La definizione “coming out”, comunemente associato all’esperienza delle persone LGBTIAQ+, indica l’atto di rivelare una verità personale spesso tenuta nascosta per timore di giudizi o incomprensioni. Nel contesto cristiano queer, si parla di un “coming out di Gesù Cristo” per descrivere il momento in cui Gesù, presentato al Tempio da Maria e Giuseppe, si mostra al mondo come il Messia promesso, rompendo ogni schema e aspettativa dell’epoca.
La Candelora, celebrata il 2 febbraio, commemora la Presentazione di Gesù al Tempio, quando Maria e Giuseppe offrirono il bambino e Simeone ne riconobbe la natura divina. Il nome deriva dalla benedizione delle candele, simbolo di Cristo luce del mondo. È intesa spesso come passaggio dall’inverno alla primavera, metafora di rinnovata speranza e luce. Per i cristiani queer, simboleggia il primo “coming out” di Gesù, annunciando un amore inclusivo per tutti.

C’è poi la Juta dei Femminielli, celebrazione che nacque, secondo la leggenda, quando la Madonna di Montevergine nel 1256 salvò due giovani omosessuali condannati a morire. Il miracolo rivelò tolleranza divina, e i femminielli divennero devoti della Vergine nera. Si ricordi che già prima di Cristo, i Coribanti, eunuchi di Cibele, rinascendo, offrirono il proprio sesso alla dea. Alla celebrazione della Candelora 2025l’altro ieri c’erano Priscilla. Vladimir e Cecchi Paone (qui la cronaca).
Secondo il Vangelo di Luca (2,22-40), quaranta giorni dopo la nascita, i genitori portarono Gesù a Gerusalemme per offrire un sacrificio, secondo la legge di Mosè. Fu in quell’occasione che due figure profetiche, Simeone e Anna, riconobbero nel bambino la luce destinata a illuminare i popoli. Per i cristiani queer, questo evento diventa il simbolo di un primo, straordinario “uscire allo scoperto”: Gesù viene “presentato” a una comunità che non si aspettava un Messia così umile e vicino agli ultimi.

Ma in che senso si può definire questa presentazione un “coming out”? La chiave sta nel tema dell’autenticità. Proprio come una persona LGBTIAQ+ trova la libertà nel dichiarare apertamente la propria identità, Gesù manifesta la sua natura divina e umana, scardinando l’idea di un Messia potente secondo le convenzioni del tempo. Nella prospettiva queer, questo gesto diventa un invito all’accoglienza e all’amore senza barriere, una rivoluzione sociale e spirituale che parla al cuore di chiunque si senta escluso o incompreso.
Il “coming out di Cristo”, dunque, non è solo un’immagine simbolica. È un richiamo concreto a vivere la propria verità con coraggio, senza temere il giudizio di una legge che potrebbe considerarci “impuri” o “sbagliati”. Maria, pur essendo la Madre di Dio, si è sottoposta a un rito di purificazione previsto dalla cultura dell’epoca, eppure quel bambino, nato in una semplice mangiatoia, è stato proclamato salvezza universale.
Invitiamo a leggere l’articolo dedicato all’argomento dal Progetto Gionata (qui il loro pellegrinaggio LGBTIAQ+ durante ol Giubileo?):
In the candlemath with the purification of Mary and the coming out of Jesus
