Calcio, la Francia abbandona i colori LGBTIQ+ in Ligue 1: il calcio francese si arrende all’omofobia

La Ligue de Football Professionnel elimina i colori arcobaleno dalle maglie nella giornata contro l'omofobitransfobia. Dopo i rifiuti da parte di alcuni calciatori, la Ligue unifica la lotta contro tutte le discriminazioni in un'unica campagna. Le associazioni: "Si vuole rendere invisibile l'omobitransfobia nel calcio"

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In Francia la Ligue de Football Professionnel (LFP), il corrispettivo della nostra Lega Serie A, ha deciso di eliminare i colori arcobaleno dalle maglie dei giocatori nella giornata annuale contro l’omofobia. Una resa silenziosa, spacciata per “riforma”. La decisione è stata presa presumibilmente lo scorso 10 marzo 2026 durante un incontro con le associazioni partner della Lega, che ha comunicato di voler lavorare a un nuovo dispositivo capace di unificare la lotta contro il razzismo, l’antisemitismo e l’omofobia in un’unica campagna. L’11 marzo L’Equipe ne ha dato per primo notizia.

Una mossa che suona come razionalizzazione di una sconfitta: il 13 maggio 2021, in vista della giornata organizzata attorno al 17 maggio, Giornata internazionale contro la LGBTfobia, la Lega francese aveva fatto comparire i colori del rainbow flag sulle divise dei giocatori di Ligue 1 e Ligue 2. Era un gesto simbolico e i simboli contano. Per alcuni giocatori però quell’arcobaleno era troppo oneroso da indossare.

Nel 2022, Idrissa Gueye e Abdou Diallo, allora al Paris Saint-Germain, si erano assentati dalla partita organizzata in quella giornata. A partire dal 2023, l’attaccante del FC Nantes Mostafa Mohamed aveva rifiutato per più stagioni consecutive di scendere in campo con la maglia arcobaleno. Nel 2025 tre avevano scelto di coprire il simbolo con del nastro adesivo ed erano stati sanzionato dalla Ligue: Mohamed Camara all’AS Monaco, Ahmed Hassan al Le Havre e Nemanja Matić all’Olympique Lyonnais. Sempre nel 2025 la FFF (Federcalcio francese) aveva organizzato un torneo ad hoc

Ed eccoci nel 2026, a pochi mesi dai Mondiali USA-Canada-Messico organizzati dalla Fifa apertamente schierata con l’amministrazione Trump. Per evitare l’ennesima polemica, in Francia la LFP ha ceduto. Yoann Lemaire, presidente dell’associazione Foot Ensemble, quella che aveva dato vita all’iniziativa, ha motivato la scelta con queste parole: “Non si può non ascoltare i giocatori. Si è scelto di ascoltarli, di evitare le polemiche e di fare qualcosa di più morbido“.

Non è la prima volta che la LFP fa marcia indietro. Due anni fa aveva già eliminato i numeri di maglia con i colori arcobaleno, una decisione che aveva portato alla fine del partenariato con due associazioni di lotta all’omobitransfobia che avevano lavorato con la LFP fin dal 2013, quando avevano presentato il progetto dei lacci arcobaleno contro le discriminazioni nel calcio. Quei lacci si erano poi evoluti in fasce al braccio e, dal 2021, in maglie con i colori LGBTQ+.

La Serie A italiana?

In Italia fino all’anno scorso, in occasione del 17 maggio, la Serie A, in collaborazione con l’UNAR, predisponeva la fascia contro l’odio anti-LGBTIQ+ indossata soltanto dai capitani di ciascuna squadra. In campo c’era un podio arcobaleno ad inizio gara e un messaggio in grafica che scorreva in tv all’inizio di ogni match. Non è ancora noto se per il 17 Maggio 2026, che sarà proprio di domenica, il campionato italiano di massima divisione tornerà a celebrare la lotta all’omobitransfobia. Dall’inizio di marzo intanto la Serie A è impegnata nella battaglia contro il razzismo con la campagna “Keep Racism Out”, che prevede varie iniziative, tra cui la solita fascia indossata  dai capitani, ma anche un simbolo presente sulle maglie di tutti i calciatori. Inoltre nelle interviste tv, i broadcaster come DAZN, Rai, Mediaset e Sky, mandano in onda interviste a calciatori ed allenatori che ripetono il messaggio contro il razzismo.

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Le associazioni: “Si vuole rendere invisibile l’omobitransfobia”

In Francia le reazioni del mondo associativo all’abbandono dei colori arcobaleno da parte della Ligue sono state immediate e nette. Il collettivo Inter-LGBT, che riunisce organizzazioni come la Fédération sportive LGBT+, Stop Homophobie, il FC Paris Arc-en-Ciel e Rouge Direct, ha condannato la scelta con una dichiarazione durissima:

«La LFP sembra aver scelto di rendere invisibile l’omofobia come discriminazione particolarmente radicata nel calcio, annegandola in un calderone generico delle “discriminazioni”. Di fronte all’ampiezza, alla gravità e alla persistenza del problema dell’omofobia nel calcio professionistico, sarebbe stato logico, al contrario, mantenere questo dispositivo, adottando un approccio costruttivo nella ricerca di soluzioni piuttosto che scegliere la vigliacca via dell’abbandono».

Nel frattempo, la LFP ha dichiarato di avere un generico “sostegno delle associazioni partner che hanno ben compreso il senso del nostro approccio”, senza tuttavia rispondere alle associazioni LGBTIQ+ che ne hanno preso le distanze. La Ligue ha anche assicurato di continuare il lavoro sul territorio, incontrando ogni settimana, insieme alle associazioni, i protagonisti del campionato, i tifosi e i centri di formazione per combattere l’omobitransfobia nel calcio.

Il tema pone un quesito sull’integrazione di culture diverse nelle nostre società democratiche liberali. Molti calciatori della Ligue di fede musulmana forniscono motivazioni religiose per giustificare il rifiuto di indossare colori arcobaleno contro la discriminazione LGBTIAQ+. Ma se il calcio professionistico inizia ad adattare le proprie regole alle sensibilità religiose di alcuni giocatori, dove si ferma questo processo di adeguamento?

© Riproduzione riservata.

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