Due episodi di omofobia nel giro di pochi minuti, mentre tornava a casa dopo una serata trascorsa all’Alpàa di Varallo Sesia, in provincia di Vercelli. A denunciarli pubblicamente è Christian Flori, ballerino ventenne originario della cittadina piemontese, che oggi vive a Praga.

In un lungo post pubblicato su Facebook il 15 luglio, il giovane racconta di essere stato raggiunto prima da alcuni insulti urlati dalla strada e successivamente da un’automobile che si sarebbe fermata appositamente per rivolgergli un’altra offesa omofoba. Una testimonianza dolorosa, accompagnata da un appello alle famiglie e alla comunità affinché educhino le nuove generazioni al rispetto e alla gentilezza.

Chi è Christian Flori, il ballerino originario di Varallo

Christian apre il proprio racconto presentandosi attraverso le passioni, il lavoro e gli aspetti della sua personalità che considera maggiormente rappresentativi.

“Sono Christian, ho 20 anni, vivo a Praga e faccio il ballerino. Mi piace cantare, suonare il pianoforte, seguire la moda. Ho una famiglia bellissima, amo la psicologia, mi piace essere gentile ma anche avere opinioni forti su ciò in cui credo. Adoro follemente la vita e sono anche gay”, scrive.

La scelta di menzionare il proprio orientamento sessuale soltanto alla fine dell’elenco non è casuale. Il giovane spiega infatti che essere gay rappresenta solamente una delle molte caratteristiche della sua identità e non un elemento che, nella vita di tutti i giorni, percepisce come centrale o problematico.

“Il fatto di essere gay l’ho messo all’ultimo posto perché, per me, non è davvero così importante: non mi importa di esserlo, lo sono e basta. Nessuno intorno a me me l’ha mai fatto pesare. Eppure, ogni volta che torno a Varallo Sesia, me lo devo ricordare continuamente”.

È proprio il contrasto tra la serenità con la quale vive la propria identità e il clima che sostiene di avvertire quando torna nel paese d’origine ad attraversare l’intera testimonianza.

Gli insulti omofobi denunciati dopo la serata all’Alpàa

Secondo quanto raccontato nel post, gli episodi sarebbero avvenuti nella notte tra martedì 14 e mercoledì 15 luglio, al termine di una serata dell’Alpàa, la manifestazione che anima ogni estate Varallo Sesia.

Per uscire, Christian aveva scelto di indossare degli stivali in stile anni Novanta, un paio di jeans e una canottiera nera. Un abbigliamento sul quale, ammette, aveva inizialmente avuto qualche esitazione, temendo evidentemente di attirare attenzioni indesiderate.

“Anche se all’inizio non ero sicuro di uscire vestito così, mi sono detto che non volevo farmene condizionare e mi sono goduto la serata”, racconta.

La situazione sarebbe cambiata durante il tragitto verso casa. Nei pressi delle Pro Loco, qualcuno gli avrebbe rivolto dalla strada una serie di pesanti insulti omofobi. “Mentre tornavo a casa, alle Pro Loco, qualcuno mi ha urlato dalla strada: ‘Fr*cio di m*rda, guarda come sculetti, fr*cio!’”.

A distanza di circa cinque minuti, racconta ancora il ballerino, si sarebbe verificato un secondo episodio. Questa volta davanti al Bar San Marco, dove un’automobile si sarebbe fermata soltanto per insultarlo.

“Cinque minuti dopo, sullo stradone davanti al Bar San Marco, una macchina non ha resistito alla tentazione di fermarsi solo per dirmi: ‘Fr*cio di m*rda’, per poi sputare fuori dal finestrino e ripartire”.

Christian afferma di non aver reagito verbalmente. L’impatto emotivo di quanto accaduto, tuttavia, sarebbe stato immediato: “Non ho risposto. Sono scoppiato in lacrime”.

“Non voglio essere meno di ciò che sono”

Varallo, insulti omofobi a un ballerino 20enne dopo l’Alpàa: “Fr*cio di m*rda, guarda come sculetti” - no omofobia - Gay.it

Nel suo sfogo, il ventenne chiarisce di non provare paura o vergogna per il fatto di essere gay. A ferirlo è piuttosto la sensazione di dover prestare attenzione ai gesti, al modo di parlare, di camminare o di vestirsi quando si trova a Varallo.

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“Io non ho paura di essere gay. Come ho detto prima, è semplicemente una delle tante parti che mi caratterizzano. Ma in questa città sembra essere qualcosa di ‘pericoloso’”, scrive.

Il giovane racconta di essere cresciuto accettando quasi come inevitabile l’idea che in un piccolo centro potesse esserci una minore sensibilità rispetto ai temi legati all’orientamento sessuale e alle differenze. Una convinzione che, nel tempo, lo avrebbe portato a modificare il proprio comportamento per non attirare l’attenzione.

“Sono cresciuto con l’idea che Varallo fosse un paesino e che fosse ‘normale’ che la gente fosse un po’ indietro su certi temi. Così ho finito per convincermi che fosse normale cercare di dare meno nell’occhio possibile per camminare tranquillo per queste strade”.

Subito dopo, però, arriva la presa di coscienza: “Ma non è normale”.

Christian rivendica così il diritto a non ridurre o nascondere parti di sé per evitare aggressioni verbali. “Io non voglio essere meno di ciò che sono. Non voglio stare attento a come parlo, non voglio controllare il mio modo di camminare, e mi rifiuto di smettere di indossare i miei adorati stivaletti neri”.

La delusione per gli insulti arrivati dai coetanei

Un aspetto che Christian considera particolarmente doloroso riguarda l’età delle persone che lo avrebbero insultato. Nel suo racconto sottolinea infatti che non si sarebbe trattato di persone anziane, ma di ragazzi suoi “coetanei”.

Da qui la riflessione sul ruolo educativo della comunità. Per il ballerino, episodi simili non possono essere liquidati come semplici battute o manifestazioni isolate di maleducazione, ma indicano un fallimento più ampio nel trasmettere il rispetto delle differenze.

“Quando succedono episodi come questi, significa che, da qualche parte, abbiamo fallito come comunità nell’educare al rispetto. E io, che provo ogni giorno a portare un po’ di bene nel mondo, mi ritrovo a pagarne le conseguenze perché, a detta di qualcuno, ‘sculetto’”.

Christian respinge inoltre l’idea che l’omofobia possa essere giustificata come una legittima opinione personale sull’omosessualità. “Su questo non possono esistere giustificazioni. Non voglio più sentirmi dire che devo rispettare chi non è d’accordo con l’omosessualità. Sono stufo”.

L’appello alle famiglie: “Educate i vostri figli al rispetto”

La parte conclusiva del post assume la forma di un appello. Christian chiede di poter tornare nella città in cui è cresciuto senza temere di essere insultato o aggredito e senza trasformare i luoghi della propria infanzia in spazi associati alla paura.

“Io voglio essere libero. Voglio poter tornare nel mio paese senza avere paura che qualcuno mi faccia del male. Voglio guardare quelle strade e pensare ai ricordi della mia infanzia, non a quanto in fretta devo camminare per arrivare a casa”.

Il messaggio finale è rivolto soprattutto ai genitori e a chi ha una responsabilità educativa nei confronti delle persone più giovani.

“Vi prego: educate i vostri figli alla tolleranza, al rispetto e alla gentilezza. E se proprio siete così limitati da avere un problema con chi è diverso da voi, almeno insegnate loro a stare in silenzio e a non rendere il mondo un posto peggiore”.

La denuncia di Christian Flori riporta così al centro una questione che non riguarda soltanto le offese ricevute da una singola persona, ma il diritto di chiunque a muoversi liberamente nel proprio paese, vestirsi come desidera e vivere apertamente la propria identità senza essere trasformato in un bersaglio.

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