C’è una strana magia, quasi un calcolo inconfessabile, nel ritornare su un episodio che il protagonista stesso definisce “involontario”. Alberto Matano, giornalista di lunga esperienza, non nuovo alla riflessione su temi sociali e personali, continua a cavalcare il racconto del suo coming out, ormai saldamente legato al lancio del suo libro “Vitamia” (Mondadori, 2024). Eppure, osservando le dinamiche narrative e mediatiche di questa vicenda, è difficile non intravedere un preciso disegno: trasformare un momento privato, presentato come spontaneo, in un’arma potente di promozione. Un gesto tuttavia, tocca ribadire, che ha il suo prezioso potere di divulgazione rispetto alle narrazioni dei coming out di personaggi famosi.
Così fan tutti e quindi non è necessario prendersela troppo con Matano, tuttavia la disamina delle sue incursioni sui media in questi giorni descrivono un bel quadretto. Solo qualche giorno fa Matano ci aveva deliziate dal Corriere della Sera, parlando di Riccardo Mannino, suo compagno, e del sesso e di una donna amata quando era in giovane età.
Il “non previsto” che diventa strumento
Era il 2021 quando Matano, durante una puntata de “La vita in diretta”, pronunciò parole che – a suo dire – non erano state pensate come una dichiarazione pubblica del proprio orientamento sessuale. Quelle frasi, inserite nel contesto di un dibattito sul bullismo omobitransfobico e la bocciatura del Ddl Zan, portarono alla luce la sua esperienza personale, attirando immediatamente l’attenzione mediatica. “Non avevo calcolato che poi sarebbe uscita la notizia ‘Matano fa coming out’”, ha dichiarato recentemente.
Eppure, il racconto di quel momento viene ripreso, rielaborato e rilanciato in interviste, talk show, e ora nelle pagine del suo libro Vitamia che vanta nientemeno che una copertina del pluriacclamato artista Francesco Vezzoli. Un evento che, inizialmente, si presentava come gesto necessario e morale – il bisogno di restituire qualcosa al ragazzo che era stato – ora si tinge di sfolgorante e strategica narrazione, quella di chi ha compreso il potere della narrazione personale in un mondo dominato dall’autobiografia come merce. Avete già dimenticato forse la festa dei 50 anni?
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Il paradosso del gesto privato reso pubblico
A distanza di anni, il racconto del coming out di Alberto Matano si ripete con una precisione quasi chirurgica. Ogni dettaglio – dalla preparazione del discorso al coinvolgimento di Mara Venier, sua amica e confidente – viene offerto al pubblico con un ritmo studiato, dosando emozione e aneddoto. La scena si ripropone, questa volta nello studio di Domenica In, dove Matano, con tono sommesso ma deciso, ripercorre il momento del coming out, accompagnandolo a un messaggio di resilienza e coraggio.
Nel suo racconto Matano ha descritto con calma ogni passaggio, come se volesse ripercorrerlo per comprenderlo ancora una volta. Ha spiegato che aveva avvisato i colleghi, il direttore, e persino Mara Venier. “Farò qualcosa,” le aveva confidato. Poi, durante la diretta, aveva pronunciato quelle parole che sarebbero diventate una dichiarazione, una sorta di involontario coming out: “Vi devo dire che storie come queste mi fanno particolarmente male, perché è successo anche a me”.
Nel 2020, poco più di un anno prima del suo coming out che avvenne nel 2021, Matano disse:
“non amo categorie, etichette e chi mette timbri”
La voce tremava, racconta oggi Alberto parlando del suo coming out a “La vita in diretta“, non tanto per la paura, ma per il peso di ciò che stava confessando, forse per la prima volta, davanti a milioni di persone.
L’infanzia e il matrimonio
Quell’episodio, ha raccontato Matano, non era una mera dichiarazione: era il culmine di un percorso iniziato molti anni prima, quando era solo un adolescente che subiva il bullismo per la propria diversità. “Vorrei abbracciare quel ragazzo,” ha detto con un sorriso, quasi indulgente verso se stesso. Ma il racconto non si è fermato lì. Con un tono più leggero, ha parlato della storia d’amore con Riccardo Mannino e poi del matrimonio, celebrato nell’estate del 2022 (qui la luna di miele), sogno coronato con l’aiuto di Venier stessa, che lo ha officiato.
“Non posso rivedere il video del matrimonio,” ha confessato, la voce rotta dall’emozione. E in quella frase, in quella risata nervosa che cercava di mascherare un nodo in gola, si è intravista ancora una volta la complessità di un uomo che si è lasciato esporre, forse più di quanto avrebbe voluto, ma che ora sembra deciso a trovare un senso in quella vulnerabilità trasformata in forza.
Ma è proprio questa insistenza a sollevare domande. In che misura questo continuo ritorno a un episodio “non previsto” riflette una necessità autentica di condivisione, e quanto, invece, risponde a una logica di mercato? È possibile, in un panorama mediatico così spietatamente orientato al consumo, separare il gesto umano dalla sua mercificazione? Qualche attivista LGBTIAQ+ particolarmente a sinistra dirà che si tratta di un gay bianco cis capitalista. Qualche attivista LGBTIAQ+ più liberale dirà “ma fategli fare ciò che vuole”. Qualche attivista LGBTIAQ+ di destra dirà che questo articolo che state leggendo è “soltanto un povero articolo comunista“. Per tutti però, e questo va ribadito, il repetita di Alberto Matano non può che far bene, non può che diffondere una rappresentazione finalmente poderosa dell’affermazione di una persona LGBTIAQ+ in quanto tale.

L’involontario trasformato in prodotto
Al centro di questa narrazione c’è l’alchimia tra vulnerabilità e successo, quella che oggi pare indispensabile per affermarsi in un mondo in cui la dimensione privata diventa spettacolo. La parabola di Matano si costruisce come un romanzo edificante, capace di intrecciare lacrime e trionfo. Una storia che, pur parlando di dolore, sembra sempre più confezionata per compiacere un pubblico che consuma emozioni come fossero intrattenimento. Nel frattempo il Governo Meloni stritola la comunità LGBTIAQ tra circolari Piantedosi e reati universali per la gestazione per altri.
Qual è il confine tra il bisogno di raccontarsi e l’opportunità di vendere una storia? Un tema che riguarda non solamente il povero Matano a cui vanno i nostri migliori auguri.

