Alex Pretti, caccia al colpevole: chi è Evan Kilgore e perché è finito al centro delle accuse dopo la sparatoria a Minneapolis

Dalla morte di Alex Pretti alle accuse online: perché Evan Kilgore è stato indicato sui social come il presunto responsabile dell’uccisione dell’infermiere 37enne.

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Alex Kilgore, l'uomo accusato dell'omicidio di Alex Pretti
Alex Kilgore, l'uomo accusato dell'omicidio di Alex Pretti
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La morte di Alex Pretti, l’infermiere statunitense di 37 anni ucciso da agenti federali della Border Patrol il 24 gennaio scorso a Minneapolis, ha scatenato sui social la caccia al presunto agente responsabile. L’attenzione si sarebbe focalizzata su un uomo di nome Evan Kilgore. I post, rilanciati su più piattaforme, accostavano la fotografia di un uomo sorridente in maglietta nera all’immagine di un agente federale con il volto coperto, suggerendo un’identificazione diretta. La diffusione della notizia ha spinto numerosi utenti a interrogarsi sulla fondatezza delle informazioni circolate.

Chi era Alex Pretti, l'infermiere ucciso dall'ICE
Chi era Alex Pretti, l’infermiere ucciso dall’ICE

L’omicidio di Alex Pretti e il contesto

Secondo le ricostruzioni, Alex Pretti è stato colpito a morte da agenti federali impegnati in un’operazione di controllo dell’immigrazione nel quartiere Whittier di Minneapolis. Le autorità hanno indicato il coinvolgimento di agenti appartenenti all’Immigration and Customs Enforcement (ICE) e alla Border Patrol, entrambe agenzie del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti (DHS).

Testimonianze video mostrano Pretti che riprende gli agenti con un cellulare in mano, nonostante il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) abbia affermato che l’uomo fosse armato.

Un rapporto preliminare citato da fonti internazionali indica che due agenti federali – uno della Border Patrol e uno del Customs and Border Protection (CBP) – avrebbero sparato almeno dieci colpi di arma da fuoco durante la colluttazione con Pretti.

Pochi giorni prima, il 7 gennaio, un agente dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) ha sparato e ucciso Renée Nicole Good, una cittadina statunitense di 37 anni, durante un’operazione federale a Minneapolis. L’agente coinvolto in quel caso è stato identificato come Jonathan Ross, sebbene il suo nome non fosse stato inizialmente reso pubblico dalle autorità federali.

Chi è Evan Kilgore, l’uomo accusato della sparatoria

Evan Kilgore su X
Evan Kilgore su X

Poco dopo l’incidente, numerosi post sui social hanno identificato un uomo di nome Evan Kilgore come l’agente dell’ICE che avrebbe sparato e ucciso Pretti. Queste voci sono state amplificate soprattutto su piattaforme come X, Threads, Facebook e Reddit.

Tuttavia, Snopes – sito di fact checking internazionale – ha smentito la correlazione tra Kilgore e la sparatoria. Kilgore, noto commentatore conservatore e figura pubblica con oltre 180 mila follower su X – dove si definisce un “nazionalista americano”, ha dichiarato a Snopes di non aver mai lavorato per ICE o per la Border Patrol e ha fornito prove, come transazioni e filmati con timestamp, che lo collocano in Indiana e Ohio il giorno dell’incidente, rendendo impossibile la sua presenza a Minneapolis al momento della sparatoria.

In aggiunta, nessuna autorità federale ha confermato ufficialmente il nome dell’agente che ha sparato a Pretti, né esiste evidenza credibile che colleghi Kilgore alle forze dell’ordine federali coinvolte.

Le accuse sui social

Secondo le immagini e i video circolati sui social e rilanciati da account e pagine di attivismo digitale, Evan Kilgore viene indicato come una figura riconducibile a un ecosistema di retorica estremista e radicalizzata. È su questa base che alcuni utenti hanno iniziato ad associarne il nome alla morte di Alex Pretti, nonostante l’assenza di conferme ufficiali.

I contenuti condivisi includono vecchi post attribuiti a Kilgore, pubblicati sul suo profilo X (ex Twitter), in cui compaiono frasi apertamente sessiste, omofobe, razziste e transfobiche, come inviti a “rimettere le donne in cucina”, a “rimandare le persone gay nell’armadio” o a espellere migranti e persone transgender. In alcune immagini vengono inoltre evidenziati post in cui si parla di esecuzioni, violenza politica e nemici da “eradicare”, inseriti in un contesto di esaltazione dell’estrema destra statunitense e del movimento MAGA.

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Altre immagini collegano Kilgore a narrazioni complottiste e radicalizzate, con attacchi alla sinistra politica, accuse generalizzate di violenza e riferimenti a eventi internazionali (attentati, aggressioni a leader politici) letti in chiave ideologica. In questo quadro, alcune pagine hanno suggerito che tali prese di posizione dimostrerebbero una vicinanza culturale e politica a un clima di odio e legittimazione della violenza nell’area trumpiana, arrivando a sostenere che “ora si sa chi c’è dietro le maschere dell’odio”, con riferimento all’assassinio di Pretti.

 

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Perché il nome di Kilgore ha preso piede

Evan Kilgore

Il caso Kilgore riflette una dinamica tipica dell’informazione online: immagini o identità di persone note possono essere associate impropriamente a eventi di grande risonanza mediatica. In questo caso, l’utilizzo della foto profilo di Kilgore nei post diffamatori ha contribuito all’equivoco, nonostante analisi e confronti delle immagini suggeriscano una differenza nei tratti facciali tra il commentatore e l’agente ritratto nei video virali.

Kilgore ha annunciato su X di voler intraprendere azioni legali per diffamazione contro chi ha diffuso le accuse “sconsiderate e diffamatorie”, che a suo dire hanno generato “centinaia di minacce di morte e migliaia di commenti che [lo] definiscono un assassino”.

L’identità degli agenti ancora non resa pubblica

Nonostante le voci circolate nelle ultime ore, le autorità federali non hanno diffuso i nomi degli agenti coinvolti nella sparatoria. Secondo le uniche informazioni ufficiali disponibili, uno degli agenti presenti aveva circa otto anni di esperienza nella Border Patrol, un dettaglio non compatibile con i tempi e la carriera pubblica di Kilgore.

La vicenda resta oggetto di un’indagine formale, con la CBP che sta rivedendo filmati delle body-cam e testimonianze oculari mentre cresce la richiesta di trasparenza e responsabilità da parte della società civile.

Snopes, inoltre, ha contattato il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS) e l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) per verificare se una persona di nome Evan Kilgore fosse mai stata impiegata dalle agenzie federali, ma al momento della pubblicazione della smentita non risultano risposte né conferme ufficiali da parte delle autorità.

Al momento non esiste, dunque, alcuna prova verificata che colleghi l’uomo di nome Evan Kilgore all’uccisione di Alex Pretti. La narrativa che lo identifica come l’agente responsabile è stata sconfessata dalle verifiche delle principali fonti di fact checking e dalle dichiarazioni rilasciate dallo stesso Kilgore.

© Riproduzione riservata.

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