Martedì 27 gennaio 2026, nel Giorno della Memoria, Roma ospiterà una manifestazione pubblica dedicata al ricordo degli stermini dimenticati dal racconto istituzionale della Shoah e delle persecuzioni nazifasciste. L’appuntamento è alle ore 18.30 a Piazzale Ostiense, davanti all’opera “Tutti potenziali bersagli”, luogo simbolico scelto per onorare le vittime appartenenti alla comunità LGBTQIA+, alle popolazioni Rom e Sinti e alle persone con disabilità, categorie storicamente colpite dalla violenza nazifascista ma spesso escluse dalla memoria ufficiale.

In questo articolo
- 1 Giorno della Memoria 2026 a Roma: l’iniziativa del 27 gennaio
- 2 Altre iniziative in Italia
- 3 Gli stermini dimenticati
- 4 La richiesta: integrare la legge sul Giorno della Memoria
- 5 Il programma: interventi, letture e momenti artistici
- 6 Mario Colamarino: “La memoria non deve mai essere selettiva”
- 7 Perché partecipare
Giorno della Memoria 2026 a Roma: l’iniziativa del 27 gennaio
L’iniziativa si inserisce nel contesto del Giorno della Memoria, istituito in Italia dalla Legge n. 211 del 20 luglio 2000, con l’obiettivo di ampliare lo sguardo sulla storia delle persecuzioni, chiedendo una memoria più inclusiva e capace di riconoscere tutte le vittime dell’odio e della discriminazione.
Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, insieme alle associazioni LGBTQIA+ del Coordinamento Roma Pride, ha organizzato la manifestazione del 27 gennaio, in collaborazione con l’UCRI – Unione delle Comunità Romanès in Italia, l’ANPI Roma e il Disability Pride Network.
L’iniziativa gode inoltre del patrocinio gratuito dell’Assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Roma, dell’Ufficio LGBTQIA+ di Roma Capitale, del I Municipio e dell’VIII Municipio, a conferma di un sostegno istituzionale che, tuttavia, gli organizzatori chiedono venga tradotto anche in un impegno concreto e duraturo sulla memoria storica.
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Altre iniziative in Italia
In occasione del Giorno della Memoria 2026, anche altre realtà LGBTQIA+ in diverse città italiane hanno promosso iniziative dedicate agli aspetti meno raccontati delle persecuzioni nazifasciste. A Catania, ad esempio, Arcigay Catania ha dedicato un percorso di memoria alla storia degli “arrusi”, i 45 uomini omosessuali catanesi arrestati e confinati tra il 1938 e il 1939 sull’isola di San Domino dal regime fascista. Un’iniziativa che, come quella in programma a Roma, punta a restituire visibilità a vittime a lungo escluse dal racconto pubblico, evidenziando come la memoria delle persecuzioni LGBTQIA+ sia ancora oggi frammentata e incompleta.
Gli stermini dimenticati
Nel discorso pubblico sul nazifascismo, la Shoah resta giustamente centrale, ma non esaurisce il quadro delle persecuzioni. Accanto allo sterminio del popolo ebraico, il regime nazista e i suoi alleati colpirono duramente anche persone omosessuali, Rom e Sinti, persone con disabilità fisiche e psichiche, considerate “indegne di vivere” o “devianti” rispetto all’ideologia della purezza razziale.
Le persone LGBTQIA+ furono perseguitate, arrestate, deportate nei campi di concentramento, marchiate con il triangolo rosa e sottoposte a violenze sistematiche. Rom e Sinti furono vittime di un genocidio spesso rimosso, noto come Porrajmos (letteralmente, “Grande divoramento” o “Distruzione”), che portò allo sterminio di centinaia di migliaia di persone. Le persone con disabilità, considerate geneticamente difettose e un peso per la società, furono uccise attraverso programmi di eutanasia forzata, come l’Aktion T4, che anticipò molte delle pratiche di sterminio di massa.
Nonostante ciò, queste vittime restano in larga parte assenti dalle commemorazioni ufficiali e dai programmi educativi, una lacuna che la manifestazione del 27 gennaio di Roma intende denunciare apertamente.
La richiesta: integrare la legge sul Giorno della Memoria
Uno degli obiettivi politici centrali dell’iniziativa è la richiesta di un’integrazione della Legge n. 211 del 20 luglio 2000, affinché il Giorno della Memoria riconosca esplicitamente tutte le categorie colpite dall’orrore nazifascista.
Secondo gli organizzatori, continuare a commemorare in modo selettivo significa perpetuare una gerarchia delle vittime e contribuire alla marginalizzazione storica di comunità che ancora oggi subiscono discriminazioni, violenze e negazione dei diritti.
La manifestazione vuole quindi essere non solo un momento di ricordo, ma anche un atto politico e culturale, capace di collegare la memoria storica alle battaglie contemporanee contro l’odio e l’esclusione.
Il programma: interventi, letture e momenti artistici
Dopo i saluti istituzionali, la serata prevede una serie di interventi e letture a cura delle associazioni promotrici e partner dell’evento. Accanto ai contributi politici e storici, sono previsti anche momenti artistici e canori, pensati come strumenti di memoria collettiva e partecipata.
Tra questi, l’esibizione del Roma Rainbow Choir, coro del Circolo Mario Mieli, che interpreterà canti della Resistenza, sottolineando il legame tra lotta antifascista, memoria storica e diritti civili.
Mario Colamarino: “La memoria non deve mai essere selettiva”
A spiegare il senso politico dell’iniziativa è Mario Colamarino, portavoce del Roma Pride, che sottolinea l’importanza di questo appuntamento condiviso:
“Siamo molto contenti di questa prima iniziativa condivisa e pubblica del Roma Pride 2026, insieme al Disability Pride Network, all’ANPI Roma e all’UCRI. Stiamo lavorando per far nascere un comitato permanente che si occupi degli stermini dimenticati e porti avanti, durante tutto l’anno, azioni politiche, progetti e iniziative culturali, perché la memoria non sia mai selettiva e la lotta contro ogni forma di odio sia continua”.
Le parole di Colamarino evidenziano la volontà di trasformare il 27 gennaio in un punto di partenza, e non in un evento isolato, costruendo un percorso di lavoro stabile sulla memoria inclusiva.
Perché partecipare
La manifestazione del Giorno della Memoria 2026 a Roma si colloca in un contesto storico e politico in cui i discorsi d’odio, il razzismo, l’abilismo e l’omolesbobitransfobia sono tutt’altro che superati. Ricordare gli stermini dimenticati significa interrogare il presente e riconoscere come molte delle logiche di esclusione del passato trovino ancora oggi nuove forme di legittimazione.
Per questo, l’appuntamento di Piazzale Ostiense si propone come uno spazio pubblico di consapevolezza, in cui la memoria non è solo commemorazione, ma strumento di lettura critica della società contemporanea. La manifestazione è aperta alla cittadinanza e invita a partecipare per costruire una memoria collettiva più giusta, completa e realmente inclusiva.
