Con la pubblicazione del libro “En homme libre — Come uomo libero“, che esce oggi 23 aprile in Francia, l’ex premier francese Gabriel Attal, più giovane e primo premier apertamente gay d’Oltralpe dal 9 gennaio al 5 settembre 2024, ha scelto di parlare apertamente della propria omosessualità. La risposta di una parte del web è stata immediata: un’ondata di insulti, caricature, immagini manipolate e minacce ha invaso i suoi profili social nelle ore successive alla diffusione dei primi estratti.
Attal è oggi segretario generale di Renaissance (il partito di Macron) e presidente del gruppo parlamentare Ensemble pour la République all’Assemblea nazionale. Sta progressivamente prendendo le distanze da Macron in vista della presidenziale 2027 dove potrebbe sfidare Jordan Bardella. In passato Attal era stato oggetto di accostamenti infondati ad una storia d’amore totalmente inventata (una vera e propria fiction su TikTok) proprio con Bardella, leader di estrema destra del Rassemblement National.
Davanti all’ondata di reazioni omofobiche, l’ex Primo Ministro francese non ha scelto il silenzio. Ha invece pubblicato decine di quei messaggi, mostrandoli alla propria audience come documento di una violenza che conosce bene, ma che non intende normalizzare. «Un torrente di omofobia si è riversato sui miei account», ha scritto. «Caricature, montaggi, insulti, volgarità, minacce: tutta la gamma dell’odio».
Attal ha riconosciuto la propria posizione di uomo gay privilegiato, e di avere una rete di protezione, famiglia, amici, esperienza accumulata nel subire questo tipo di abusi , ammette che non tutti possono contare sulla stessa fortuna. Il suo pensiero è poi andato ai giovani che faticano ad accettare se stessi, a chi ogni giorno riceve commenti degradanti, a chi vive nel timore che l’odio online possa sfociare in qualcosa di peggio. «Ogni giorno donne e uomini hanno paura», scrive.
Il messaggio si chiude con una dichiarazione netta: «Continuerò a dare la caccia all’omofobia. A combatterla fino alla fine. A rivendicare per tutte e tutti il diritto e la libertà di amare. La Francia non è loro. I francesi non sono loro. Finché la vergogna non cambierà schieramento».
Nel 2024, in occasione della sua nomina a primo ministro, Attal aveva pronunciato uno statement potente: “Francesi vuol dire poter essere premier rivendicando apertamente la propria omosessualità”
Intervistato da France 5 e TF1 nel corso della settimana, Attal ha inquadrato la vicenda anche in chiave politica, in vista di una possibile candidatura presidenziale nel 2027.
Poche settimane fa sui social Attal aveva pubblicato un selfie in collab con Rob Jetten, premier apertamente LGBTIQ+ d’Olanda, scrivendo “L’Europa progredisce grazie all’amicizia, alla fiducia e alla collaborazione. Amici in politica, partner per un’Europa forte”
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Il messaggio integrale di Gabriele Attal
Tra i molti temi che tratto nel mio libro, *Da uomo libero*, in uscita questo giovedì, c’è la mia omosessualità.
Da quando i primi estratti sono apparsi sulla stampa, un torrente di omofobia ha inondato i miei social media.
Caricature, immagini ritoccate, insulti, commenti spregevoli, minacce… c’è di tutto. Dal commento falsamente spiritoso alla volgarità più sfacciata, l’intero spettro dell’odio è esposto in migliaia di messaggi.
Eppure, sono fortunato. Sono circondato da familiari e amici che mi sostengono, e ho ricevuto così tanti di questi insulti in passato che ormai non mi toccano più.
Ma non tutti sono così fortunati.
Perché sui social media l’omofobia prospera indisturbata.
E ogni giorno, i giovani, esitanti ad accettare chi sono, vengono molestati e insultati online. Ogni giorno, donne e uomini che hanno il coraggio di essere se stessi ricevono una valanga di commenti degradanti e minacciosi.
Ogni giorno, decine di migliaia di donne e uomini hanno paura.
Paura che l’odio online si trasformi in aggressioni fisiche o agguati.
Paura di essere se stessi, di essere chi amano.
Paura di come gli altri li vedranno. E, in definitiva, paura e vergogna di se stessi e di ciò che provano. A volte fino al punto di subire danni irreparabili.Perciò, denuncerò sempre questi omofobi. Li combatterò fino alla fine.
Perciò, continuerò a dare la caccia all’omofobia e a rivendicare per tutti il diritto e la libertà di amare.
Perciò, continuerò a essere me stesso, senza vergogna.
E continuerò ad amare il nostro Paese, la Francia, più che mai.
Perché la Francia non è loro. Loro non sono i francesi.
Il nostro Paese è aperto e tollerante.
La stragrande maggioranza dei nostri concittadini rifiuta ogni forma di discriminazione.
È proprio questo che queste persone piene d’odio non possono tollerare. Ed è per questo che non daremo loro un attimo di tregua. Finché la vergogna non si sposterà dalla loro parte.
