrificio significativo: l’abbandono dei corsi di musica, una delle sue passioni più grandi. Secondo la psicologa, il punto centrale non è stato l’insuccesso scolastico in sé, quanto il modo in cui la difficoltà economica del ragazzo sarebbe stata gestita e resa visibile davanti alla classe.

Nei diari emerge un persistente senso di esclusione e svalutazione. Paolo avrebbe vissuto il comportamento dell’insegnante non come una semplice rigidità didattica, ma come una forma di esposizione e mortificazione pubblica.

Un’esperienza che viene descritta come una forma di bullismo istituzionale: non solo da parte dei compagni, ma anche da chi avrebbe avuto il compito di tutelarlo.

La scrittura in terza persona

Paolo Mendico teneva un diario fin dalle scuole elementari. Un elemento che colpisce gli esperti è il fatto che scrivesse di sé in terza persona. Un dettaglio non secondario, secondo la grafologa forense, che potrebbe indicare un tentativo di distanziamento emotivo dal proprio dolore.

Anche la grafia racconta un’evoluzione preoccupante. “Confrontando la grafia si vede un peggioramento repentino già alle scuole elementari”, spiega la dottoressa Aloia. Proprio in quegli anni, i genitori denunciarono un episodio grave: durante un litigio tra alunni, un’insegnante avrebbe incitato la classe urlando “rissa, rissa”, invece di riportare la calma.

Un episodio che, pur risalente nel tempo, contribuisce a delineare un contesto educativo percepito come poco protettivo e incapace di riconoscere le fragilità di Paolo.

L’appuntamento su Xbox e la decisione improvvisa

Tra gli aspetti più sconvolgenti, c’è quello che riguarda le ultime ore di vita del ragazzo. Per il giorno stesso in cui si è tolto la vita, Paolo aveva fissato un appuntamento per giocare online con un amico tramite la console Xbox. 

Eppure, poche ore prima, Paolo si è tolto la vita nella sua cameretta. “È un dettaglio importante”, sottolinea la psicologa Aloia, “che delinea una progettazione nel tempo”. Allo stesso tempo, però, l’esperta esclude una volontà suicidaria consolidata nei giorni precedenti. “Il giorno precedente Paolo non aveva intenzione di uccidersi, assolutamente”, afferma.

Resta dunque il nodo principale da chiarire: cosa è accaduto tra il 10 e l’11 settembre? Un avvenimento improvviso, una comunicazione o una situazione apparentemente marginale, ma vissuta come destabilizzante, potrebbe aver inciso in modo decisivo nelle ore che hanno preceduto la tragedia.

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