Maria Concetta Nicolai, antropologa di 82 anni nonchè docente in pensione, autrice di decine di libri e collaboratrice di numerose riviste, è stata condannata a pagare oltre 113.000 euro causa insulti omofobi sui social. A deciderlo il Tribunale civile di Pescara, che ha deciso per un risarcimento del danno non patrimoniale nei confronti di Andrea Paci, vicino di casa di Nicolai, 39enne di Spoltore preso di mira per il suo orientamento sessuale. Nicolai è stata inoltre condannata al pagamento delle spese legali, superiori ai 14.000 euro, e alla rifusione delle spese di mediazione e delle spese di Ctu, pari ad altri 6000 euro. Totale, 133.000 euro.
Maria Concetta Nicolai condannata per omofobia
Per otto anni il 39enne “è stato bersaglio delle invettive gratuite della sua vicina di casa“, che su Facebook lo aveva definito “minorato (politicamente corretto gay)”, fino a sottolineare la necessità di “separarlo dal consesso civile e rinchiuderlo nel ghetto a cui lo condanna la sua diversità fisica e mentale“. Dalla denuncia del 39enne sono partiti quattro procedimenti penali, due dei quali conclusi con sentenze di condanna di primo grado irrevocabili e due ancora sub judice.
La prima sentenza penale, scrive l’Ansa, stabiliva che il danno non patrimoniale dovesse essere definito in separata sede. Si è così arrivati alla causa civile, con la sentenza pubblicata ieri. Il pronunciamento, arrivato dopo accertamenti psicologici e medico legali tramite Ctu, ha definito il danno biologico stimato nei confronti del 39enne in un’invalidità permanente del 16%, oltre a 240 giorni di invalidità temporanea. La diagnosi dei professionisti incaricati dal giudice è di “Disturbo dell’Adattamento con ansia e umore depresso misti, in forma persistente (cronica) di grado Moderato-Grave“. La CTU era stata affidata dalla Giudice Patrizia Medica a tre professionisti di indubbia competenza: la psicologa Silvia Mastromattei, il medico legale Ildo Polidoro e l’ausiliario psicologo Marco Mancini.
Nella sentenza la giudice Patrizia Medica ha parlato di “condotte chiaramente finalizzate a denigrare pubblicamente la persona dell’attore, con conseguente grave lesione di valori costituzionalmente tutelati come la reputazione, l’onore e la libertà sessuale“.
Le reazioni alla sentenza
Più che soddisfatto la legale del 39enne, Marina Prosperi, secondo cui “la sentenza di Andrea Paci riconosce il giusto risarcimento rispetto alla campagna di odio social di cui è stato, ed è tutt’ora vittima. Sicuramente l’aspetto economico assume un peso rilevante, stante l’importanza della somma riconosciuta, ma l’elemento più importante è che in ogni giudizio, sia penale che civile, il Tribunale abbia condannato l’atteggiamento omofobo della parte convenuta. La condanna dell’omofobia, così come di ogni atteggiamento discriminatorio, per sesso, razza o religione, costituisce il caposaldo non solo della nostra Costituzione, ma di ogni società civile. Chi li viola, confidando nell’impunità, non solo colpisce la vittima ma l’intero sistema di valori del nostro paese, nato dall’antifascismo”.
Chiara Ciurlino, criminologa e psicologa forense nonché consulente tecnica di parte, ha sottolineato come “la vicenda occorsa ad Andrea Paci ha messo in luce quanto la violenza non abbia un marchio di genere né di età, potendo albergare perfino in una vicina di casa senza alcun legame con la persona offesa; il movente è psichico, la criminogenesi è infatti da individuarsi esclusivamente nell’assetto psicologico dell’autrice, comprovato dalla reiterazione delle condotte per lunghi anni; l’utilizzo del mezzo social ha facilitato la de umanizzazione della vittima, ridotta ad oggetto. Chi subisce questi crimini può arrivare ad autoeliminarsi per interrompere la sofferenza, pertanto la condanna stabilita dal Tribunale di Pescara riflette la gravità, effettiva ma anche potenziale, di simili azioni“.
“Si tratta dell’ennesimo processo che ho affrontato a testa alta per difendere la mia dignità e la mia libertà“, ha affermato Andrea Paci. “Si tratta dell’ennesimo processo che ho affrontato a testa alta per difendere la mia dignità e la mia libertà. Questa sentenza chiarisce un aspetto molto importante, e cioè che l’omofobia fa male e può essere più dolorosa della violenza fisica“.
Maria Concetta Nicolai e i precedenti FB
Nel 2015, via Facebook, Maria Concetta Nicolai criticava il matrimonio egualitario, l’omogenitorialità e Imma Battaglia, all’epoca ospite di Porta a Porto su Rai1, con queste parole: “Matrimonio, giova ripeterlo, deriva da mater e quindi implica la potenzialità che un membro della coppia sia in grado di divenire madre. E questo Immacolata Battaglia in teoria può farlo. Nonostante la sua aria “Garçon à la pipe” sbandierata ai quattro venti sono certa che da buona ragazza napoletana ha lo strumento adatto per sfornare bei marmocchi con gli occhi neri a iosa. Ma la Imma in questione pone il problema sul principio che la coppia omosessuale debba avere gli stessi diritti di quella etero, senza dover ricorrere a mezzucci discriminanti. E qui casca l’asino et tota scientia galuppat! La determinata ragazza infatti è convinta che avere un figlio è un suo diritto, ma nello stesso tempo è altrettanto convinta che il diritto del nascituro debba limitarsi ad avere due genitori dello stesso genere perché secondo lei questo è “normale”. Oh perbacco! Ma la maschietta di cui sopra si è dimenticata come si confeziona un bambino con una tecnica ormai consolidata da millenni? I sentimenti e gli affetti che lei ritiene sacrosanti (e la cosa può essere condivisa) con il fare un bambino, da un punto di vista tecnico, non c’entrano. E non c’entrano nemmeno con il diritto del nascituro a sapere chi “furo gli avi suoi” per ritrovare ogni giorno della vita quel dna che essi, forse incoscientemente, ma vivaddio naturalmente, gli hanno trasmesso. Stabilito questo e stabilito pure che il diritto genitoriale non esiste, ma al contrario esiste semmai un dovere genitoriale, la Immacolatella di Portici può fare quel che vuole e arranggiarsi sessualmente come vuole con la sua amata amichetta sposandola lei un frac e tuba e l’altra in una nuvola di tutte bianco. Ma il teatrino finisce lì e la maternità resta una cosa seria. A proposito mi viene una curiosità un poco osé: ma perché Immacolatella, visto che lo ritiene “normale” non ci spiega per filo e per segno come fa a consumare un rapporto sessuale con la sua compagna? Sono sicura che nonostante l’aria sbarazzina non ce lo dirà mai, perché un minimo di pudore le è comunque rimasto. Almeno quello di ammettere che i surrogati tecnologici non sono “normali””.
Più recentemente, nel 2023, gli insulti ad Elly Schlein e Vladimir Luxuria.

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