Oltre cinquemila commenti omofobi, minacce di morte, inviti alla violenza e persino riferimenti ad attentati contro la comunità queer. È quanto denunciato dai CHROMATIC, duo pop indipendente modenese formato da Leonard e Giovanni, coppia nella vita da quasi quattordici anni.
Nelle ultime settimane alcuni dei loro contenuti pubblicati sui social sono stati travolti da una vera e propria ondata d’odio. Circa 2.200 messaggi si sarebbero concentrati su un solo video, mentre gli altri sarebbero comparsi sotto contenuti musicali e filmati legati al Modena Pride.
Non si trattava di critiche alle canzoni o alle scelte artistiche. Gli attacchi prendevano di mira la loro identità, il loro orientamento sessuale e, più in generale, l’intera comunità LGBTQIA+. A scatenare parte delle reazioni sarebbe bastato anche soltanto un bacio tra due uomini.
Dopo avere quasi abbandonato i social già lo scorso anno, questa volta Leonard e Giovanni hanno deciso di raccontare pubblicamente quanto accaduto in un’intervista a Gay.it.
Chi sono Leonard e Giovanni, il duo queer CHROMATIC

I CHROMATIC sono un duo pop indipendente nato ufficialmente nel 2024, anche se il progetto musicale ha iniziato a prendere forma durante la pandemia. Leonard e Giovanni sono una coppia da quasi quattordici anni e, circa cinque anni fa, hanno deciso di condividere anche un percorso artistico.
“Durante il Covid abbiamo sviluppato questa idea e abbiamo deciso di iniziare a fare musica, dedicandoci insieme a questo lato creativo”, raccontano a Gay.it.
A incoraggiarli è stata anche una loro ex insegnante di canto, che li ha spinti a trasformare la passione in un progetto più strutturato. Le prime canzoni erano caratterizzate da un tono ironico e da sonorità pop colorate, accompagnate da contenuti capaci di affrontare anche l’identità queer e la libertà di essere se stessi.
Nel maggio 2026 è uscito il loro primo album autoprodotto, “Doppio Arcobaleno”. Il duo si è esibito al Modena Pride, al Queendom e in diversi locali della provincia modenese. La crescita della loro presenza sui social, però, ha avuto anche conseguenze pesanti: più i contenuti raggiungevano un pubblico ampio, più aumentavano gli attacchi.
“Appena abbiamo iniziato a rapportarci con il pubblico sui social, è successo questo”, spiegano.
L’ondata d’odio dopo il Modena Pride
L’escalation più recente è arrivata dopo la partecipazione al Modena Pride. Leonard, che fa parte anche del coordinamento della manifestazione, ricorda l’entusiasmo con cui il duo era salito sul palco. “Ci siamo esibiti al Pride ed eravamo contenti di portare la nostra musica su un palco così grande. Poi è arrivata questa bombardata di odio che non ci aspettavamo. Un minimo te lo aspetti sempre, ma così esagerata no”.
I CHROMATIC parlano di oltre cinquemila commenti offensivi distribuiti principalmente sotto tre video. Uno era dedicato a “Succo Paradiso”, brano ironico accompagnato da immagini molto colorate. Un altro riguardava una canzone incentrata sull’amore e sulla scoperta di sé, senza riferimenti espliciti alle tematiche LGBTQIA+. Una parte consistente dei messaggi è poi comparsa sotto i contenuti relativi al Modena Pride.
“Nessuno parlava di musica”, sottolineano Leonard e Giovanni. “Erano attacchi personali oppure rivolti a noi in quanto gay. Molti partivano dall’offendere noi e poi passavano a frasi come ‘vi uccido tutti’. Era proprio una cosa generale”.
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Commenti omofobi e minacce
Leonard ha deciso di scaricare e conservare i commenti, anche in vista di possibili iniziative future. Tra i messaggi raccolti, uno faceva riferimento a un grave episodio avvenuto poco prima a Modena, dove alcune persone erano state investite da un’automobile nel centro della città.
“Ho letto commenti che dicevano: ‘Quel musulmano ha sbagliato giorno’, per intendere che avrebbe dovuto farlo il giorno del Pride”, racconta.
Una frase che trasforma un fatto di cronaca in un esplicito auspicio di violenza contro le persone che partecipano a una manifestazione LGBTQIA+. Non più, dunque, una generica provocazione o un commento offensivo, ma l’evocazione di un possibile attacco collettivo.
“I commenti spaziavano dagli insulti rivolti direttamente a noi fino a frasi come ‘vi uccido tutti’”, spiegano. “Ci hanno definiti ‘malati’, ci hanno augurato la morte e una gran parte dei messaggi era composta da emoticon del vomito oppure da insulti come ‘ricch*oni di merda’, rivolti purtroppo, secondo noi, a tutta la comunità”.
L’odio online già nel 2025: “Avevamo smesso di pubblicare”
Per Leonard e Giovanni non è la prima esperienza di odio sui social. Già nel 2025 un loro contenuto legato a una loro canzone aveva iniziato a circolare su Instagram, raggiungendo circa duecentomila visualizzazioni. Con l’aumento della visibilità erano arrivati centinaia di commenti violenti. L’impatto era stato tale da spingere il duo a sospendere quasi completamente la pubblicazione dei contenuti.
“L’anno scorso avevamo proprio preso una pausa dai social per questo motivo”, racconta Giovanni. “Io queste cose le guardo meno rispetto a Leonard, perché ci sto molto male. Gli avevo detto: ‘Io non le guardo più, leggile tu, perché proprio non ce la faccio’”.
Leonard, al contrario, ha cercato di costruirsi quella che definisce una “corazza”, necessaria per affrontare quotidianamente gli insulti.
“Mi sono dovuto costruire una corazza per cercare di affrontare quello che stavo leggendo. Siamo due artisti completamente indipendenti, senza un’etichetta dietro. Abbiamo circa 1.400 follower su Instagram: se noi, con 1.400 follower, dobbiamo assorbire questo tipo di reazione, faccio fatica a immaginare cosa possa subire un artista queer più visibile”.
Giovanni: “Volevo preservare la mia sanità mentale”
L’impatto psicologico dell’odio online può cambiare in base al momento personale e alla vulnerabilità di chi lo riceve. Giovanni racconta di avere scelto di non leggere più molti dei messaggi per tutelarsi.
“Volevo preservare la mia sanità mentale, perché magari in un periodo in cui sei più forte riesci a leggere certe cose e ti scivolano addosso. In altri momenti sei più vulnerabile e queste cose ti toccano di più”.
Il fatto che alcuni commenti provenissero da utenti modenesi o comunque riconducibili al territorio ha alimentato anche il timore che la violenza potesse uscire dallo spazio virtuale: “Il pensiero l’ho fatto, certo, anche perché molti commenti venivano da modenesi stessi. Il pensiero uno lo fa. Io mi sento meno sicuro adesso rispetto a qualche anno fa”.
È una delle conseguenze più concrete delle campagne d’odio: non soltanto la sofferenza provocata dalla lettura degli insulti, ma anche il dubbio che chi scrive possa riconoscere le persone prese di mira durante un concerto, per strada o in un locale.
L’ipotesi dei commenti coordinati e il ruolo degli algoritmi
Leonard e Giovanni non affermano di avere prove dell’esistenza di una regia organizzata, ma descrivono una dinamica che ha suscitato in loro più di un dubbio.
“Un po’ entrambe le cose”, rispondono quando viene chiesto se gli attacchi possano dipendere esclusivamente dagli algoritmi o anche da utenti coordinati. “Sembra esserci una parte quasi pagata per farlo e una parte che invece crede genuinamente a quello che sta scrivendo”.
Il meccanismo delle piattaforme potrebbe poi amplificare ulteriormente il fenomeno. Quando un utente commenta un contenuto, anche per insultarlo, l’algoritmo registra un’interazione e può proporre alla stessa persona altri video simili. In questo modo, i contenuti LGBTQIA+ finiscono ripetutamente davanti a un pubblico ostile, generando nuove reazioni e nuova visibilità negativa.
Il meccanismo ipotizzato è quello di una spirale: chi interagisce con un contenuto sul Pride, anche attraverso un commento offensivo, potrebbe riceverne altri simili e alimentare una nuova ondata d’odio.
Gli attacchi, inizialmente concentrati soprattutto su Facebook, si sono poi spostati anche su Instagram e TikTok. “All’inizio avevo pensato che Facebook fosse una fogna”, dice Leonard. “Il problema è che poi questi commenti hanno iniziato ad arrivare anche su Instagram e TikTok. Non è più soltanto un social: è proprio un bombardamento”.
L’appello alle persone queer più giovani
Nel rendere pubblica la vicenda, i CHROMATIC hanno voluto rivolgersi soprattutto alle persone queer più giovani. I commenti d’odio, infatti, non vengono letti esclusivamente dai destinatari diretti.
“Quei commenti li leggono anche adolescenti e persone queer che stanno ancora cercando il coraggio di essere se stesse”, hanno scritto nel comunicato. “Crescere leggendo migliaia di messaggi che descrivono la tua esistenza come qualcosa da odiare o da eliminare lascia un segno”.
È anche per questo motivo che il duo ha scelto di non restare nuovamente in silenzio. “Abbiamo pensato che non fosse giusto e che, anche per rispetto verso noi stessi, dovessimo agire e farci vedere. Altrimenti gliela diamo vinta”.
Il comunicato colloca quanto accaduto in un contesto più ampio. Richiamando il rapporto annuale diffuso da Arcigay nel maggio 2026, ricorda che nell’ultimo anno sarebbero stati documentati in Italia almeno 127 episodi di odio e discriminazione contro le persone LGBTQIA+, in media uno ogni tre giorni. Anche Arcigay Modena e il Modena Pride sono stati recentemente colpiti da campagne ostili online.
Arcigay Modena: “Un fenomeno diffuso contro la visibilità LGBTQIA+”

Il duo ha ricevuto il sostegno di Arcigay Modena e della sua presidente Angelica Polmonari. Leonard fa parte del coordinamento del Modena Pride e ha partecipato direttamente all’organizzazione della manifestazione.
“Da parte di Angelica Polmonari ho avuto molto supporto. Mi ha dato anche dei contatti di giornalisti per poter parlare e raccontare questa storia”, spiega.
Nel comunicato, la presidente di Arcigay Modena sottolinea come gli attacchi non riguardino soltanto chi si occupa direttamente di attivismo.
“Quanto accaduto a CHROMATIC conferma che l’odio colpisce non solo le realtà impegnate nella tutela dei diritti, ma anche persone artiste che esprimono liberamente la propria identità”, dichiara Polmonari.
“Dopo i recenti attacchi rivolti ad Arcigay Modena e al Modena Pride, è evidente che siamo di fronte a un fenomeno diffuso, volto a minare la visibilità e l’autodeterminazione delle persone LGBTQIA+ nello spazio pubblico, nello spazio culturale, negli spazi fisici e negli spazi virtuali”.
I CHROMATIC stanno valutando come muoversi, anche attraverso un confronto con Arcigay Modena e con realtà esperte nella gestione dell’odio online. Il duo ha inoltre conservato i commenti ricevuti e non esclude possibili azioni legali.
“Censurarsi per proteggersi sarebbe una dittatura artistica”
Uno degli aspetti più dolorosi riguarda il rischio che simili campagne inducano le persone artiste LGBTQIA+ a censurarsi, nascondendo la propria identità o evitando di mostrare relazioni e affetti queer.
“La cosa che mi rattrista di più è che fare arte non dovrebbe essere limitante”, osserva Giovanni. “Se si limita la creatività, non è neanche più arte. Mi fa paura il fatto che bisognerà censurarsi per proteggersi, creando una specie di dittatura artistica”.
È quanto era già accaduto ai CHROMATIC nel 2025, quando avevano smesso di pubblicare per sottrarsi agli insulti. “A me piacerebbe fare musica e promuovere la mia musica, non dover restare dietro a queste offese e a quest’odio”, aggiunge Leonard. “Se potessi fare soltanto musica e live sarei molto contento”.
Il paradosso è che l’autocensura finirebbe per realizzare proprio l’obiettivo di chi utilizza l’odio per espellere le identità LGBTQIA+ anche dallo spazio culturale e artistico.
“La nostra unica colpa è esserci baciati”
Gli attacchi non sono stati provocati da contenuti violenti o offensivi. In alcuni casi è bastata la presenza di un gesto d’affetto tra Leonard e Giovanni. “Le canzoni prese di mira sono canzoni universali e la nostra unica colpa è esserci baciati nel video”, hanno denunciato in un post social. “In un mondo dove in tutti i media sono presenti baci eterosessuali, perché noi dobbiamo subire tutto questo per colpa di un bacio?”.
Per il duo, continuare a mostrarsi rappresenta quindi anche una risposta politica, pur senza rinunciare alla leggerezza, all’ironia e al carattere pop del progetto. “Più che vedere un miglioramento, sto osservando e documentando molti passi indietro”, afferma Leonard a Gay.it. “È un andare indietro a livello globale, non soltanto qui in Italia”.
Nonostante la violenza ricevuta, i CHROMATIC non intendono interrompere il proprio percorso: “Continueremo a fare musica. Continueremo a fare arte. Continueremo a essere visibili”.
“Non vogliamo più subire in silenzio: raccontarla è il primo passo per impedire che episodi come questo vengano considerati normali. Se raggiungerà anche solo una persona che oggi si sente sola o spaventata, sarà valso la pena esporsi”.
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