Alla fine di luglio, la militante femminista e attivista marocchina Ibtissame Lachgar ha pubblicato sui social una foto in cui indossava una maglietta con la scritta provocatoria “Allah is lesbian” (“Allah è lesbica”). In un Paese in cui l’omosessualità è ancora un reato penale, il gesto ha innescato un’ondata di polemiche, sfociata il 4 agosto sera nel suo arresto a Rabat.
Secondo il procuratore del tribunale di prima istanza della capitale marocchina, la misura sarebbe “conforme alla legge” poiché l’immagine diffusa conterrebbe “espressioni insultanti verso Dio” e un testo ritenuto offensivo nei confronti della religione islamica.

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Chi è Ibtissame Lachgar, simbolo della lotta per i diritti in Marocco
Nata nel 1975, figlia di un sindacalista e attivista per i diritti umani, Lachgar è una delle figure più note nel panorama delle battaglie per le libertà individuali in Marocco, impegnata in modo particolare a favore dei diritti delle donne, della comunità LGBTQIA+ e contro le restrizioni religiose e sociali. Nel 2009 ha fondato il Movimento Alternativo per le Libertà Individuali (Mali), un collettivo formato da giovani attivisti e studenti marocchini a favore della libertà di pensiero e di espressione.
Negli anni, si è distinta per azioni di protesta a favore del diritto all’aborto, tuttora vietato in Marocco – e ha partecipato a manifestazioni LGBTQ+ in Europa. Ateista dichiarata, posizione rarissima tra personaggi pubblici marocchini, Lachgar ha sempre denunciato apertamente il sessismo e il patriarcato radicati nella società e nelle istituzioni.
Il post con la maglietta “Allah is lesbian” era accompagnato da un testo in cui definiva l’Islam “fascista, fallocratico e misogino, come ogni ideologia religiosa”. Le sue parole e l’immagine condivisa hanno generato reazioni violente sui social: centinaia di utenti hanno chiesto il suo arresto, accusandola di blasfemia. Arresto, scattato poi nei giorni successivi.
In un post successivo su Facebook, Lachgar ha denunciato di aver ricevuto “migliaia di minacce di stupro, morte e appelli al linciaggio e alla lapidazione” a causa della sua provocazione. Un’ondata d’odio che riflette il clima di intolleranza verso le persone LGBTQIA+ e verso chiunque sfidi i dettami religiosi nel Paese.
Le prossime mosse della magistratura
Al momento, Lachgar si trova in stato di fermo, che in Marocco può durare fino a 48 ore. Sarà poi il procuratore a decidere se prolungare la detenzione o disporre la sua liberazione. Organizzazioni per i diritti umani, sia marocchine che internazionali, stanno monitorando il caso e chiedendo il rispetto della libertà di espressione.
Il suo arresto, tuttavia, rischia di diventare un simbolo della repressione contro chiunque osi sfidare pubblicamente i tabù religiosi e di genere, rafforzando l’immagine di un Paese che, pur guardando alla modernità, continua a essere vincolato a rigidi schemi tradizionali.
L’omosessualità in Marocco
L’omosessualità in Marocco è punita dall’articolo 489 del Codice penale, che prevede pene detentive da sei mesi a tre anni e una multa fino a 1.200 dirham (circa 115 euro). Nonostante un’apparente modernizzazione delle infrastrutture – come l’introduzione dei treni ad alta velocità e dei nuovi tram a Rabat – la legislazione e la mentalità restano ancorate a un rigido tradizionalismo religioso.
L’arresto di Ibtissame Lachgar si inserisce in un contesto in cui la libertà di espressione è fortemente limitata quando tocca questioni religiose o sessuali, e in cui il dissenso viene spesso represso con mezzi legali e giudiziari.
Negli ultimi anni, alcuni autori hanno cercato di rompere il silenzio su queste tematiche. Nel 2022 il libro “Memorie di una lesbica”, di Fatima Zahra Amzkar, era stato cancellato dalla Fiera Internazionale del Libro di Rabat. Il Ministero della Cultura del Marocco aveva provveduto a censurare il libro, a valle di una vera e propria campagna a colpi di hashtag #NoToHomosexuality, lanciata contro la presenza del romanzo e della sua autrice. Un altro esempio è Abdellah Taïa, scrittore marocchino residente a Parigi, che nel suo libro “Le bastion des larmes” (Il bastione delle lacrime) ha raccontato in chiave autobiografica la realtà degli abusi e della discriminazione subita da un giovane omosessuale nella sua città natale, Salé. La sua opera ha aperto uno squarcio su una condizione spesso negata o nascosta, ma ha anche suscitato reazioni contrastanti in patria.
Il Marocco tra modernità e conservatorismo
Nonostante i progressi tecnologici e infrastrutturali, il Marocco resta un Paese dove le libertà individuali sono subordinate a un sistema politico-religioso dominato dalla figura del re Mohammed VI, considerato “Comandante dei credenti” e discendente diretto del profeta Maometto. Questo ruolo gli conferisce un’autorità morale e spirituale che influisce profondamente sulle leggi e sul controllo sociale.
Il caso di Ibtissame Lachgar mette in luce la frattura tra due anime del Paese: da un lato una parte della popolazione, soprattutto giovane e urbana, che chiede maggiore apertura e diritti civili; dall’altro un apparato statale e religioso che difende con forza la tradizione, punendo ogni atto considerato offensivo verso l’islam.
