Carfagna, niente patrocinio al Gay Pride

"I gay non sono più discriminati". Con questa motivazione la ministra Carfagna non darà il patrocinio al Pride. Ma in redazione arrivano decine di storie di discriminazione come quella di Andrea...

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La nuova ministra per le Pari Opportunità prende posizione sul patrocinio al Gay Pride che "non verrà dato". «L’unico obiettivo dei Gay Pride – ha spiegato Mara Carfagna al Corriere della Sera di oggi – è quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, magari equiparate ai matrimoni. E su questo certo non posso esser d’accordo.» La ministra leva così ogni dubbio sul finanziamento alla manifestazione più significativa per gay, lesbiche e trangender italiani. Soldi che non saranno concessi agli organizzatori del Pride nazionale diversamente da quanto fece, invece, il suo predecessore Barbara Pollastrini che li concesse sia in occasione del Torino Pride del 2006 che in quella del Roma Pride del 2007.

«Io credo – ha continuato la ministra – che l’omosessualità non sia più un problema. Perlomeno così come ce lo vorrebbero far credere gli organizzatori di queste manifestazioni. Sono sepolti i tempi in cui gli omosessuali venivano dichiarati malati di mente. Oggi l’integrazione nella società esiste. Sono pronta a ricredermi. Ma qualcuno me lo deve dimostrare.»

Carfagna, niente patrocinio al Gay Pride - zerbinoperacchio - Gay.it

Parole che lasciano increduli, anche alla luce dei recenti episodi di omofobia e discriminazione subiti da Andrea Peracchio, un ragazzo piemontese la cui storia è stata portata da Gay.it al Maurizio Costanzo Show. Andrea, da quando decise di fare coming out, è stato allontanato da casa e da 14 anni non ha più rapporti né con i genitori, né con le sorelle e i fratelli che non gli hanno mai fatto conoscere i nipoti nati durante questa lontananza forzata. Da quando è comparso in televisione, poi, non ha neanche più un lavoro. I dirigenti della fabbrica dove Andrea lavorava come operaio, infatti, hanno deciso di non riconfermagli il contratto per non ben precisati "motivi di salute". La sua cartella clinica, quella che le grandi fabbriche redigono per ogni operaio, non gli è mai stata fatta vedere. Non solo, ma dopo qualche giorno che Andrea è stato ospite nel famoso programma di Canale 5, sono comparse scritte omofobe sul muro della sua casa. "Frocio di merda", "Gay al rogo", "Frocio Vaffanculo". Una situazione che è ben lontana dal clima di integrazione che la ministra Carfagna vorrebbe dipingere.

E la storia di Andrea è solo una delle tante che ci sono giunte in redazione, che chiedono giustizia, e che – se la ministra vorrà – porteremo sulla sua scrivania.

«Cara ministra Carfagna – dice la deputata del PD Paola Concia – così non ci siamo proprio: negare il problema, negare l’evidenza, non è la maniera migliore per avviare il dialogo sul tema dei diritti civili in Italia.»

Quest’anno ci saranno, oltre al Pride nazionale che si terrà a Bologna il prossimo 28 giugno, anche i pride locali di Roma e Milano (entrambi il 7 giugno), e quello di Biella (14 giugno).

di Daniele Nardini

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