Essere gay e candidarsi come sindaco in provincia, attacchi omofobi a Riccardo Vannetti: “La risposta è l’educazione alle diversità” – INTERVISTA

A Colle Val D'Elsa una campagna diffamatoria che va avanti da ormai dieci mesi. Il racconto del candidato sindaco a Gay.it.

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Essere gay e candidarsi come sindaco in provincia, attacchi omofobi a Riccardo Vannetti: "La risposta è l'educazione alle diversità" - INTERVISTA - riccardo vannetti - Gay.it
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Può l’orientamento sessuale di un candidato sindaco oscurare le sue competenze?

Riccardo Vannetti, classe 1972 e una solida esperienza nel settore moda e lusso – tra i 100 top manager del marketing nella classifica Forbes – è oggi anche in lizza con il centrosinistra per il posto di primo cittadino nella sua città natale, Colle Val D’Elsa, in provincia di Siena.

Diviso tra i suoi blasonati impegni lavorativi – attualmente è Chief Brand and Digital Transformation Officer per “The Palmeraie”, complesso di lusso del valore di 2 miliardi di dollari a Scottsdale, Arizona – e la campagna elettorale, oggi Vannetti si confronta però con un avversario politico inaspettato: l’omofobia. Una storia tristemente già sentita, che emerge a pochi giorni dalla Giornata Mondiale per il contrasto a questo fenomeno.

Esiste una chat pubblica su Facebook, denominata “Colle Libera” – racconta a Gay.it Vannetti – “Si tratta di un canale dal tono aggressivo e politicamente schierato, tendenzialmente a destra, che funge da valvola di sfogo per espressioni senza filtri di qualsiasi tipo. Da quando ho annunciato la mia candidatura, a luglio scorso, questo canale ha avviato una campagna di discriminazione e istigazione all’odio nei miei confronti che dura ormai da una decina di mesi”.

Il background di alto livello di Vannetti nel campo della moda si è trasformato – per gli haters di Colle Libera – in un’arma da utilizzare contro di lui. Al candidato sindaco è stato infatti affibbiato il nomignolo “Fashion”, affiancato ad incursioni di ogni tipo nella sua sfera personale.

Gli attacchi sono a cadenza quotidiana e più volte al giorno. Prima mi accusano di non avere le competenze perché vengo da un mondo “frivolo”, poi a riscavare video del 2012 in cui mi definivo fiorentino e non colligiano, poi perché mi vesto troppo bene. Per loro sono un demagogo, un inesperto, e utilizzando – in maniera dispregiativa – aggettivi al femminile, vengo definito suscettibile, irascibile.

Non si tratta di una sola persona, ma di molte, tra cui anche figure politicamente esposte. Uno è un consigliere comunale attualmente in carica. Fino alla settimana scorsa non ho mai reagito, ma l’ultimo commento a un post mi ha spinto a far venire alla luce la cosa”.

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La maggior parte dei post offensivi rivolti a Vannetti sono stati rimossi dagli amministratori, ma rimangono alcuni commenti omofobi sul gruppo Colle Libera

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato infatti il commento di un membro di Colle Libera sotto l’ennesimo post diffamatorio verso Vannetti – un doppio attacco sia alla sua persona sia alla comunità transgender nella sua interezza.

Il commento è stato associato a una fotografia di una giovane donna transgender di origine mediorientale, raffigurata con un reggiseno bianco su pelle scura — un’immagine indubbiamente splendida tratta da una rivista di moda. Nel commento si legge però: ‘Ecco il vero fashion, il mio vice sindaco, lista Colle Estrema’”.

Vannetti capisce quindi che il problema non può più essere ignorato, anche se la campagna diffamatoria va ormai davanti da diversi mesi. Con un post su Facebook, risponde a coloro che l’hanno vessato fino ad oggi, ed è intenzionato a procedere per vie legali.

Ci sono numerose falsità implicitamente tessute in una narrazione che colpisce la mia sfera privata e personale per screditare il mio percorso politico. Si cerca di etichettarmi attraverso uno stereotipo che associa l’omosessualità a settori ritenuti femminili, come la moda, dipingendo chi vi lavora come effimero, in particolare perché ho sempre cura del mio aspetto. Come se la femminilità, peraltro, fosse qualcosa di cui vergognarsi.

Si allude anche a una sessualità vista come deviata, non finalizzata alla riproduzione, e dunque ridotta a mera soddisfazione di presunte perversioni”.

Per il candidato sindaco, che viene da un ambiente dove la libera espressione è fondamentale, non è più accettabile tollerare una cultura omofoba e machista, che giudica le competenze di una persona basandosi esclusivamente sul suo orientamento sessuale. Non solo per sé stesso, ma anche per coloro che, più vulnerabili, subiscono in silenzio l’odio sui social media, costretti a celare la propria identità.

Ho una forte resilienza, come potete vedere; sono sorridente e sereno. Tuttavia, è giusto che ciò che è emerso venga discusso apertamente, perché ci sono persone forse meno resilienti di me, e determinate azioni, quando perpetuate nel tempo, possono causare danni irreparabili. Ho vissuto esperienze simili da giovane e oggi sono un uomo che, tra virgolette, si considera risolto, anche se forse non lo si è mai del tutto, grazie a Dio. Ciò che mi preoccupa è che i giovani di questa comunità — siano essi binari, non binari, transgender, gay o lesbiche — possano temere di essere se stessi. Questo rappresenterebbe una sconfitta per tutti noi. Poiché ambisco a diventare il primo cittadino, voglio che in questa comunità ognuno sia libero di esprimere la propria identità senza timori”.

Sorprendentemente, l’unica che ha dimostrato sincera solidarietà al candidato sindaco di fronte agli eventi recenti è stata la candidata del centrodestra. Gli altri si sono attivati solo dopo l’intervento della stampa. Per Vannetti il ruolo di sindaco assume oggi un’importanza ancora maggiore.

La politica dispone degli strumenti, e i partiti e le forze organizzate hanno a disposizione le risorse per creare le condizioni necessarie a disintossicare le dinamiche sociali attuali. A mio avviso, l’educazione gioca un ruolo cruciale nel contrastare questi fenomeni. Se riuscissimo a insegnare alle nuove generazioni, fin dalla loro infanzia, il valore dell’affetto, dell’amore e del senso di comunità, e a spiegare la varietà delle famiglie — come sottolineato da Michela Murgia, le famiglie possono assumere molte forme diverse — potremmo mostrare loro la realtà del mondo in cui viviamo. L’obiettivo è non discriminare, ma soprattutto fornire ai giovani gli strumenti per formare le proprie idee e opinioni.”.

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