Un caso presentato da genitori cristiani e musulmani, che si sono opposti alla decisione presa da un distretto scolastico del Maryland di approvare 5 libri con tematiche a loro dire LGBTQ+, è arrivato fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Una decisione favorevole ai genitori potrebbe imporre l’obbligo della cosiddetta legge “Don’t Say Gay” della Florida in tutte le scuole del Paese. Ne dà notizia Vox.
Il caso Mahmoud contro Taylor
Il caso in questione si chiama “Mahmoud contro Taylor” ed è portato avanti dal Becket Fund, gruppo legale con una lunga storia in difesa della “libertà religiosa” a sostegno di cause cattoliche conservatrici. Di fatto si chiede all’Alta Corte di notificare alle scuole se gli studenti stiano per ricevere lezioni da determinati libri che, a loro dire, contengano tematiche LGBTQ+. Dal Becket Fund chiedono anche la possibilità di escludere gli alunni dalle lezioni. Un po’ quanto proposto in Italia dalla Lega con la legge sul considdetto consenso informato.
Se concesso, il provvedimento imporrebbe agli insegnanti un onere quasi impossibile, ovvero prevedere ogni singola discussione su tematiche LGBTQ+ in tutte le classi, avvisare i genitori quando ciò avviene e consentire agli studenti di “escludersi” dalla lezione per l’intera durata.
I precedenti che preoccupano
Fa rumore la decisione dei giudici della Corte di interessarsi al caso, che non è ancora arrivato alle corti inferiori e contiene non poche controversie fattuali, ma LGBTQNation fa notare come sia perfettamente in linea con l’approccio proattivo dell’ala conservatrice alle questioni riguardanti la libertà religiosa. La Corte Suprema americana sta di fatto guidando una rivoluzione conservatrice cristiana.
La maggioranza dei giudici conservatori della Corte è di ben 6 a 3, grazie a Donald Trump, con cinque di questi che hanno consegnato una vittoria ai sostenitori della libertà religiosa nel caso Diocesi Cattolica Romana di Brooklyn contro Cuomo, conferendo a chi si oppone alle leggi per motivi religiosi un nuovo e ampio diritto di ignorarle.
Mamme e papà che hanno dato vita al caso “Mahmoud contro Taylor” sostengono che le scuole debbano informarli se i loro figli riceveranno “istruzioni su genere e sessualità in violazione delle convinzioni religiose dei genitori“, chiedendo inoltre la possibilità di escludere i propri figli da tali lezioni. Ma la Costituzione americana non consente alle scuole di fornire agevolazioni nei confronti di una singola fede, se non fornisce le medesime agevolazioni ad altri gruppi religiosi o non religiosi. Se il caso passasse, una molteplicità di individui e/o gruppi potrebbero chiedere identico trattamento, dando forma all’inevitabile caos in classe. Immaginiano che una scuola pubblica offra pranzi kosher agli studenti ebrei che ne facciano richiesta, scrive come esempio Vox. Salvo circostanze attenuanti, dovrà anche offrire pranzi halal agli studenti musulmani, poiché il governo americano non può discriminare i musulmani a favore degli ebrei. Tale regola si applica anche agli studenti con convinzioni religiose particolari. Supponiamo che una scuola abbia un codice di abbigliamento che imponga a tutti gli studenti di indossare magliette bianche. Se la religione di uno studente lo obbligasse a indossare magliette rosse, e la scuola glielo permettesse, dovrebbe poi consentire ad un altro studente di una religione che indossa magliette blu di derogare al codice di abbigliamento. Con il via libera al caso “Mahmoud contro Taylor” i genitori d’America verrebbero sommersi da una valanga di scartoffie che li informerebbero in ogni minimo dettaglio di ogni lezione imminente dei propri figli. Sarebbe il delirio.
Nel 1948, in un caso simile, giudice Robert Jackson sentenziò: “Se dovessimo eliminare tutto ciò che è in contrasto con una qualsiasi di queste sette in guerra tra di loro o incoerente con una qualsiasi delle loro dottrine, lasceremo l’istruzione pubblica a pezzi“.
Nel 1987, la Corte ribadì la sentenza di Jackson pronunciandosi contro i proponenti del caso Bob & Alice Mozert v. Hawkins County Board of Education, che sostenevano come l’uso di poteri magici raffigurato nel Macbeth di Shakespeare offendesse le loro convinzioni religiose. In quel caso i genitori rivendicarono il diritto di scegliere cosa i loro figli potessero o meno leggere e imparare a scuola. Passati quasi 40 anni i conservatori d’America hanno deciso di riprovarci, chiedendo la cancellazione dell’identità LGBTQIA+ dall’istruzione pubblica d’America, seguendo quanto deciso da Ron DeSantis in Florida con la legge “Don’t Say Gay“, che vieta di trattare tematiche LGBTQIA+ tra elementari e medie.
