In Argentina nel primo semestre del 2025 sono stati registrati 102 crimini d’odio contro le persone LGBT+, con un aumento del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo riferisce la Federación Argentina LGBT+.
“Questi atti di violenza non sono episodi isolati: sono una conseguenza diretta di discorsi stigmatizzanti che, partendo dal potere politico, costruiscono le nostre identità come ‘nemici sociali’. Quando lo Stato legittima l’odio, le conseguenze si traducono in morti, esclusione e violenza istituzionale”.
La più grande associazione LGBTIQ+ argentina chiede una Legge Nazionale Antidiscriminazione che consenta al sistema giudiziario di trattare “questi crimini per quello che sono: crimini d’odio“.

102 crimini in sei mesi: numeri e vittime
Lo scorso febbraio il governo ultra liberista di Javier Milei ha vietato le terapie di affermazione di genere per i minori, in linea con la destra di Trump e Meloni, il cui governo proprio in questi giorni ha approvato un disegno di legge che prevede in Italia la schedatura con nomi e cognomi dei minori trans. Lo scorso dicembre Milei era stato acclamato ospite di Atreju.
Secondo il nuovo rapporto semestrale pubblicato sia dalla Federación Argentina LGBT+, sia dalla Defensoría LGBT+ di Buenos Aires, tra gennaio e giugno 2025 si sono verificati 102 crimini d’odio contro persone LGBTQIA+. Si tratta del 72% del totale registrato in tutto il 2024. Le principali vittime sono donne trans (70,6%), seguite da uomini gay cisgender (16,7%), lesbiche (6,9%), uomini trans (4,9%) e una persona non binaria (1%).
Per la prima volta, le aggressioni fisiche superano la violenza strutturale: il 35% dei casi riguarda percosse, pestaggi, violenze dirette. Il 31% resta legato a condizioni strutturali, come mancanza di accesso a salute, lavoro o casa. I crimini si sono verificati soprattutto in strada (35%), nelle abitazioni private (24%) e in luoghi pubblici di accesso ristretto (18%).
A commentare i dati è María Rachid, presidente della Federación Argentina LGBT+ e responsabile dell’Istituto contro la Discriminazione della Defensoría del Pueblo:
“Tutto è aumentato a causa del clima che si vive e delle aggressioni costanti da parte di un settore della società che si sente legittimato e appoggiato dal presidente”.
Qualche mese fa il presidente Milei, nel world forum di Davos, aveva accusato pubblicamente la comunità LGBTIQ+ di pedofilia. Lo scorso marzo Rachid aveva spiegato a Gay.it in un’intervista:
“Durante la campagna elettorale, le promesse di Milei sembravano talmente radicali da apparire irrealizzabili persino a una parte del suo stesso elettorato, compresi alcuni votanti LGBTQIA+. E invece, come prevedibile, il panorama attuale ci parla di un significativo arretramento a tutti i livelli”
Il rapporto denuncia inoltre un dato inquietante: il 12% dei crimini sarebbe stato compiuto da membri delle forze di sicurezza in servizio. La violenza istituzionale continua a rappresentare dunque un fattore determinante, in un contesto dove i diritti LGBT+ subiscono un arretramento strutturale.
La FALGBT ha lanciato un appello a tutte le parate e ai festival dei Pride del Paese, da quelli provinciali a quelli di quartiere, per partecipare all’incontro della Rete Federale delle Marce del Pride, previsto per il 25 agosto. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento nazionale, condividere esperienze, difendere i diritti conquistati e contrastare l’odio e i tentativi di regressione normativa. Ieri l’ong queer argentina ha incontrato una delegazione dell’Unione Europea per un confronto sui diritti LGBT+ e sulle attività previste per la Pride March del 2025.
Lo scorso novembre il primo Pride dell’era Milei aveva visto scendere in piazza a Buenos Aires 2 milioni di persone.
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