Gabriel Attal, luci e ombre del Primo Ministro francese gay che piace alla destra

Gabriel Attal è il nuovo Primo Ministro francese. Gay, considerato il "delfino" di Macron, è il camaleonte della politica francese che piace alla destra.

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Gabriel Attal
Gabriel Attal durante una conferenza stampa, Foto Social
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Gabriel Attal è diventato il Primo Ministro francese: è il primo premier gay della storia della Francia e il più giovane della Quinta Repubblica. Un fatto enorme, per una classe politica in estrema difficoltà. Gabriel Attal è anche, secondo i sondaggi, il più apprezzato dall’elettorato. Piace al centro-sinistra, ma anche a destra, e questo ha permesso a Macron di accordargli senza alcun dubbio la carica di Primo Ministro. Un politico capace di crearsi nell’alveo dei socialisti, per poi spostarsi al centro, là dove si trova l’attuale Presidente. Un politico che è considerato camaleontico, che non prende posizioni forti, ma che proprio per questo riesce a trovare una sua via. Per En Marche, il partito di Macron, potrebbe rappresentare una delle poche, se non l’unica chance, per battere Le Pen nel 2027, alle prossime presidenziali (quando Macron non si potrà più candidare).

Gabriel Attal è un politico scaltro, capace, sa quando parlare e quando tacere. Per questo la maggior parte dell’elettorato lo apprezza. Le sue scelte in materia di istruzione lo hanno portato in alto nei sondaggi. Eppure, sono piaciute più alla destra che alla sinistra. Nei mesi in cui è stato Ministro dell’Istruzione ha vietato l’abaya e il qamis nelle scuole. I due vestiti tradizionali arabi vengono considerati “islamici” e questo non piace ai francesi, che, da anni vietano nelle aule qualsiasi indumento e simbolo legato alla religione. Non solo, Attal ha anche valutato l’ipotesi di reintrodurre una divisa nelle scuole francesi, la possibilità di reintegrare esami intermedi tra le scuole medie e le superiori e la volontà di concentrarsi sul merito. Un tipo di politica che non è piaciuta a buona parte dei sindacati, che l’hanno indicata come scelta mediatica, più che risolutiva dei problemi della scuola.

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Gabriel Attal, Foto Social

 

Ciò su cui, però, Attal si è concentrato nei mesi in cui è stato ministro dell’istruzione è stata la lotta al bullismo e alla violenza. Il nuovo primo ministro ha sempre raccontato il suo orientamento sessuale e il suo passato, quando a scuola era preso di mira dai compagni. Farla diventare una battaglia politica è diventato un obbligo morale. Un obiettivo che è stato apprezzato in modo trasversale, da tutti. Cosa che gli ha permesso di dire, al primo discorso di passaggio delle consegne con Borne, di voler portare “a Matignon la causa della scuola”.

Eppure, il “delfino” di Macron è spesso attaccato anche da parte della comunità Lgbtq per non essersi fatto portavoce delle battaglie che interessano alla stessa comunità. La sua capacità camaleontica viene continuamente mostrata, in tutti i campi. Ricordiamo, tra le altre cose, che nel 2018 attaccò Matteo Salvini per la sua politica sull’immigrazione, definendola “vomitevole”. Un caso che oggi risulta straniante perché è proprio il governo di cui faceva parte e di cui ha preso le redini che ha fatto approvare una legge sull’immigrazione votata anche dal Rassemblement National. Il partito che dovrebbe essere l’avversario numero uno. In questo contesto Attal non ha parlato, non si è espresso negativamente su una legge considerata di destra e fin troppo coercitiva nei confronti degli immigrati. Eppure, gli sarà necessario prendere una posizione, perché il terremoto politico di questo inverno è stato scaturito proprio dall’approvazione del provvedimento.

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Gabriel Attal e Brigitte Macron, Foto Social

Anche sulla politica economica sembra condividere i progressi legislativi del governo Borne, appoggiati dallo stesso Emmanuel Macron. Ha condiviso l’allungamento dell’età pensionabile, su cui i sindacati si sono concentrati durante tutto il 2023. Condivide l’idea di ridurre i diritti per la disoccupazione e la volontà di creare più dinamismo nel mondo del lavoro. In questo contesto è molto più liberista e condivide le politiche moderate, rispetto a quelle della sinistra da cui proviene.

L’enfant prodige è continuamente elogiato dal Presidente francese: ne parla come del politico che “ha l’energia e il coraggio nel condurre le battaglie necessarie”. Per questo i media già lo considerano il più papabile candidato alle presidenziali del 2027, come legittimo erede di Emmanuel Macron. Un fatto che è anche necessario. Oggi En Marche si trova in una posizione di minoranza rispetto al Rassemblement National. E il fatto che la maggioranza di Ensemble veda in Attal la figura migliore per il governo fa presagire un futuro in questa direzione. Tra i Repubblicani, anche Nicolas Sarkozy è estimatore di Attal e questo potrebbe aiutare il governo a prendere decisioni in un parlamento in cui non possiede la maggioranza assoluta. Non scordiamoci, poi, che a giugno si svolgerà il primo capitolo elettorale: quello europeo. Dove Renew Europe (in cui si trova En Marche) potrebbe essere scalzato sia da Identità e Democrazia (l’eurogruppo di Lega e Rassemblement National), ma anche da ECR (Conservatori e Riformisti europei, presieduto da Giorgia Meloni).

Gabriel Attal, luci e ombre del Primo Ministro francese gay che piace alla destra - attal 2.1 - Gay.it

In termini di politica interna, il primo avversario di Gabriel Attal è sicuramente Jordan Bardella, il presidente del Rassemblement National. Anche lui giovanissimo, ha solo 28 anni e già è capolista alle prossime europee in quasi tutte le circoscrizioni. I sondaggi lo danno al 30% e En Marche deve trovare un valido concorrente. Che sia proprio il nuovo Primo Ministro il candidato perfetto? Pare proprio che Bardella non abbia timore di lui quando scrive: “Nominando Gabriel Attal a Matignon, Emmanuel Macron vuole aggrapparsi alla sua popolarità nei sondaggi per alleviare il dolore di una fine interminabile del suo regno”.

Attal, tuttavia, è anche attaccato a sinistra. Viene preso di mira dal deputato dei Verdi Benjamin Lucas come “puro prodotto del macronismo” e l’uomo che “aggrega rinnegati da destra e sinistra, la sua unica dottrina è l’opportunismo”. Unica rete di protezione nei suoi confronti sembrano proprio i Les Républicain, che lo apprezzano moltissimo, al terzo posto tra i leader politici, subito dopo Nicolas Sarkozy. Ma anche tra i repubblicani non c’è intenzione di incensarlo da subito: “valuteremo Attal dai fatti”.

Un uomo camaleontico, quindi, capace di prendere consensi da entrambe le parti perché non troppo divisivo. Forse, unico baluardo tra Le Pen-Bardella e Melenchon. Chissà se in questa veste continuerà a sostenere la stessa posizione che aveva nel 2021, quando su Liberation, diceva di essere d’accordo sulla gestazione per altri. In Francia, poi, lo considerano “gay ma non troppo”, perché utilizza la sua omosessualità solo come orpello biografico e non rivendica la sua appartenenza alla comunità Lgbtq, non facendo del suo orientamento sessuale una battaglia politica. Difficile credere che lo farà adesso, da Primo Ministro, soprattutto per quelle alleanze a destra che sembrano piacergli molto.

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