Bergamo, corso di Educazione sessuale choc: “Gay più propensi a compiere atti di pedofilia sui figli”

"L'omosessualità è un disturbo, come l'alcolismo". Bufera sul corso di educazione affettiva di una cooperativa legata a Comunione e Liberazione in una scuola della bergamasca.

stereotipi di genere scuola inclusiva eboli
Una lezione contro gli stereotipi di genere.
4 min. di lettura

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È già nata una raccolta firme per chiedere conto di quanto starebbe accadendo all’interno dell’Istituto Comprensivo di ispirazine cattolica “La Traccia” di Calcinate, che propone un percorso di otto anni, dalla scuola Primaria alla scuola Secondaria di primo grado. Una scuola frequentata da quasi 900 alunni provenienti da oltre 70 Comuni della Provincia di Bergamo, con più di 100 fra dipendenti e collaboratori, di cui circa 80 insegnanti.

Tra le attività didattiche proposte dalla scuola alle alunne e agli alunni della Scuola Secondaria di primo grado, come si legge nella denuncia pubblicata su Change.org da Stefano Ponti, c’è anche un corso di Educazione sessuale e all’affettività, da più di 15 anni affidato al prof. Armando Baldissin, che affronterebbe la materia attraverso schede tratte prevalentemente dal libro “Educare all’affettività”, edito nel 2011 da Itaca Edizioni e scritto dallo stesso Baldissin. Il libro risulta patrocinato dalla scuola stessa ed è incluso dall’istituto nel catalogo dell’offerta editoriale che ogni anno viene destinata ai docenti e alle famiglie. Ebbene in queste schede didattiche l’omosessualità sarebbe definita definita come un “autentico dis-orientamento della personalità nelle sue pulsioni elementari”, un “vizio”, una “moda”, un “disturbo”, una “malformazione psicologica”, connotata dalla “anormalità di una pulsione erotica” e da una “contraddizione tra ciò che uno prova e il corpo che si ritrova, in cui gli organi genitali indicano uno scopo oggettivamente opposto all’istintualità”. Secondo Baldissin le cause dell’omosessualità sarebbero da rinvenire nella “mancata identificazione con il modello del genitore del medesimo sesso”, in un “attaccamento infantile al genitore complementare”, nella “percezione della propria inadeguatezza ed inferiorità rispetto all’idealizzazione della propria identità sessuale, che si ammira realizzata in altre persone e che è desiderata intensamente fino a diventare oggetto di attrazione sessuale nel corpo altrui (si desidera sempre ciò che è più perfetto di sé)”. In altri termini, “un ragazzo si sente un maschio fallito; una ragazza si sente una femmina non riuscita”. Gli atti omosessuali sarebbero “manifestazioni di una strategia nevrotica, con cui la persona cerca di difendersi da problemi più o meno inconsci che non è riuscito a risolvere: incompletezza, solitudine, inferiorità e infantilismo”.

Non contento, il professore sosterrebbe le terapie riparative: “facendosi aiutare da un bravo psicologo, in alcuni casi è possibile che la pulsione omosessuale col tempo muti”. Nel libro si precisa che la tendenza omosessuale sta all’atto omosessuale così come la tendenza all’alcolismo sta all’ubriacatura: “un uomo può sentire in sé la tendenza all’alcolismo, ma non per questo è costretto ad ubriacarsi. La persona con tendenze omosessuali ha in sé la libertà della volontà, che gli consente di resistere all’inclinazione disordinata e di essere padrone dei propri atti”. Altro indecente capitolo è quello legato ai genitori LGBT, che a suo dire produrrebbero danni incalcolabili allo sviluppo dei minori, ma addirittura sarebbero più inclini ad atti di pedofilia verso i loro figli: “Non va, poi, sottovalutato, il fatto che i figli adottati da genitori omosessuali potrebbero subire attenzioni di tipo sessuale da parte dei genitori adottivi, perché le statistiche dicono che il 23% dei maschi omosessuali e il 6% delle lesbiche avevano avuto qualche contatto sessuale con minorenni”. Nessuna fonte segnalata, perché non ne esistono.

L’Istituto Comprensivo “La Traccia” fa parte del Sistema Nazionale di Istruzione, al pari delle scuole pubbliche, ed in tale qualità è tenuto a garantire “un piano educativo e formativo in armonia con i princìpi della Costituzione e dell’ordinamento”. Solo nell’esercizio 2019/2020 la scuola ha ricevuto contributi pubblici pari a 467.193,00 €, a cui vanno aggiunti 451.680,00 € di dote scuola versati dalla Regione alle famiglie per pagare la retta. Chi ha realizzato la raccolta firme chiede che l’Ufficio Scolastico Territoriale di Bergamo, nella persona della Dirigente Dott.ssa Patrizia Graziani e degli eventuali altri organi preposti, si adoperi al più presto per attivare i controlli necessari sull’offerta educativa della scuola paritaria “La Traccia”, adottando tutte le misure idonee ad assicurare la tempestiva sostituzione dell’attuale insegnamento dell’educazione all’affettività offerto dalla scuola (di carattere antiscientifico e discriminatorio) con un insegnamento condotto da personale qualificato e rispettoso delle pari opportunità tra uomini e donne, nonché dell’identità sessuale degli adolescenti LGBTI, in ossequio ai princìpi della Carta costituzionale.

Da La Traccia hanno replicato specificando che il percorso di educazione all’affettività in vigore non adopererebbe le pagine e i materiali menzionati. Precisano poi che il volume “educare all’affettività“, edito nel 2011, è da anni fuori commercio e non è utilizzato come sussidio fornito nè agli alunni nè ai docenti”.

Peccato che anche solo far tenere un simile corso all’autore di simile libro sia a dir poco inaccettabile. La pagina di Armando Baldissin sul sito della casa editrice ItacaEdizioni è poi magicamente scomparsa, anche se ancora indicizzata su Google. Stefano Ponti, padre dell’esposto,  smentisce seccamente quanto comunicato dalla scuola: “Il fatto che il libro di (dis)educazione sessuale non sia mai stato utilizzato nel corso in oggetto è clamorosamente smentito dalle numerose prove testimoniali e documentali in nostro possesso.  Inoltre, non basta affermare “il libro esiste, ma non lo utilizziamo”. Sono dati accertati quelli per i quali: il libro esiste; è stato scritto dal professore della scuola che da almeno 15 anni è affidatario del corso di educazione sessuale; il professore risulta ancora responsabile del corso in base al sito della scuola; il libro è stato patrocinato dalla scuola (cioè la scuola ha aderito ai contenuti dello stesso); è stato offerto negli anni a genitori, famiglie, docenti nei depliant dedicati alla proposta editoriale. Ora, la questione non è se il libro sia utilizzato o no (cosa che comunque siamo in grado di provare). La domanda è: la scuola è pronta ad ammettere l’errore commesso e a operare un ripensamento sulle scelte fatte finora in tema di educazione sessuale? La dirigenza è pronta a prendere con forza le distanze dai contenuti antiscientifici e discriminatori che fino a ieri ha patrocinato e che ha affidato per oltre 15 anni all’autore del suddetto libro? Nessuno vuole fare una crociata contro la scuola, ma la scuola deve uscire dall’ambiguità che caratterizza il suo comunicato e fare sapere all’opinione pubblica come si posiziona sui temi della parità tra uomini e donne e della tutela delle minoranze sessuali”.

Nella speranza che possano arrivare rapide risposte dal ministero dell’istruzione, firmate la petizione.

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Stefano Lani 12.3.21 - 0:18

... commentiamo o no?mi viene in mente FLANDERS...,per carita' ragazzi al posto di masturbarvi fate na' preghiera perche' DIO E' DIETRO DI VOI OCCHIO!! (Dio e' decisamente più intelligente). No tranquillo prof. , non si tratta di repressione e' che mio padre e' una testina... Freud ci sei?no perche' potevi fare il postino al posto di studiare psicologia. Ma la preside in realta' e' una perpetua e tutti i professori dell'istituto seguaci integerrimi di radio Maria? Maaah

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gioric70 11.3.21 - 18:29

Non voglio neanche proseguire nel leggere questo schifo di articolo: non mi sento in quanto gay anzi frocio, nè maschio fallito nè tantomeno pedofilo, forse certa gentaglia ha tra le sue fantasie certi argomenti che sputa sugli altri per non guardarsi in faccia ad un misero specchio perché sarà talmente tanto avida di tutto che non vuole neanche comprarselo ad un mercatino. Vergognatevi di dire e di scrivere certe schifezze e non osate paragonarci a chi ha veramente patologie serie riconosciute e seguibili dalla sanità. Al varco arriveremo tutti comunque. Ci aspettiamo! Bestie predicatrici ma immorali. Vergogna! Vergogna! Vergogna!

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