BISEX E HIV: UNA STORIA VERA

A Keith piacciono gli uomini, ma con Angela c'è attrazione a prima vista. Perciò da amici finiscono a letto insieme. Lei sa tutto. Tranne che Keith è sieropositivo. E quando lo scopre...

BISEX E HIV: UNA STORIA VERA - etero neri - Gay.it
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Erano anni che non facevo sesso con una donna. Da Angela (nome di fantasia) mi sono sentito attratto dalla prima volta che l’ho vista e lei lo sapeva. Ma all’inizio nessuno dei due ci fece caso. Ci corteggiavamo di tanto in tanto, ci scrivevamo e leggevamo poesie, uscivamo insieme per locali (sia gay che etero) a bere come dannati e a ballare tutta la notte. L’amicizia che stavamo sviluppando, simile a quella tra un fratello e una sorella, era unica e speciale. Dal momento che non ero pronto ad affrontare la realtà dell’Hiv nella mia vita, a quel tempo non ne parlavo per niente. E siccome non c’era intimità tra noi, non sentivo il bisogno di farlo. E non lo feci.

BISEX E HIV: UNA STORIA VERA - keith r green - Gay.it

Non eravamo una coppia nel vero senso della parola. Eravamo diventati ottimi amici in un tempo molto breve e lei era diventata un membro della mia famiglia tanto che mia madre la invitava agli incontri familiari senza chiedermelo. Suo figlio di cinque anni e io avevamo sviluppato un ottimo legame che esiste ancora oggi.
Ci eravamo incontrati a una libreria specializzata (afroamericana) di sua proprietà, che ho aiutato a portare avanti per quasi un anno. Tutti la chiamavano la “Oprah del vicinato” (Oprah Winfrey è la conduttrice di un popolare talk show americano, ndt) perché le donne entravano a discutere con lei di tutti i loro problemi.
Angela sapeva che mi piaceva fare sesso con gli uomini. Sapeva tutto ciò che c’era da sapere su di me. Beh, quasi tutto.
Da amici ad amantiIn una sera d’autunno insolitamente calda, dopo una lunga giornata di lavoro per entrambi, decidemmo di andare a casa sua per un bicchiere di vino. Mi ricordo che accese un incenso molto dolce, dal profumo esotico. Bruciava sempre i migliori incensi. Ridemmo e parlammo per ore, godendoci quello che allora era il primo nuovo CD di Sade negli ultimi dieci anni.
Non sono sicuro di quando esattamente la serata prese una piega sessuale, ma così fu. Forse fu dopo il terzo o quarto bicchiere di vino, o forse dopo la seconda canna, ma a un certo punto lo diventò. Una cosa di cui sono assolutamente sicuro, però, è che usammo il preservativo e che fui io a insistere per farlo.
Quando me ne andai da casa sua il giorno dopo ero totalmente disgustato di me stesso. Ad oggi non so perché non ho avuto il coraggio di dirle che ero positivo prima di fare sesso. Mi piacerebbe accusare di questo l’alcol o la marijuana ma non sono affatto sicuro che avrei agito diversamente se fossi stato sobrio. Anche sapendo che avevamo usato protezioni, mi sentivo comunque malissimo e giurai a me stesso che non sarebbe mai più successo niente del genere. Sono molto triste nell’ammettere che invece accadde.
Nessuno dei due disse una parola su quella notte per molto tempo e passò quasi un anno prima che succedesse di nuovo, quasi nelle medesime circostanze. Ogni volta che accendeva il suo incenso magico nel negozio, le davo sempre un’occhiata diabolica e dicevo “ora va bene” con tono malizioso.
La nostra amicizia si approfondì più di quanto potessimo immaginare e presto cominciammo a esprimere i veri sentimenti che covavamo l’uno per l’altra da quando c’eravamo incontrati. Nonostante la nostra relazione fosse divenuta così profonda, però, io non riuscivo a lasciar uscire il segreto che mi tenevo dentro. Quel segreto poteva costarmi una vita con una delle poche donne che io avessi mai davvero romanticamente amato e una delle mie più care amiche.
Primi segni della malattiaL’estate del 2002 fu per me durissima. Vivevo nella North Carolina ma tornai a casa a trovare mia madre e mia nonna per la Festa della Mamma e finii per rimanerci un paio di mesi. Credo che ci rimasi perché sapevo che c’era qualcosa di seriamente sbagliato in me.
Ero positivo da otto anni allora e fino a quel momento ero stato virtualmente asintomatico. Mi sentii violentemente strattonato quando il mio corpo cominciò a mostrare segni di ciò che sapevo essere una malattia legata all’Hiv. Mi svegliavo parecchie volte di notte, bagnato di sudore. I miei movimenti intestinali regolari cominciarono a perdere colpi fino a diventare una diarrea costante ed esplosiva. A causa di ciò avevo poca energia ed ero sempre stanco. Cominciai a perdere peso, rapidamente.
A quel punto presi la decisione cosciente di affrontare la verità e smettere di mentire a me stesso e agli altri. Mi rivolsi alle cure mediche e giurai di informare tutti quelli intorno a me del mio status di Hiv. Che significava doverlo dire ad Angela.
La rivelazioneMi ricordo di quel giorno come se fosse oggi. Non volevo dirglielo per telefono ma la conversazione che stavamo avendo quel pomeriggio aprì la porta e io ci entrai. Ascoltò in silenzio. Ci fu una lunga pausa dopo la mia rivelazione che mi fece capire che lei aveva ascoltato ogni parola e che stava digerendole. Con una voce stridente e distante si risolse a dire “devo andare” e sono passati due anni prima che riuscissimo ad avere una conversazione approfondita su quell’esperienza.
«La questione più grande con te, Keith, è che tu non hai giudicato la nostra amicizia sufficiente per venire fuori e dirmi la verità – disse Angela – Per quasi due anni siamo stati praticamente inseparabili e pensavo veramente di significare qualcosa di più per te». Potevo sentire il dolore nella sua voce mentre parlava. Stava trattenendo le lacrime; io non ci riuscivo.
«Non solo mi hai tolto il diritto di scegliere se esserti vicina o no, cosa che probabilmente avrei fatto comunque, ma mi hai anche tolto la possibilità di essere accanto a te come amica. Mi sarebbe piaciuto essere lì per te e fare tutto ciò che era possibile per assicurarmi che tu rimanessi in salute il più a lungo possibile». Dopo aver scherzato sul fatto che ciò non significasse farmi mangiare i suoi piatti, disse: «Ma sul serio, questo è ciò che mi urta ora. Mi chiedo se riuscirò a fidarmi di te ancora, come amico. Ti ho perdonato e ti amo ancora come un fratello ma non sono più capace di dimenticare il dolore che ho sentito per il tuo inganno e per aver messo la mia vita e il mio futuro in pericolo».
Una lezione per tutte le donneAngela ha fatto il test Hiv due volte da quando ha appreso del mio stato e fortunatamente è negativa. Ora spera che la nostra quasi tragica storia possa essere un esempio per le persone, specialmente per le donne, nel mondo. «Noi come donne dobbiamo imparare a chiedere. E non solo chiedere, ma far seguire anche delle prove. Se lui vi dice che è sieronegativo, fate sì che ve lo provi». Ci sono leggi che tutelano la privacy delle persone che risultano positive al test, quindi un counselor non può condividere con nessuno i risultati di un test. Tuttavia, se il vostro partner non ha niente da nascondervi, può essere sottoscritta una rinuncia perché lui confermi i risultati con voi.
«Essere sinceri sulla sessualità è soprattutto una questione di accettazione – afferma Angela – Molti uomini hanno paura di rivelare la loro natura bisessuale alla loro ragazza o alla loro moglie a causa del modo in cui pensano reagirebbe, e questa paura non è infondata. Come donne, dobbiamo essere più aperte se vogliamo fermare la diffusione dell’Hiv. Dobbiamo accettare le persone per quello che sono. Anche se non riuscite a proseguire la relazione con un uomo che vi dice di essere bisessuale o sieropositivo, continuate a mostrargli amore. Siate oneste con lui sui vostri veri sentimenti e poi siate le amiche più vicine che possa avere».
La recente nascita della figlia di Angela, Mariah, mi ha fatto aprire gli occhi sulle scelte che ho fatto per me stesso nella mia vita e su come queste influenzano le persone che hanno scelto di farne parte. La mia scelta di non condividere informazioni vitali con Angela poteva modificare il suo sogno di avere una bambina. Fortunatamente questo non è successo. Sfortunatamente, però, non tutti sono fortunati come me.
Ci sono molti uomini, donne e bambini le cui vite possono essere stravolte da una scelta che qualcun altro ha fatto per loro, senza il loro permesso. Non permettete a voi stessi o a coloro che amate di essere vittime di queste circostanze. Vivete nella verità, non importa quanto possa sembrarvi difficile. Sappiate che è una scelta che dovete prendere ogni singolo giorno per voi stessi e che siete i soli che la possono fare. Non sarà facile mai. Fidatevi, lo so. Fate domande e scoprite ciò che accade. Quindi siate di mentalità abbastanza aperta da accogliere qualunque verità vi si presenti. Fate uno sforzo consapevole per amare di più e di essere ancora più amici di coloro che avete scelto intorno a voi. Fino alla prossima volta, comportatevi in maniera sicura e amate in maniera persino più forte.
Pace.
Articolo pubblicato sul numero di marzo/aprile 2005 di Positively aware e apparso su The Body per concessione di Test Positive Aware Network (TPAN). Traduzione di Giulio Maria Corbelli
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di Keith R. Green

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