In un Continente, l’Africa, dove l’omosessualità è ancora oggi illegale in più della metà degli Stati, ecco arrivare una sentenza che fa rumore. In Kenya, dove le sezioni 162 e 165 del Codice Penale criminalizzano il “comportamento omosessuale” con pene che arrivano fino ai 14 anni di carcere, due uomini sono stati condannati a 15 anni di carcere dopo aver aggredito e rapinato due omosessuali a Nairobi.

Kenya, storica sentenza contro la violenza omofoba

Il caso riguarda un’aggressione avvenuta nell’aprile del 2023 che coinvolse due 20enni identificati dal The Guardian come Eric Anyango e Joe Ochieng (i nomi non sono quelli reali). Secondo il rapporto, Ochieng aveva messaggiato con un uomo su Facebook e aveva organizzato un incontro a casa sua. Poco dopo l’arrivo di Eric e Joe altri tre uomini sono entrati nell’abitazione. Per oltre quattro ore le due vittime sono state aggredite, schiaffeggiate, prese a calci e picchiate, mentre venivano loro sottratti i cellulari, i portafogli e i vestiti. Sono stati anche costretti a contattare amici e parenti e a chiedere loro di trasferire denaro su conti online. Se si fossero rifiutati di farlo sarebbero stati smascherati davanti alle loro famiglie, che non sapevano della loro omosessualità, e uccisi.

Ho cercato di resistere, volevo reagire“, ha raccontato Anyango al The Guardian. “A quel punto uno di loro ha preso un coltello, me l’ha puntato contro e ha detto: ‘Se non collabori subito, ti accoltello e ti butto fuori dalla finestra“. Dopo aver contattato diverse persone, tra amici e parenti, le due vittime hanno trasferito oltre 600 euro agli aggressori, con successivo rilascio. Secondo il giornale inglese Anyango ha poi contattato un amico che lo ha indirizzato verso Ishtar, un’organizzazione con sede a Nairobi che si batte per i diritti degli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini.

A quel punto un assistente legale dell’organizzazione ha accompagnato i due in una stazione di polizia per denunciare l’accaduto. Due sospetti, che facevano parte di una banda criminale più ampia che coinvolgeva poliziotti e che terrorizzava regolarmente gli uomini queer, sono stati successivamente arrestati. Secondo Njeri Gateru, direttrice esecutiva della Commissione nazionale per i diritti umani di gay e lesbiche, esistono diversi cartelli organizzati di questo tipo che operano in tutto il Kenya. “Avevamo moltissimi fascicoli contro di loro“. “Abbiamo avuto casi in cui questi due uomini sono stati arrestati per altri reati e poi rilasciati. Questo potrà ora servire da deterrente per gli altri membri della banda che hanno visto che la legge li ha finalmente raggiunti”. Molti casi di ricatto ed estorsione non vengono denunciati, ha aggiunto Gateru. “C’è sempre la paura di autoincriminarsi. Se dico di aver incontrato un uomo su Grindr e di aver sperato di instaurare una relazione sentimentale o intima con lui, ovviamente divento una prova contro me stesso. Quindi i ricattatori fanno leva su questo. Fanno leva anche sull’omofobia diffusa e sugli atteggiamenti omofobi presenti nelle istituzioni pubbliche e anche nella popolazione in generale. E questo crea una situazione che permette loro di operare con una certa impunità.”

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Anyango e Ochieng sono felici che giustizia sia stata fatta, ma sono rimasti segnati dalla terribile esperienza. “Sono stato danneggiato emotivamente e fisicamente”, ha confessato Ochieng. “Ho perso tutto ciò che stavo costruendo per un futuro migliore a causa di un appuntamento casuale”.

“Se siete stati ricattati, non abbiate paura“, ha aggiunto Anyango. “Esiste la giustizia, andate in commissariato. Nessuno ha il diritto di abusare di voi o di farvi del male”.

Le associazioni per i diritti umani affermano che in Kenya i crimini contro le persone LGBTQ+ sono sottostimati. Ishtar ha registrato 226 casi di ricatti ed estorsione ai danni di uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini solo nel 2025 e 61 casi nei primi due mesi del 2026. Una prassi consolidata a cui ora un tribunale potrebbe aver messo un freno, con una sentenza che di fatto punisce la violenza omofoba in un Paese dove l’omofobia è legalizzata.  Un disegno di legge del 2023 sulla protezione della famiglia, che mira ad aumentare le già severe pene per le relazioni omosessuali, a imporre nuove restrizioni all’istruzione inclusiva LGBTQ+ e a limitare la libertà di espressione, è stato presentato dal parlamentare keniota Peter Kaluma. “Non sappiamo a che punto sia l’iter legislativo del disegno di legge, quindi c’è ostilità e timore al riguardo“, ha affermato Kelly Kigera, responsabile dei programmi di Ishtar. “Il clima politico sta cambiando e nel Paese è in atto un movimento contro i diritti. Le chiese hanno istruito i fedeli su come discriminare le persone queer, il che ha portato a un aumento della violenza“.

Njeri Gateru, direttrice esecutiva della Commissione nazionale per i diritti umani di gay e lesbiche, ha infine   sottolineato come nonostante il contesto legale keniota sia ancora possibile ottenere giustizia. “Molti ostacoli si frappongono alla comunità queer, tra cui le leggi penali e i diffusi atteggiamenti omofobi, ma alcuni di noi ancora credono di poter ottenere giustizia, e questo caso ci incoraggia”.

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