Benevento, odio esibito a scuola come insulto tra licei: “Omosessuali e prostituzione”

Un messaggio di odio affisso nel contesto del tradizionale memorial di calcio tra le due scuole. Cos'è successo.

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Striscione del Liceo Rummo di Benevento
Striscione del Liceo Rummo di Benevento
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Omosessuali e prostituzione utilizzati come insulto su uno striscione per una sfida tra licei. Un episodio di intolleranza esibita come vanto e di linguaggio offensivo scagliato come prova di superiorità.

È accaduto a Benevento dove davanti al Liceo Scientifico Gaetano Rummo, all’esterno di via Santa Colomba, è comparso uno striscione con insulti volgari e discriminanti rivolti agli studenti del Liceo Classico Pietro Giannone. Questo il testo:

LICEO PIETRO GIANNONE
OMOSESSUALI E PROSTITUZIONE

Il messaggio si inseriva nel contesto del tradizionale Memorial di calcio tra le due scuole, torneo amichevole che si tiene dal 2015 in memoria della professoressa Rita Severino, figura stimata di insegnante e punto di riferimento per generazioni di studentesse e studenti.

Lo striscione, immediatamente rimosso, ha prodotto reazione di sconcerto. Il Liceo Classico Giannone ha espresso “ferma condanna“, additando il manifesto come portatore di “spirito violento e discriminatorio” e contrario ai valori di inclusione e rispetto reciproco promossi quotidianamente dalla comunità educativa. La dirigenza ha ricordato come il memorial in onore della professoressa Severino, scomparsa prematuramente, fosse nato proprio per tenere viva la memoria della sua dedizione educativa e della sua gentilezza. Qualche giorno fa un episodio in qualche modo analogo era accaduto a Napoli dove le ragazze del calcio femminile under 17 erano state insultate con epiteti omofobi e sessisti da ragazzini sotto i 14 anni. Più in generale desta preoccupazione la quantità di notizie legate ad episodi di violenza e odio anti-LGBTIAQ+ che coinvolgono minorenni.

Sulla vicenda di Benevento è intervenuto il sindaco Clemente Mastella, che ha stigmatizzato gli insulti come un superamento del limite tra una sana rivalità e “insulto di pessimo gusto“. Per Mastella, l’offesa non può essere giustificata neanche nel contesto sportivo giovanile, men che meno quando si tratta di onorare la memoria di una docente stimata e apprezzata. Intanto l* student* del Liceo Rummo, forse non del tutto casualmente, proprio ieri hanno aperto un account Instagram dedicato alla divulgazione di ciò che accade nel proprio istituto. Gli studenti del Rummo si dissociano e condannano fermamente il contenuto dello striscione. “Ci dispiace profondamente che il comportamento sconsiderato di pochi abbia danneggiato un momento di socializzazione, oltre all’immagine della nostra scuola, che si è sempre impegnata a combattere ogni forma di discriminazione“. E annunciano un’assemblea di istituto straordinaria per elaborare “una riflessione tra di noi dell’accaduto“. Di seguito il messaggio integrale pubblicato nelle storie dell’account:

“Gli studenti tutti del Liceo Scientifico “G. Rummo” condannano fermamente il contenuto dello striscione esposto nei pressi dell’Istituto il giorno 12 dicembre. Ci dispiace profondamente che il comportamento sconsiderato di pochi abbia danneggiato un momento di socializzazione, oltre all’immagine della nostra scuola, che si è sempre impegnata a combattere ogni forma di discriminazione.
Il significato del Memorial al quale avremmo dovuto partecipare è, infatti, tutt’altro: celebrare il ricordo della professoressa Rita Severino, che rappresenta una figura di collegamento ideale tra le due scuole.
Questo tipo di comportamento mortifica il ricordo della professoressa e svilisce il valore di quello che avrebbe dovuto essere un momento di “rivalità”, ma solo sul campo da gioco.
Noi rappresentanti abbiamo provveduto tempestivamente a prendere le distanze dall’accaduto, pubblicando una storia su Instagram e facendo rimuovere lo striscione pochi minuti dopo l’affissione. Nelle scuole della nostra città non c’è spazio per il sessismo e l’omofobia, per questo, il 17 dicembre, svolgeremo un’assemblea d’istituto straordinaria, e il tema principale del confronto tra noi studenti sarà proprio una riflessione sull’accaduto.”

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Liceo Scientifico Rummo Instagram Account
L’account IG del Liceo Scientifico Rummo di Benevento è nato da poche ore. Per ora nessuna menzione del disdicevole episodio di odio con cui è stato attaccato il Liceo Classico Giannone.

Associazioni e forze sindacali hanno preso parola contro il gesto. La FLC CGIL di Benevento ha condannato apertamente il linguaggio offensivo rivolto agli studenti del Giannone, sottolineando che simili atti rischiano di legittimare comportamenti discriminatori e normalizzare un vocabolario d’odio nella vita quotidiana — dentro e fuori dalle scuole. Il sindacato ha richiamato famiglie, educatori e comunità a impegnarsi “per contrastare ogni forma di discriminazione, odio e intimidazione“.

Anche l’associazione Libera ha espresso il proprio biasimo, sottolineando che episodi del genere non devono rimanere confinati nel mondo della goliardia tra giovani, ma affrontati come segnali di un clima più ampio che richiede consapevolezza e responsabilità collettive. Intanto la destra di governo procede a passo spedito per l’approvazione del divieto di educazione sessuo-affettiva nelle scuole.

La partita di calcio che avrebbe dovuto disputarsi al campo Gallucci nel capoluogo rischia ora di non avere luogo. Secondo quanto riferito da fonti scolastiche, la decisione finale sulla disputa dell’incontro sarà presa nei prossimi giorni dai vertici del Liceo Rummo per “motivi di opportunità“, considerato il forte dibattito e le tensioni generate dall’accaduto.

La vicenda può essere letta in una prospettiva più ampia: non si tratta soltanto di uno striscione offensivo tra scuole, ma di come certi linguaggi e dinamiche, se non adeguatamente contrastati, possano contribuire a normalizzare stereotipi, discriminazioni e atteggiamenti che vanno contro i valori di rispetto e inclusione al centro della vita scolastica e sociale. Per una comunità educativa che si dice attenta alla pluralità delle identità e all’accoglienza delle differenze, episodi come questo rappresentano una ferita da sanare con impegno collettivo.

Non è un episodio isolato, e fingere che lo sia è la prima forma di rimozione. Lo abbiamo visto a Napoli, con le calciatrici under 17 insultate da ragazzini poco più che bambini; lo vediamo ogni settimana nelle cronache di aggressioni, umiliazioni, slogan sputati come verità assolute da bocche giovani, spesso giovanissime. L’odio non nasce dal nulla: si impara, si assorbe, si replica. Circola nei corridoi, nei gruppi WhatsApp, sugli spalti improvvisati e sui muri delle città, fino a diventare linguaggio “normale”, moneta corrente dell’umiliazione. Ma se nelle scuole si vieta l’educazione sessuo-affettiva, se si impedisce di parlare di corpi, desideri, differenze, rispetto, consenso, chi si sta davvero proteggendo? I minori o l’idea che il silenzio basti a cancellare ciò che esiste?

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