Budapest chiama Torino per l’Europride 2027, l’unità come strategia politica: “Together we can”

Dal divieto di Orbán sconfitto dal Budapest Pride alle strade di Torino: al Lovers Film Festival attivisti ungheresi, il presidente di EPOA e il Coordinamento Torino Pride raccontano cosa significa mettere insieme le forze.

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Patrik Rásky Budapest Pride Patrick Orth EPOA
A sinistra Patrik Rásk del Budapest Pride. A destra Patrick Orth di EPOA, ospiti del panel organizzato al Lovers di torino insieme al comitato organizzatore dell'Europride 2027 che sarà a Torino.
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Il pomeriggio del panel al Lovers FF, a Torino la notizia era già circolata: un volontario del festival era stato aggredito la sera prima, riconosciuto come “uno di noi” e colpito per questo. L’assessore comunale Jacopo Rosatelli lo ha detto in apertura, senza giri di parole. Poi ha aggiunto: “Loro non l’avranno vinta, come non l’ha avuta vinta Viktor Orbán“.

Da quel doppio binario, la violenza quotidiana ancora presente, e la speranza politica che nutre le battaglie, si è sviluppato tutto il ragionamento.
Patrik Rásky, in rappresentanza del Budapest Pride, ha portato in sala il peso e la luce degli ultimi sedici anni dell’Ungheria che ha finalmente sconfitto Orban, ma che resta guardinga davanti al nuovo potere (conservatore) di Magyar: “È stato come risvegliarsi da un coma“, ha detto. Nel 2025, Orbán ha vietato il Pride a Budapest. La risposta è stata una delle più grandi manifestazioni queer degli ultimi anni in Europa: quasi 300.000 persone in piazza, con delegazioni arrivate da tutto il continente, Torino Pride compresa. “Abbiamo dimostrato che c’è ancora speranza“, ha detto Rásky, “e siamo solo all’inizio di un lungo percorso“.

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Sul nuovo presidente ungherese Magyar, la posizione è cauta ma non chiusa. In campagna elettorale aveva evitato il tema LGBTQ+. Dopo le elezioni ha dichiarato che ognuno dovrebbe essere libero di amare chi vuole.”Un briciolo di speranza“, lo ha definito Rásky. Ma l’organizzazione del Budapest Pride non si ferma: le ong ungheresi hanno inviato a Magyar 12 punti chiave per dare una svolta al regime illiberale di Orban, almeno sui temi LGBTIQ+. Un filo che lega così Budapest Pride a Torino, che ospiterà l’Europride nel 2027.

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Patrick Orth, presidente di EPOA, l’organizzazione che gestisce il marchio Europride, ha inquadrato Budapest come una “masterclass” del Together We Can, lo slogan scelto da Torino per l’Europride 2027. “Quando le nostre comunità agiscono insieme, siamo inarrestabili“, ha detto. “E Budapest lo ha dimostrato: non si sono lasciati dividere”.

Torino ha ottenuto il mandato per ospitare l’Europride 2027, seconda città italiana dopo Roma 2011 (Vladimir Luxuria, direttrice artistica del Lovers, dal palco ha ricordato la reazione dell’allora sindaco Alemanno alla notizia del concerto di Lady Gaga), grazie al lavoro del Coordinamento Torino Pride. Chiara Tarantello, co-coordinatrice, ha ricordato che lo slogan Together We Can non è nato a tavolino: “Quando abbiamo iniziato a enumerare tutto quello che stavamo costruendo, ci siamo resi conto di quanta forza possiamo avere insieme. È stato emozionante.Alessandro Battaglia, presidente coordinamento organizzatore di Torino EuroPride, ha sottolineato che il 2027 non sarà semplicemente “un Europride di festa e basta“. Le ombre nere, nerissime che si addensano in tutto il mondo sul futuro dei pochi diritti conquistati in alcuni paesi e su molti tutti ancora da scrivere in tutti gli altri, suggeriscono una posa più politicae più combattiva, ma soprattutto più unitaria: “Sarà un Europride di grande impegno politico – spiega Battaglia – per noi e per tutte le città e le organizzazioni italiane che vorranno supportarci

L’aggressione di giovedì sera, avvenuta a pochi passi dal festival, nel quartiere dove la comunità si sente più libera di esistere, è lì a ricordare che nessuna conquista è definitiva. “Dobbiamo ancora lavorare“, ha detto Tarantello. “Together We Can è la risposta più concreta che abbiamo“.

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