Gallarate, “fr*ci a morte”: scritte omofobe, svastiche e inni a Hitler e Mussolini nei bagni di una scuola. La denuncia di un docente

Svastiche e scritte omofobe nei bagni di una scuola di Gallarate. La denuncia di un docente "democratico e antifascista", l’intervento di Arcigay Varese e le richieste di prevenzione e tutela.

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Svastiche, scritte omofobe e inni a Hitler e Mussolini nei bagni di una scuola a Gallarate
Svastiche, scritte omofobe e inni a Hitler e Mussolini nei bagni di una scuola a Gallarate
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Svastiche, frasi inneggianti a Adolf Hitler e Benito Mussolini e messaggi di odio contro ebrei, comunisti e persone omosessuali sono state rinvenute nei bagni dell’Istituto superiore “Giovanni Falcone” di Gallarate, in provincia di Varese. La vicenda è emersa nei giorni scorsi grazie alla denuncia di un docente rimasto anonimo, che ha deciso di portare alla luce quanto visto all’interno dell’istituto. Le scritte, comparse nei bagni riservati agli studenti, sono state fotografate e segnalate ai quotidiani locali, dando avvio a una serie di reazioni istituzionali e associative, a partire da Arcigay Varese.

Bagni scuola

Gallarate, scritte omofobe e messaggi d’odio denunciati da un docente

A notare per primo i graffiti è stato un insegnante del Varesotto, presente a Varese per un incontro nazionale a distanza ospitato proprio nella scuola. In quell’occasione, scrive La Repubblica, con gli studenti assenti, i bagni destinati abitualmente ai ragazzi sono stati utilizzati dai docenti.

Il professore ha inviato le immagini ai giornali firmandosi come “docente democratico antifascista” e sollevando interrogativi che chiamano in causa tutta la comunità scolastica: “Come è possibile, a soli quattro giorni passati dal Giorno della Memoria, in cui abbiamo ricordato i sei milioni di ebrei uccisi dal regime nazista? Possibile che nessuno abbia notato le scritte? Studenti o personale addetto alle pulizie?”.

Nella lettera il docente parla di “molta preoccupazione” e sottolinea come lui e i colleghi siano rimasti “tutti impressionati da questo rigurgito nazifascista, che non può e non deve essere sottovalutato dalla dirigente del Falcone”.

Arcigay Varese: “La minimizzazione è parte del problema”

A intervenire con parole particolarmente nette è stato Giovanni Boschini, presidente di Arcigay Varese. In una nota diffusa nelle ore successive alla notizia, Boschini ha messo al centro l’impatto concreto che messaggi di questo tipo possono avere sulle persone più giovani.

“Qui non stiamo parlando di evocazioni astratte o di simboli lontani nel tempo. Stiamo parlando del presente e di persone reali”, afferma. “Un ragazzo gay, magari molto giovane, che sta ancora cercando di capirsi, di riconoscersi, entra in un bagno della sua scuola e legge frasi come queste. Davvero pensiamo che si faccia una risata?”.

Secondo Boschini, frasi come “fr*ci a morte” o “fr*ci stiamo tornando, tremate”, accompagnate dalla svastica, possono generare paura, vergogna e isolamento. “Può iniziare a chiudersi, a tacere, ad allontanarsi”, prosegue. Particolarmente grave, per Arcigay Varese, è il fatto che quelle scritte fossero lì da tempo, visibili, senza che nessuno intervenisse: “Il silenzio e la minimizzazione sono parte del problema. Dire che ‘ci sono sempre state’ o che si tratta di una bravata significa normalizzare l’odio”.

La posizione del sindaco e della dirigenza scolastica

Sull’episodio è intervenuto anche il sindaco di Gallarate, Andrea Cassani, che ha invitato a non minimizzare l’accaduto. “Sarebbe sbagliato minimizzare, motivo per cui credo sia opportuno che la scuola faccia tutte le verifiche interne necessarie a individuare il responsabile”, ha dichiarato. Dalle immagini, secondo il primo cittadino, sembrerebbe che le scritte siano state tracciate “dalla stessa mano”, riconducibili dunque a una sola persona. “Detto questo – ha aggiunto – mi pare che si tratti di una persona con poche idee e anche molto confuse”.

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Dal canto suo, la dirigente scolastica Katia Fiocchetta ha assicurato che l’istituto ha già sporto denuncia ai carabinieri e che gli addetti provvederanno alla rimozione immediata delle scritte. Un intervento necessario, ma che secondo le associazioni non può essere considerato sufficiente se non accompagnato da un lavoro più profondo di prevenzione e formazione.

Prevenzione, formazione e tutela: la richiesta di Arcigay

Per Arcigay Varese, quanto accaduto a Gallarate non è un episodio isolato, ma il sintomo di un problema strutturale. “Se non si fa nulla per prevenire, contrastare e rimuovere questi segnali, non ci si può poi stupire o rammaricare quando emergono storie di ritiro sociale, sofferenza profonda o abbandono scolastico”, sottolinea Boschini. “Le persone che oggi chiamiamo vittime sono spesso sopravvissute a un sistema che non ha saputo proteggerle”.

Per questo l’associazione ha annunciato l’intenzione di scrivere al Ministero dell’Istruzione e del Merito, all’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia e all’Ufficio scolastico territoriale di Varese, chiedendo interventi “urgenti e strutturati”. Tra le richieste figurano prese di posizione pubbliche chiare, la rimozione tempestiva dei messaggi d’odio, percorsi di prevenzione del bullismo e della discriminazione, formazione del personale scolastico e una tutela concreta delle persone coinvolte.

Supporto alle vittime di discriminazione

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Arcigay Varese ricorda infine che studenti, studentesse, docenti e personale scolastico che si sentano colpiti da discriminazione, intimidazione o bullismo omolesbobitransfobico possono rivolgersi al Centro Arcobaleno antidiscriminazione. Il servizio è contattabile via WhatsApp al numero 0332.1828050 e offre assistenza psicologica e legale gratuita.

Quanto accaduto nei bagni di una scuola di Gallarate riporta al centro una questione che riguarda l’intero sistema educativo: la necessità di riconoscere e contrastare l’odio prima che si traduca in violenza e in esclusione. La semplice rimozione dei messaggi d’odio, pur necessaria, non basta se non è accompagnata da un lavoro educativo strutturato e continuo. Accanto alla denuncia e all’individuazione delle responsabilità, diventa centrale investire sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole come strumento di prevenzione, consapevolezza e tutela, capace di contrastare la normalizzazione dell’odio e decostruire stereotipi. Senza un investimento educativo continuo, che sappia parlare di identità, orientamento, storia e diritti, episodi come questo rischiano di ripetersi, lasciando ancora una volta sole le persone più esposte.

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