La campagna elettorale per le amministrative di fine maggio a Valguarnera Caropepe, in provincia di Enna, si è trasformata in un caso politico nazionale, con diverse reazioni dal mondo istituzionale e partitico. Al centro della polemica, gli attacchi omofobi rivolti al candidato sindaco Angelo Bruno, deriso pubblicamente con cori offensivi perché gay.

In questo articolo
- 1 Valguarnera, gli attacchi omofobi e il clima della campagna elettorale
- 2 La replica di Angelo Bruno: “Difenderò la libertà”
- 3 La replica della sindaca Francesca Draià e la rete di solidarietà politica
- 4 L’intervento di Rosario Crocetta: “Omofobia usata a fini politici”
- 5 La strategia: “Ignorare gli attacchi e andare avanti”
Valguarnera, gli attacchi omofobi e il clima della campagna elettorale
Nel piccolo centro dell’Ennese, la competizione politica ha assunto toni sempre più accesi, fino a sfociare in episodi di derisione legati all’orientamento sessuale del candidato. I cori offensivi rivolti ad Angelo Bruno sarebbero stati pronunciati durante il giorno di Pasquetta, coinvolgendo adulti e minorenni. Un clima che ha spinto il candidato a intervenire pubblicamente, denunciando il livello raggiunto dallo scontro elettorale.
L’episodio non è rimasto confinato a una dimensione locale. La diffusione della notizia sui social ha contribuito ad amplificare il caso, ripreso anche dal quotidiano La Sicilia, trasformandolo in un tema di rilevanza nazionale, soprattutto per quanto riguarda il rispetto dei diritti e della dignità delle persone LGBTQIA+ impegnate in politica.
La replica di Angelo Bruno: “Difenderò la libertà”
A rispondere direttamente è stato lo stesso candidato, con un lungo post pubblicato su Facebook, in cui ha rivendicato la propria identità e respinto con forza gli attacchi ricevuti.
“Non saranno gli attacchi omofobi, né le battute becere e vuote, a scalfire ciò che sono. Non ci riusciranno, perché io so bene da dove vengo e, soprattutto, dove voglio andare. Sono un uomo risolto, fiero di ogni passo compiuto, anche di quelli più difficili, perché mi hanno reso la persona che sono oggi”, ha scritto Bruno.
Il candidato sindaco ha poi sottolineato la volontà di riportare la campagna elettorale su un piano politico e programmatico: “Non accetterò che questa campagna elettorale venga trascinata nel fango dell’odio o della superficialità. Io voglio parlare di contenuti, di idee, di futuro. Voglio parlare, insieme alla squadra che abbiamo creato, di quello che possiamo fare, concretamente, per la Nostra Città”.
Un passaggio centrale del suo intervento riguarda il tema della libertà individuale, posto come valore non negoziabile: “C’è una cosa su cui non arretrerò mai: la difesa della libertà. Finché avrò voce, finché avrò forza, sarò al fianco di ogni cittadino, giovane o meno giovane, che chiede solo di potere essere se stesso, senza paura, senza vergogna, senza dovere chiedere il permesso di esistere. Perché io, grazie a mia Madre e a Mio Padre, sono cresciuto con un’idea semplice ma potentissima: non esiste una “normalità” a cui adeguarsi, esiste l’unicità di ogni persona, ed è quella che va difesa, custodita, rispettata”.
La conclusione del post assume il valore di una dichiarazione politica: “E allora sì, tracciamo pure una linea. Ma non è quella che qualcuno vorrebbe imporre, fatta di pregiudizi e divisioni. L’unica vera differenza che riconosco è tra chi vive con rispetto, dignità e umanità, e chi invece sceglie l’odio, l’offesa, la discriminazione. Io ho scelto da che parte stare. E non farò mai un passo indietro”.
La replica della sindaca Francesca Draià e la rete di solidarietà politica
Il caso ha provocato reazioni anche a livello istituzionale e politico. La sindaca Francesca Draià, dal proprio profilo Facebook istituzionale, ha voluto chiarire la sua posizione, respingendo con decisione alcune ricostruzioni circolate. In particolare, ha smentito che gli episodi dai toni omofobi si siano verificati all’interno della sua proprietà privata durante la giornata di Pasquetta.
“Stanno tentando di distruggermi psicologicamente” – ha dichiarato – “Sono presa dallo sconforto per la cattiveria che continuo a subire da undici anni. Non mi importa della vita privata degli altri e della loro identità, e ho rispetto di tutti. Non sono io ad aver mai alimentato odio negli altri e non permetto a nessuno di mettere in discussione ciò che avviene nella mia abitazione”.
Parole che aggiungono un ulteriore livello di tensione a una vicenda già complessa, in cui il confronto politico sembra intrecciarsi con dinamiche personali e accuse reciproche.
Nel frattempo, attorno ad Angelo Bruno si è rapidamente costruita una rete di solidarietà trasversale. Tra i primi a intervenire, il deputato del Partito Democratico Fabio Venezia, che sui social ha espresso “massima solidarietà e pieno sostegno all’amico Angelo Bruno, candidato sindaco a Valguarnera, oggetto in queste ore di vili e volgari attacchi omofobi”, aggiungendo: “Sappi che saremo al tuo fianco in questa campagna elettorale con tanta gioia ed entusiasmo!”.
Sulla stessa linea anche Giuseppe Lo Monaco, sindaco di Barrafranca, che ha condannato duramente quanto accaduto: “Condanniamo fermamente la macchina del fango che è stata azionata con cori omofobi nei confronti dell’amico Angelo Bruno, candidato sindaco del Comune di Valguarnera Caropepe. Ti diamo la nostra solidarietà per i vili e offensivi attacchi ricevuti e ti esprimiamo ancora una volta il nostro sostegno per la tua campagna elettorale”.
L’intervento di Rosario Crocetta: “Omofobia usata a fini politici”

Nel pieno della polemica, è intervenuto anche Rosario Crocetta, già sindaco di Gela ed ex presidente della Regione Siciliana, primo politico dichiaratamente gay a ricoprire un ruolo di primo piano in Sicilia.
Crocetta, come riporta ancora La Sicilia, ha annunciato la sua partecipazione a un comizio a sostegno di Bruno, spiegando le ragioni del suo intervento: “Assisterò a un comizio di Angelo Bruno per solidarietà umana, ma anche per lanciare un segnale a quegli sporcaccioni che organizzano azioni strumentali in una società in cui le unioni gay vengono autorizzate dallo Stato”.
L’ex governatore ha definito quanto accaduto come un caso di “omofobia strumentale”: “È un’omofobia usata a fini politici per colpire un avversario e per questo è ancor più vigliacca. Una visione medievale della politica”.
Un passaggio chiave riguarda il modo in cui dovrebbe svilupparsi il confronto elettorale: “Gli avversari di Bruno devono avere il coraggio di attaccarlo per le sue idee, per i progetti che propone, non per le sue scelte sessuali”.
Nel suo intervento, Crocetta ha anche richiamato la propria esperienza personale, offrendo una lettura più ampia del fenomeno: “L’omofobia politica è come un tarlo, lavora sotto sotto”, ha spiegato, ricordando gli attacchi subiti durante la sua carriera. Un fenomeno che, secondo lui, non sempre si manifesta in modo esplicito, ma che può incidere profondamente nel dibattito pubblico.
Crocetta ha però sottolineato anche la capacità della società civile di reagire: “Io sono stato sempre difeso dalla piazza”. Rievocando la sua elezione a sindaco di Gela, ha raccontato: “Vennero giornalisti da ogni parte per il sindaco gay. I miei concittadini si meravigliavano di certi pregiudizi: gli anziani mi difendevano e dicevano che a loro non importava quell’aspetto, perché mi conoscevano come una brava persona e volevano solo un buon sindaco”.
La strategia: “Ignorare gli attacchi e andare avanti”
Secondo Crocetta, la risposta più efficace a episodi di questo tipo resta quella di non farsi condizionare. “Ignorare gli attacchi strumentali”, è il consiglio rivolto ad Angelo Bruno. Una strategia che lui stesso ha adottato in passato, scegliendo la trasparenza come forma di difesa: “Al primo comizio da candidato a sindaco ho fatto outing [coming out, ndr]. Ho dichiarato pubblicamente chi ero per evitare ricatti, fotomontaggi e altro. In quel comizio fui sommerso dagli applausi”.
Un messaggio che si inserisce in una visione più ampia della società italiana: “In Sicilia e in Italia, pur se resiste una cultura basata sulla superiorità del maschio, ci sono le condizioni per chi è gay di impegnarsi nella vita pubblica”.
Il caso di Valguarnera riporta al centro il tema dell’omofobia in ambito politico, soprattutto a livello locale, dove lo scontro rischia di scivolare sul piano personale. Una dinamica che, come dimostrano le reazioni, continua a dividere e a interrogare la qualità del confronto democratico.
