A Voghera scoppia la polemica per uno slogan elettorale bollato come omofobo. Il manifesto dell’Udc, con la scritta “Non farti infinocchiare” accompagnata dall’immagine di un finocchio, si è trasformato in un vero e proprio caso politico, sollevando accuse di omofobia e riaprendo il dibattito sul linguaggio utilizzato nelle campagne elettorali. Al centro della controversia, secondo alcune forze politiche, ci sarebbe un riferimento implicito all’orientamento sessuale del candidato del centrosinistra, dichiaratamente gay.
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Voghera, lo slogan Udc e le accuse di omofobia
Nel pieno della campagna per le elezioni amministrative, l’Udc di Voghera, guidata da Nicola e Paolo Affronti, ha lanciato una serie di manifesti pensati per attirare l’attenzione. Tra questi, quello con lo slogan “Non farti infinocchiare” è diventato virale e ha innescato un acceso confronto politico.
Il gioco di parole, accompagnato dall’immagine dell’ortaggio, è stato interpretato da alcuni come un semplice messaggio ironico contro il rischio di essere “raggirati” politicamente. Per altri, invece, si tratterebbe di un messaggio dal sottotesto discriminatorio, in grado di colpire indirettamente la comunità LGBTQIA+.
Il caso si inserisce in un contesto più ampio in cui il linguaggio politico è sempre più scrutinato per il suo impatto sociale e culturale, soprattutto quando utilizza termini che possono avere connotazioni ambigue o offensive.
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Sinistra Italiana: “Slogan omofobo e fuori dal tempo”
A denunciare pubblicamente il manifesto, come riporta La Provincia Pavese, è stata Sinistra Italiana Pavia, che ha parlato apertamente di messaggio omofobo. In una nota firmata da Alessandra Fuccillo, responsabile regionale politiche di genere, e dal segretario provinciale Luca Testoni, il partito ha espresso una critica durissima.
“Abbiamo pensato per un attimo che si trattasse di un cartello elettorale vintage di democristiana memoria e invece si tratta di una produzione elettorale contemporanea: l’Udc pensa di trovarsi ancora in un’Italia che non esiste più o che esiste per un elettorato anziano di cui ha anche poco rispetto”, si legge nel comunicato.
Secondo gli esponenti di Sinistra Italiana, il messaggio sarebbe un attacco diretto al candidato del centrosinistra Marcello Bergonzi Perrone, dichiaratamente omosessuale. “Non credevamo possibile che nel 2026 un partito potesse pensare di fare dell’ironia sull’omosessualità del candidato avversario”, aggiungono, esprimendo “tutta la nostra solidarietà” a Perrone.
La critica si estende anche alla qualità del confronto politico: “Se queste sono le argomentazioni che hanno per la campagna elettorale, è evidente che c’è una politica seria che lavora per il bene della città e una politica superficiale e senza argomenti che cerca l’offesa e la discriminazione”.
La replica dell’Udc: “Nessuna intenzione offensiva”
Di segno opposto la posizione dell’Udc, che respinge con fermezza ogni accusa. Nicola Affronti, leader del partito a Voghera, difende la scelta comunicativa e ridimensiona la polemica.
“La nostra campagna elettorale si basa su messaggi pensati per essere simpatici e social, senza la minima intenzione di offendere alcuno”, afferma. E aggiunge, con tono ironico: “Se dovessimo seguire questa logica dell’offesa a ogni costo, allora io dovrei querelare chiunque utilizzi il verbo ‘affrontare’”.
Affronti spiega che lo slogan si inserisce in una strategia più ampia, costruita attorno al messaggio principale “Esserci sempre, non solo in campagna elettorale”, declinato in diverse varianti visive e testuali. Tra queste, anche altri slogan come “Niente fumo, solo arrosto”, accompagnato dall’immagine di un pollo.
Il capogruppo insiste sul significato linguistico del termine: “Il termine “infinocchiare” a Voghera è di uso comune e significa esclusivamente ingannare, imbrogliare o raggirare. È in questa accezione, e solo in questa, che lo abbiamo utilizzato”.
E conclude accusando gli avversari di strumentalizzazione: “Ogni riferimento a persone o fatti è casuale e frutto di una lettura forzata. Se la politica è arrivata a questi livelli, dove ci si sente toccati da tutto, bisogna interrogarsi sulla preparazione di chi si candida”.
Perrone smorza i toni: “Penso ai problemi reali”

Al centro della polemica, suo malgrado, il candidato sindaco del centrosinistra Marcello Bergonzi Perrone, che ha scelto di non alimentare lo scontro. Il politico ha preferito ridimensionare la vicenda: “C’è stata forse una caduta di stile? Non mi pare una tragedia. A me interessano i problemi dei cittadini, non queste vere o presunte beghe”.
Una posizione che punta a riportare il confronto su temi concreti, evitando di trasformare la polemica in un elemento centrale della campagna elettorale.
Sulla stessa linea anche Pier Ezio Ghezzi, rappresentante dei Civici, che invita a non esasperare i toni: “Non intravediamo nella campagna di comunicazione dell’Udc elementi dispregiativi. Ad alcuni può apparire un progetto comunicativo banale, ma restano giudizi personali”.
Il caso Voghera e il nodo del linguaggio politico
Il caso di Voghera riaccende un tema ricorrente, quello sul rapporto tra linguaggio, politica e diritti. Parole e slogan, soprattutto in campagna elettorale, non sono mai neutrali e possono assumere significati diversi a seconda del contesto e delle sensibilità. Se da un lato c’è chi rivendica la libertà di utilizzare espressioni idiomatiche e ironiche, dall’altro cresce l’attenzione verso possibili implicazioni discriminatorie, soprattutto quando entrano in gioco riferimenti, espliciti o impliciti, all’orientamento sessuale.
In questo equilibrio delicato, il caso del manifesto Udc dimostra quanto sia sottile il confine tra comunicazione provocatoria e messaggio percepito come offensivo. E quanto, ancora oggi, il linguaggio possa diventare terreno di scontro politico e culturale, soprattutto quando coinvolge la comunità LGBTQIA+.
Non è un caso che proprio il termine finito al centro della polemica abbia una storia complessa e stratificata. Come abbiamo approfondito su Gay.it, l’uso dispregiativo della parola “finocchio” non nasce da presunti roghi medievali – una narrazione diffusa ma priva di riscontri storici – bensì da un’evoluzione linguistica e culturale più articolata, che affonda le radici nell’Ottocento e nei meccanismi con cui la società costruisce e attribuisce significati stigmatizzanti.
Un elemento che aiuta a comprendere perché, anche quando utilizzato in senso gergale come sinonimo di “ingannare”, quel termine continui oggi a essere percepito da molte persone come offensivo. Perché le parole, al di là delle intenzioni dichiarate, portano con sé una storia e un peso simbolico che non possono essere ignorati.

