Africa e diritti LGBTIAQ+: chi ha depenalizzato l’omosessualità

Se da un lato sale l'onda anti-LGBTIAQ+ di alcuni stati fomentati da Russia e Cina, dall'altro alcuni paesi fanno passi in avanti.

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Africa Diritti LGBTIAQ+ depenalizzazione omosessualita
A sinistra foto da Equal Namibia @equalnamibia . A destra una fase di preparazione dell'Eswatini Pride (fonte @emninorities)
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In verità negli ultimi quindici anni l’Africa ha conosciuto una lenta, ma significativa trasformazione sul fronte dei diritti delle persone LGBT+. In un continente dove oltre la metà dei Paesi mantiene ancora leggi che criminalizzano le relazioni omosessuali, esistono nazioni che hanno scelto la strada opposta: depenalizzare. È una mappa discontinua, frutto di decisioni parlamentari, sentenze storiche e nuovi codici penali.Se negli anni Novanta solo 2 Stati africani avevano eliminato il reato, oggi il numero è salito a 12. Una crescita modesta se comparata al resto del mondo, ma fondamentale per chi vive in contesti segnati da persecuzioni sociali e istituzionali. La svolta spesso è arrivata grazie all’intervento della magistratura costituzionale, come nel caso del Sudafrica nel 1998 o del Botswana nel 2019. Altre volte, invece, è stato il Parlamento ad agire, come in Angola nel 2021 o in Gabon nel 2020.

I Paesi che hanno depenalizzato

Ecco la fotografia aggiornata dei Paesi africani che hanno cancellato dal codice penale la criminalizzazione degli atti tra adulti dello stesso sesso:

Paese Anno di depenalizzazione
Guinea-Bissau 1993
Sudafrica 1998
Capo Verde 2004
Lesotho 2012
São Tomé e Príncipe 2012
Mozambico 2015
Seychelles 2016
Botswana 2019
Gabon 2020
Angola 2021
Mauritius 2023
Namibia 2024

Ogni caso racconta una storia diversa. In Mozambico, ad esempio, il nuovo codice penale del 2015 ha semplicemente eliminato la vecchia formula coloniale che parlava di “atti contro natura”. In Seychelles, la depenalizzazione è passata dal Parlamento nel 2016, mentre a Mauritius la Corte Suprema nel 2023 ha definito incostituzionale la legge coloniale sulla sodomia. In Namibia, infine, il cambiamento è recentissimo: nel 2024 la High Court ha annullato i reati consuetudinari, dopo che nel 2023 la Corte Suprema aveva già imposto allo Stato il riconoscimento dei matrimoni omosessuali contratti all’estero.

Il continente, tuttavia, resta spaccato. Il Sudafrica, che nel 2028 ospiterà il World Pride, rimane l’unico Paese dove le coppie dello stesso sesso possono sposarsi legalmente, grazie alla Civil Union Act del 2006. Al contrario, altri Stati hanno imboccato la strada opposta, come i già citati Burkina Faso e Uganda, ma desta preoccupazione anche il Ghana che ha appena approvato una legge simil-russa che vieta contenuti LGBTIAQ+ sui media: nel paese il dibattito sull’urgenza di approvare una legge che criminalizzi l’omosessualità è acceso.

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Di contro come non citare la Namibia che nel 2023 ha riconosciuto i matrimoni omosessuali contratti all’estero, poi nel 2024 ha depenalizzato l’omosessualità e pochi mesi fa ha visto candidati apertamente LGBTIAQ+ partecipare alle elezioni.

Quella africana è dunque una geografia dei diritti in movimento: tra aperture giudiziarie e ritorni repressivi, tra capitali che depenalizzano e governi che inaspriscono le leggi sotto le spinte delle destre oltranziste occidentali e quelle delle autarchie imperialiste come Russia e Cina. In questo scenario, troppo spesso fossilizzato nella polarizzazione post-coloniale tra filo-occidentali e anti-occidentali, ogni depenalizzazione rappresenta un passo concreto per spezzare il circolo di paura e stigmatizzazione, aprendo spiragli di dignità e riconoscimento.

© Riproduzione riservata.

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