Referendum Giustizia, come vota la comunità LGBTQIA+? La guida

Si vota domenica 22 marzo dalle ore 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle ore 7 alle 15. Con alcune prese di posizioni pubbliche da parte di esponenti della comunità LGBTQIA+.

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Il 22 e 23 marzo 2026 i cittadini italiani sono chiamati alle urne per il referendum popolare confermativo della legge costituzionale, recante «Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare», approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 253 il 30 ottobre 2025. Ci si potrà recare alle urne domenica 22 marzo dalle ore 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle ore 7 alle 15. Si tratta di un referendum costituzionale, volto a confermare o respingere una legge di revisione della Costituzione o un’altra legge costituzionale già approvata dal Parlamento. A differenza del referendum abrogativo, questo referendum non conosce quorum di partecipazione: l’esito del referendum determinerà l’entrata in vigore della legge costituzionale in caso di prevalenza dei voti favorevoli, nonché la mancata promulgazione della legge in caso di prevalenza dei voti contrari. Ecco perché andare votare è necessario. Sulla scheda troveremo questo quesito.

“Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?

Due le opzioni al referendum. Sì o No. La posizione di Gay.it

 

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Noi di Gay.it ci siamo già espressi, in tal senso, annunciando il nostro NO, perché come ricordato dal nostro direttore editoriale Giuliano Federicola democrazia regge su tre pilastri: il Parlamento, eletto dai cittadini, fa le leggi; il Governo le esegue; la magistratura controlla che tutti le rispettino, governo incluso. Toccare questo equilibrio con questa destra, e nel mezzo di una tempesta geopolitica senza precedenti dal 1945 ad oggi, non è una riforma: è un azzardo molto pericoloso“. A nostro avviso votare NO significa proteggere la democrazia liberale in Italia dalla tempesta perfetta architettata dall’internazionale di destra che il nostro giornale denuncia dal 2016. C’è poi un’analisi semplice, concreta e radicata nella storia recente della nostra comunità, che va riportata alla memoria prima di entrare in cabina elettorale.

Negli ultimi dieci anni, in mancanza delle leggi di piena cittadinanza e di tutela per le persone LGBTIAQ+ (che avrebbe dovuto fare il Parlamento, sinistra inclusa), qual è l’organo italiano che più ha difeso i diritti delle persone lesbiche, gay, trans, bisessuali, intersessuali, aroace e queer+ di questo Paese? Dei tre poteri poteri, giudiziario, legislativo ed esecutivo, qual è il potere che ha emesso sentenze a protezione delle nostre vite? Dei nostri figli? Delle nostre identità? È il potere giudiziario. “I giudici che fanno il lavoro dei politici. Per fortuna, diciamo noi persone LGBTIAQ+. No, non possiamo permetterci che questa marmaglia sciagurata dalle evidenti pulsioni neofasciste, e lo diciamo con la convinzione che trasuda dalla carne delle nostre vite vessate, azzoppi la magistratura italiana“.

Ma quali altre realtà LGBTQIA+ nostrane si sono esposte, alla vigilia del referendum, esprimendo la propria posizione?

Referendum giustizia, la posizione del Partito Gay

Cosa dice Marrazzo (Partito Gay) sul referendum sulla giustizia
Cosa dice Marrazzo (Partito Gay) sul referendum sulla giustizia

Fabrizio Marrazzo, leader del Partito Gay per i diritti LGBT+, ha annunciato il suo NO dalle frequenze del talk KlausCondicio, condotto da Klaus Davi su YouTube. Nel corso dell’intervista Marrazzo ha espresso timori su un eventuale indebolimento dell’indipendenza della magistratura e sulle conseguenze che questo scenario potrebbe avere anche per i diritti delle coppie omosessuali. Secondo Marrazzo, il rischio principale sarebbe quello di una fase legislativa poco definita, nella quale alcune conquiste giuridiche potrebbero diventare oggetto di trattativa politica. “Noi sicuramente siamo per il NO perché questa riforma, seppur può avere qualche elemento di carattere innovativo e interessante, così come è stata strutturata non porterebbe una reale riforma della giustizia, nessun miglioramento per quel che riguarda i cittadini”. “Se dovesse vincere il Sì e ci dovesse essere poi una subordinazione della magistratura, chi ci dice che poi nei temi principali che potrà indicare il governo ci sarà quello proprio di non provare e non riconoscere i diritti per le coppie omosessuali?”. Così come è configurata la riforma, secondo Marrazzo il Sì potrebbe portare “a un’incertezza sui diritti per tutti, non solo per la nostra comunità”.

Referendum giustizia, la posizione del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli

Referendum Giustizia, come vota la comunità LGBTQIA+? La guida - Il Circolo Mario Mieli e Muccassassina invitano a votare NO al Referendum Costituzionale sulla Giustizia - Gay.it

Anche il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e Muccassassina hanno invitato a votare NO al referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo 2026. “Per la comunità LGBTQIA+ la Costituzione non è un testo astratto né un richiamo retorico: è stata ed è il principale punto di riferimento politico e giuridico delle nostre battaglie”, hanno ricordato dal Mieli, sottolineando come “i principi costituzionali – l’uguaglianza formale e sostanziale, la tutela dei diritti inviolabili, il divieto di discriminazione – hanno rappresentato in questi anni il fondamento su cui si sono costruiti avanzamenti concreti verso l’uguaglianza”. “In un Paese in cui una parte consistente della politica, soprattutto di destra, ha spesso osteggiato le istanze LGBTQIA+, la Costituzione ha rappresentato un argine democratico e uno strumento di tutela essenziale. Intervenire sugli equilibri costituzionali in modo divisivo su un tema delicato come la giustizia significa, a nostro avviso, indebolire quell’architettura di garanzie che ha reso possibili i nostri avanzamenti. Significa esporre la democrazia al rischio di una progressiva erosione dei contrappesi, concentrando più potere nelle mani di chi governa e riducendo gli spazi di controllo e autonomia”.

Referendum giustizia, la posizione del Cassero di Bologna

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Tesi sostenuta anche dal Cassero di Bologna, che ha annunciato la propria posizione per il NO al referendum “perché è una riforma scritta male, frettolosamente, che mette a rischio uno degli elementi cardini delle democrazie: la divisione dei poteri. Perché gran parte dei contenuti sostanziali della riforma vengono rinviati ai decreti attuativi, di cui sappiamo poco o nulla. Perché per la prima volta nella storia della Repubblica una riforma costituzionale è passata al vaglio del Parlamento senza emendamenti e senza il coinvolgimento delle opposizioni. Voteremo NO perché l’ubbidienza cieca al potere non ci appartiene: da sempre preferiamo il dissenso, dentro e fuori dalle urne, per prenderci tutto ciò che ci spetta, giustizia inclusa“.

Referendum giustizia, la posizione di Franco Grillini

franco grillini attivista

Franco Grillini, presidente onorario Arcigay intervenuto all’incontro organizzato a Roma da Magistratura democratica, ha sottolineato come “ognuno abbia diritto alla propria identità. Noi ci battiamo da sempre a questo diritto e ci rivolgiamo anche agli amici della magistratura affinché questo diritto sia garantito dal diritto. Stiamo assistendo una guerra alle persone transgender e alle minoranze, in tutto il mondo. Questa destra italiana che ci governa, molte simile ad altri destre che governano in giro per il mondo, è ai primi passi di un’eventuale ungherizzazione. Se passa il sì poi c’è il premierato, poi la legge elettorale con il super premio truffa. Poi c’è Orban. Dire no a questo referendum significa dire no a tutte le guerre”. “Comprese le guerre ai giudici e alla magistratura“.

Referendum giustizia, la posizione di Alessia Crocini per Famiglie Arcobaleno

 

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Anche Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno, è intervenuta al congresso di Magistratura Democratica, facendo un excursus di tutte le sentenze che hanno riconosciuto diritti ai figli e figlie delle famiglie arcobaleno. “Mentre il Parlamento rimaneva immobile e le poche volte in cui la politica si accorgeva delle nostre famiglie era per approvare leggi ed emanare provvedimenti contro di noi“, ha ricordato Crocini, con la sola giurisprudenza ad intervenire per garantirci diritti. “Come famiglie arcobaleno non chiediamo alla magistratura di fare politica, chiediamo solo che continui a fare ciò che la costituzione le affida, garantire diritti quando vengono messi in discussione o sono negati sulla base dell’ideologia o del calcolo politico e di continuare a farlo in piena libertà, indipendenza e autonomia“.

Referendum giustizia, la posizione di Roberta Parigiani

 

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Roberta Parigiani, presidente del Movimento Identità Trans, ha annunciato il suo NO al referendum per ragioni di merito della riforma. “Ricordiamoci che i Governi cambiano ma le riforme costituzionali restano: quindi proviamo a ragionare su questo referendum in una prospettiva giuridica e non animatə da un mero polarismo politico. Per me, ragionando sulla riforma, si giunge serenamente a dire di NO. Ma lo si deve fare sapendo cosa viene proposto e come andrà ad incidere. Non solo per polarismo politico“. Via social Parigiani ha spiegato i punti salienti della riforma e le sue incongruenze.

Referendum giustizia, le posizioni singole dei circoli Arcigay

Arcigay non si è ufficialmente espressa in modo univoco, invitando tutti e tutte a votare e lasciando ai singoli circoli del territorio la libertà di esprimere le proprie intenzioni di voto.

In tal senso “Le Bigotte”, comitato territoriale di Arcigay Foggia, ha invitato tuttə a votare NO, perché “questa riforma rischia di indebolire autonomia e indipendenza dei giudici”. “E quando i giudici sono meno indipendenti, i primi a pagare sono i gruppi marginalizzati“.

Anche il Cassero di Bologna, come detto, si è esposto per il no al referendum. Il Cassero è un comitato territoriale Arcigay.

Arcigay Livorno, Arcigay Verona e Arcigay Ragusa hanno invitato tuttə a votare NO.

Arcigay Rete Trans* Nazionale ha invitato tutti e tutte a votare, grazie anche alla storica novità dei registri elettorali che saranno organizzati esclusivamente su base alfabetica, e non di genere. “Per anni alle persone trans e non binarie è stato reso più difficile esercitare un diritto fondamentale, quello di votare. Con la campagna “Io Sono, Io Voto”, migliaia di persone in tutta Italia si sono mobilitate dal basso e hanno fatto mettere a verbale la propria contrarietà ai registri divisi per genere. I diritti si conquistano ma vanno esercitati e difesi, mobilitandoci e partecipando, possiamo cambiare le cose!”.

A partire da questa consultazione elettorale, nella documentazione propedeutica all’espressione del voto presente in ogni sezione elettorale, le elettrici e gli elettori non sono più suddivisi per genere maschile e femminile, ma in due elenchi separati e ordinati per cognome in ordine alfabetico (A-L e M-Z). La modifica è stata apportata dalla legge n. 72 del 2025 e dalle relative Circolari ministeriali applicative.

Referendum giustizia, la posizione dei Gay Conservatori Liberali

Referendum Giustizia, come vota la comunità LGBTQIA+? La guida - Gay Conservatori Liberali - Gay.it

Ci sono infine i neonati Gay Conservatori Liberali guidati da Morris Battistini, che hanno espresso il loro pieno SÌ al referendum. Francesca Pascale, volto dei Gay Conservatori Liberali, ha sostenuto la tesi che se dovesse vincere il no avrebbe “paura di essere perseguitata dalla giustizia”. “Mi dispiace essere sotto minaccia da un magistrato come Gratteri, che ho sempre stimato, dall’alto dell’insegnamento che ci ha sempre dato. Un magistrato che minaccia le persone che non la pensano come lui mi fa paura, e lo dico come donna, come cittadina, come donna di centrodestra, e che si si espone per il sì. Temo, se dovesse vincere il no, di essere perseguitata attraverso la giustizia. Pensavo fosse una fantasia, ma dopo le ultime dichiarazioni, temo non sia così”.

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