In Cina sono pochi i dati ufficiali che pervengono sulla comunità LGBTQ+. L’omosessualità ha smesso di essere illegale nel 1997, ma le discriminazioni nei suoi confronti sono ancora forti e pressanti. Al suo interno la comunità trans* ha ancora meno visibilità. Non si hanno numeri precisi su quanti in Cina si identifichino come transessuali, anche se alcuni studi hanno affrontato il tema.
È del 2021 lo studio del William Institute della facoltà di Legge della UCLA secondo cui, su oltre mille intervistati, il 14% conosce persone transessuali. Alcune ricerche hanno poi evidenziato come i giovani cinesi che si trovano ancora all’interno del circuito scolastico sono più propensi a fare i conti con l’ansia, la depressione e i pensieri suicidi. Qualche cenno di rappresentazione e di accettazione – anche se probabilmente solo davanti alle telecamere – c’è. È il caso di Jin Xing la prima presentatrice transgender nella storia della televisione cinese. Ma anche l’attivista Chao Xiaomi, da anni in campo per i diritti delle persone transessuali.

Stupisce quindi la notizia dell’apertura di una clinica medica per i trattamenti di transizione di giovani e adolescenti transessuali. Il The Global Times, l’agenzia di stampa statale cinese, ha riferito come la clinica «fungerà da ponte tra i ragazz* transessuali, i genitori, i medici e i vari ambienti della società». Aperta presso l’ospedale pediatrico dell’Università Fudan di Shanghai, offrirà valutazioni, diagnosi e interventi mirati per aiutare i giovani a comprendere meglio la loro identità e la loro sessualità, nonché mitigare i rapporti con i genitori, spesso contrari, e la società, poco incline ad accettarli.
Luo Feihong, direttore del dipartimento del metabolismo endocrino e genetico dell’ospedale, ha spiegato che l’assistenza medica e professionale sono di grande aiuto per ridurre le emozioni negative di quest* ragazz* e il primo passo verso una società più armoniosa.
Si tratta, in effetti, di un’apertura mai vista nel Paese, che è stata celebrata dai media e dalla stampa come un enorme traguardo per la società cinese. Peccato che la notizia arrivi proprio mentre la Cina e il suo governo si stiano operano per limitare l’attivismo LGBTQ+ e le voci di coloro che ne fanno parte. Proprio lo scorso anno, lo Shanghai Pride ha cancellato la sua annuale manifestazione annunciando, senza troppe ulteriori spiegazioni, che l’evento non si terrà più. Per non parlare del decreto risalente a qualche mese fa che avrebbe bannato tutti i personaggi maschili “effemminati” dai programmi tv e dai videogiochi.
Nonostante i dubbi e le perplessità che possono sorgere, gli attivisti LGBTQ+ si dicono positivi e, soprattutto, sorpresi. Xin Ying, direttore del Beijing LGBT Center, ha dichiarato:
«È decisamente un buon segno. È fondamentale avere cliniche transgender mirate verso bambini e adolescenti perché molte persone transessuali sviluppano la consapevolezza di genere nell’infanzia».

