Come essere unə buonə alleatə che sostiene le persone LGBTQ

Semplici e pratici consigli che unə alleatə eterosessuale e cisgender dovrebbe seguire per supportare i diritti LGBTQ+ e partecipare alle loro lotte

come essere un buon alleato lgbt
Foto di Life Matters da Pexels
6 min. di lettura

Cosa può fare concretamente unə alleatə cisgender ed eterosessuale (cishet) per perorare le istanze e difendere i diritti LGBTQIA+? Nel 2021 sono in moltə a chiederselo, tanto che su Google la ricerca della parola chiave “come essere un buon alleato” ha superato quella di “come diventare un influencer”. Stiamo probabilmente assistendo, come dice la stessa azienda di Mountain View, ad un cambiamento di valori a livello mondiale: “le persone, rispetto al passato, stanno dimostrando sostegno ed empatia nei riguardi di coloro la cui è voce è stata a lungo tempo inascoltata”.

In questo articolo cerchiamo di dare delle risposte semplici, ma puntuali che ti facciano capire quali sono le azioni da intraprendere per dare, in qualità di ally LGBT, un sostegno efficace alla comunità.

Utilizzeremo, inoltre, lo schwa secondo i consigli della sociolinguista Vera Gheno.

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Bandiera Straight Ally. Wikipedia

Informati sui media di settore

La prima azione fondamentale da fare per poter essere unə buonə alleatə è quella di informarsi attraverso i principali magazine focalizzati sulle tematiche LGBTQIA+, come il nostro, uno dei più autorevoli di settore e che conta circa 1 milione di visualizzazioni al mese. Se non l’hai ancora fatto, segui le nostre pagine su Instagram e Facebook per rimanere costantemente in aggiornamento.

Nel 2021 sono numerosi anche i podcast a tematica, facilmente fruibili grazie a piattaforme di streaming audio come Spotify. Per partire proprio dalle basi, ti consigliamo il podcast di Sara Fregosi, Homosintesi. Tra i titoli degli episodi ci sono, ad esempio, questi:

  • Intro e differenza tra coming out e outing
  • Cosa significa la bandiera arcobaleno?
  • Esistono solo due generi?

Ad ogni modo, se hai difficoltà a comprendere alcuni argomenti, come l’importanza di usare i pronomi di genere, troverai sicuramente delle risorse online che ti aiuteranno a capire meglio quei concetti.

Va bene certamente fare anche delle domande dirette alle persone LGBTQ, ma assicurati che non siano offensive o ingombranti.

Le basi dell’omobilesbotransfobia sono da ricercarsi in buona parte nell’ignoranza e nella mancanza di contatti con la comunità LGBTQ. L’omofobia, la bifobia, la lesbofobia e la transfobia non passano solo attraverso il bullismo e gli atti violenti, ma anche attraverso microdiscriminazioni, di cui spesso non ci si rende conto. Ad esempio, proprio il semplice utilizzo di parole e pronomi non corretti, come il deadnaming, può rivelarsi irrispettoso ed offensivo.

Per deadnaming intendiamo quell’atto (intenzionale o meno) di chiamare una persona transgender (che abbia fatto o meno la transizione fisica) con il suo nome di nascita. Si tratta di un nome morto, appunto dead name, perché è qualcosa che non esiste più dal momento in cui la persona ha scelto il nome che rappresenta la sua identità di genere.

Per maggiori approfondimenti riguardo al tema transgender ti invitiamo a leggere questa lista: Lettera T: transgender e transessuale, ecco 10 articoli utili di Gay.it.

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Pexels. Foto di Kamaji Hogino

Riconosciti come privilegiatə e parte del problema

Riconoscere di avere un privilegio in quanto persona eterosessuale e cisgender fa la differenza perché è la presa di consapevolezza di avere dei privilegi a far sì che si diventi alleatə, mossə da un sincero altruismo e non semplicemente da interesse personale e da mera ricerca del plauso altrui.

C’è bisogno di sottolineare quali sono i privilegi delle persone eterosessuali rispetto a quelli LGBTQIA+? Dovrebbe essere scontato saperli, ma sono ancora tante le persone cishet che non ne hanno la piena consapevolezza. Inoltre può essere piuttosto complicato comprendere la realtà della discriminazione, dell’odio e della paura non vivendola a livello personale.

Se sei etero e cis, ma non hai ancora bene un’idea di quali siano i tuoi privilegi, qui di seguito elenchiamo alcuni dei tanti privilegi dell’essere cisgender (il cui sesso assegnato alla nascita corrisponde all’identità di genere, come ad esempio nascere con un pene e identificarsi come uomo) e quelli dell’essere eterosessuale (individui attratti dal sesso opposto). Sono solo alcuni dei tanti che puoi trovare all’interno del PDF elaborato dal Gender and Sexuality Center dell’Università del Texas.

Effetti quotidiani del privilegio dell’essere cisgender

  • Gli estranei non daranno per scontato di potermi chiedere come sono fatti i miei genitali e come faccio sesso.
  • Le persone non mi mancano di rispetto usando i pronomi scorretti, anche dopo avergli detto quali sono i miei pronomi.
  • Non devo chiedermi se sarò in grado di trovare un bagno da utilizzare o se sarò al sicuro nel cambiarmi in uno spogliatoio.
  • Non devo scegliere tra l’essere invisibile (“passare inosservat*”) e il venire costantemente considerat* divers* e/o contrassegnat* in base al mio genere.
  • Quando inizio a fare sesso con qualcun*, non devo preoccuparmi del fatto che tale persona possa non essere in grado di avere a che fare con il mio corpo o che fare sesso con me porterà il/la mi* partner a mettere in dubbio il suo orientamento sessuale.
  • La mia validità in quanto donna/uomo/essere umano non dipende da quanti interventi ho fatto o su quanto “passo” come persona cisgender.
  • Se finisco al Pronto Soccorso, non mi devo preoccupare che la mia identità trans mi impedisca di ricevere adeguati trattamenti o che i miei problemi medici vengano visti come risultato della mia identità trans. (“Il tuo naso cola e la tua gola fa male? Sarà colpa degli ormoni che prendi!”).
  • Non devo difendere il mio diritto di far parte della comunità queer, e gay e lesbiche non cercano di escludermi dal NOSTRO movimento per ottenere legittimità politica per loro stess*.

Effetti quotidiani del privilegio di essere eterosessuale

  • Quando parlo della mia eterosessualità (ad esempio facendo battute o parlando delle mie relazioni) non verrò accusat* di forzare il mio orientamento sessuale sulle altre persone.
  • Le persone non mi chiedono perché ho scelto di essere eterosessuale.
  • Il mio orientamento sessuale non è mai stato associato a un armadio (coming out of the closet).
  • Posso camminare in pubblico con il/la mi* partner senza che le persone guardino due volte o fissino.
  • Possono passare mesi senza che io venga chiamat* “etero”.
  • Nelle conversazioni quotidiane, il linguaggio che io e i/le mie* amic* usiamo include il mio orientamento sessuale. Per esempio, parlando di sesso ci riferiamo solamente a rapporti eterosessuali e il concetto di famiglia viene visto come coppia eterosessuale con figli.
  • Sarò in grado di trovare materiale letterario di educazione sessuale per persone del mio stesso orientamento sessuale.
  • Se la mia famiglia o i/le mie* amic* scoprissero il mio orientamento sessuale, non ci sarebbero conseguenze economiche, fisiche o psicologiche.
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Foto di Anna Shvets da Pexels

Porta il tuo attivismo online in scenari di vita reale

I social media sono di certo uno strumento fantastico per costruire comunità e sensibilizzare le persone. Instagram, ad esempio, sta diventato un grande megafono per le associazioni contro l’omobilesbotransfobia e le organizzazioni antirazziste, che stanno diventando più globalizzate e connesse che mai. Pensiamo al fenomeno del Black Lives Matter, alle campagne e agli hashtag che nel 2020 hanno digitalmente sostenuto questo movimento.

Grazie alle community online, le persone riescono a trovare la giusta motivazione per agire e fare la propria parte. Come? Mobilitandosi e scendendo in piazza.

Per essere unə buonə alleatə cishet, assicurati, quindi, di essere coinvoltə e mostrare attivamente il tuo sostegno. Al momento sono tante le città italiane che hanno almeno una associazione LGBTQIA+. Trova quella più vicino a te e, se puoi, sostienila con il volontariato o anche con donazioni. Inoltre partecipa, quando sarà possibile, ad almeno uno dei diversi Pride italiani.

Partecipare ai Pride da eterosessuali e cisgender si può, e si deve fare! Non è solo prerogativa della comunità LGBTQ. Tuttavia, ecco a te un piccolo consiglio. Evita cartelli per ribadire il tuo orientamento sessuale! Non ce n’è davvero bisogno.

Prendi confidenza con l’essere a disagio

È possibile che tu commetta degli errori mentre conosci meglio la comunità LGBTQ. Non è un problema, va benissimo così.

Se sbagli e te lo fanno notare, accetta le critiche e non indulgere in sentimenti negativi. Ad esempio, evita scenate per scusarti o metterti sulla difensiva. Chiedi, piuttosto, di spiegarti meglio e punta a fare meglio la prossima volta.

Più ti dimostrerai apertə alle osservazioni e ai consigli, più sarà facile imparare a comunicare in modo efficace e diventare unə buonə ally LGBT.

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