Un giudice federale ha condannato la città di St. George, nello Utah, a pagare 350.000 dollari di spese legali alle Southern Utah Drag Stars, dopo aver precedentemente dato loro ragione in una lunga battaglia legale sul Primo Emendamento.
Drag vs. St. George
Le drag queen, insieme alla loro CEO Mitski Avalox, avevano citato in giudizio la città nel 2023, dopo che era stato loro negato il permesso di organizzare uno spettacolo drag aperto a tutti in un parco pubblico di proprietà comunale. Le drag sostennero che il rifiuto di St. George violasse i loro diritti alla libertà di parola e alla parità di trattamento. Supportate dall’American Civil Liberties Union dello Utah, le drag hanno contestato quel rifiuto, sostenendo che facesse parte di un più ampio schema di discriminazione nei confronti delle persone LGBTQ+.
“Questo è l’ultimo episodio di una serie più ampia di attacchi discriminatori contro le persone di genere non conforme e LGBTQ+ e i loro diritti nello Utah e in tutto il paese“, disse all’epoca l’avvocato dell’ACLU Emerson Sykes, via AP.
La causa intentata dalle Southern Utah Drag Stars è solo l’ultimo tassello di una lunga controversia sugli spettacoli drag a St. George, città conservatrice a 179 chilometri a nord-est di Las Vegas, in Nevada. Da quando la HBO girò uno spettacolo di drag queen in un parco pubblico per un episodio della sua serie “We’re Here“, nel 2022, la città è diventata un punto nevralgico nella battaglia nazionale sulle performance drag, sotto attacco sia in Florida che in Texas e in Ohio per volontà dei rispettivi governatori repubblicani.
La sentenza a favore dell’arte drag
Nella sua ordinanza il giudice distrettuale David Nuffer ha sottolineato come gli spazi pubblici debbano rimanere aperti a tutte le espressioni lecite, precisado come gli spazi pubblici “non sono spazi della maggioranza” e che le tutele costituzionali si estendono anche a coloro che si esprimono in modo non convenzionale o in minoranza. Il giudice ha osservato che le spese legali corrispondevano a oltre 1.100 ore di lavoro da parte degli avvocati dello studio Jenner & Block e dell’American Civil Liberties Union dello Utah, le cui tariffe orarie variavano dai 300 ai 400 dollari per gli avvocati e dai 110 ai 150 dollari per i paralegali, arrivando così ad un totale di 350.000 dollari di spese legali ai quali aggiungere 902 dollari di ulteriori costi legali alla Southern Utah Drag Stars.
Gli avvocati della città hanno definito “eccessivi” tali onorari, ma il giudice ha respinto tali obiezioni, sottolineando come la causa richiedesse un’indagine “intensiva” e un lavoro legale precedente alla presentazione della denuncia, e che il tempo impiegato rifletteva le sfide fattuali e legali coinvolte.
Nel febbraio del 2025 l’ACLU dello Utah aveva annunciato un accordo “storico” nella causa Southern Utah Drag Stars contro la città di St. George, con il comune che aveva formalmente ammesso che negare il permesso per l’evento drag avesse violato i diritti dal Primo Emendamento, accettando di scusarsi pubblicamente. Sebbene l’accordo del 2025 specificasse che le Southern Utah Drag Stars avessero diritto al rimborso delle spese legali e dei costi sostenuti, le parti non si erano inizialmente accordate sull’importo totale, il che ha portato alla recente mozione e alla sentenza del giudice Nuffer.
