Uganda, due donne lesbiche arrestate per un bacio, denunciate dai vicini, rischiano l’ergastolo: senza avvocato dal 18 febbraio

Ad Arua i vicini le hanno fotografate e hanno chiamato la polizia. Il caso è stato trasmesso al procuratore di stato: rischiano l'ergastolo in base all'Anti-Homosexuality Act del 2023.

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Il 18 febbraio ad Arua, nel nord-ovest dell’Uganda, due giovani donne di 21 e 22 anni sono state arrestate dopo che alcuni vicini le hanno fotografate mentre si baciavano e hanno allertato la polizia, riferisce la BBC. La portavoce delle forze dell’ordine locali Josephine Angucia ha dichiarato all’AFP che i vicini avevano anche segnalato la frequente presenza di altre donne nella loro abitazione di una stanza, sospettando si trattasse di incontri sessuali. Le due sono in detenzione dal giorno dell’arresto, senza accesso a rappresentanza legale, mentre il caso è stato trasmesso al procuratore di stato per una possibile udienza in tribunale. L’attivista per i diritti umani Frank Mugisha ha commentato su X che la vicenda “sottolinea la cupa realtà che stiamo affrontando sul campo“, denunciando come la legge abbia alimentato “un pericoloso ciclo di ricatto ed estorsione“, con le vittime troppo spaventate per chiedere aiuto per paura di essere a loro volta perseguite. La notizia è solo l’ultimo capitolo di una storia di repressione sistematica che dura da anni (qui tutte le news sull’Uganda di Gay.it).

Una legge tra le più brutali al mondo

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Dal maggio 2023, l’Uganda è governata dall’Anti-Homosexuality Act, firmato dal presidente Yoweri Museveni nonostante le pressioni di governi occidentali e organizzazioni per i diritti umani. La legge è considerata tra le più severe del pianeta: prevede l’ergastolo per i rapporti omosessuali consensuali tra adulti e la pena di morte nei casi di “omosessualità aggravata“, categoria che include la recidiva, la trasmissione di malattie terminali o i rapporti con minori, anziani e persone con disabilità.

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Chiunque “promuova l’omosessualità” rischia fino a vent’anni di carcere, clausola che di fatto criminalizza anche avvocati, attivisti e operatori sanitari.

Ad aprile 2024, la Corte Costituzionale ugandese ha respinto un ricorso contro la legge, confermandone le disposizioni più draconiane. L’unica concessione: l’eliminazione delle norme che vietavano l’accesso alle cure sanitarie per le persone LGBT e l’obbligo di denuncia generalizzato.

Due anni di persecuzioni documentate

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Human Rights Watch, in un rapporto pubblicato nel maggio 2025, ha documentato come la legge abbia amplificato a livelli senza precedenti la già esistente discriminazione e violenza contro le persone LGBT nel Paese. Le autorità hanno proceduto ad arresti arbitrari, usato trappole sui social media e app di dating, ed estorto denaro alle persone LGBT in cambio della libertà.

Dopo l’approvazione della prima versione della legge, erano stati registrati aumenti tra il 750% e il 1900% degli attacchi contro uomini gay rispetto ai due anni precedenti. Affari Internazionali Oggi, secondo gli esperti, la situazione è ancora più grave: molte persone sono fuggite dal Paese, alcune migliaia si trovano in Kenya come rifugiati, sebbene anche lì le condizioni siano difficili.

Un’ulteriore preoccupazione riguarda la salute pubblica: la legge potrebbe scoraggiare sia i membri della comunità LGBT che i non appartenenti ad essa dall’accedere ai servizi di prevenzione e testing per l’HIV, in un Paese dove già 1,4 milioni di persone sono affette dal virus.

Il primo processo per “omosessualità aggravata” si conclude in modo grottesco

All’inizio di febbraio 2026, un tribunale ugandese ha archiviato il caso contro il primo uomo incriminato nel Paese per omosessualità aggravata, reato che avrebbe potuto costargli la vita, dopo aver stabilito che l’imputato non fosse in grado di intendere e di volere a causa della prolungata detenzione preventiva. Un epilogo che, lungi dall’essere una vittoria, rivela la brutalità di un sistema che incarcera le persone per mesi prima ancora che si celebri un processo.

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