Queer American Natives: la libertà di genere distrutta dagli europei

Ecco chi erano i Due Spiriti degli Indiani d’America, gli esseri divini posti tra un genere e l’altro, portatori di uno sguardo più ampio sulle cose.

Prima che i conquistatori europei assumessero il controllo del Nord America, i nativi erano un modello esemplare di gender fluid, privi delle rigide partizioni di genere occidentali. Per gli indiani d’America non c’erano infatti regole fisse che gli uomini e le donne erano tenuti a rispettare per poter essere considerati membri “normale” di una loro tribù. Di più: in quella cultura le persone che mostravano caratteristiche sia maschili che femminili venivano viste come dei doni della natura, in grado di vedere tutti i lati delle cose, riunendo in sé diverse prospettive. Tutte le comunità di nativi riconoscevano ben cinque identità di genere: femmina, maschio, Due spiriti femminile, Due spirito maschile e Transgender.

La figura del Due Spiriti è molto suggestiva e ricca di elementi interessanti. Ogni tribù aveva proprio termine specifico per riferirsi ad essa. I Navajo si riferivano ai Due spiriti chiamandoli nadleehí” (“uno che si trasforma”), tra i Lakota erano definititi winkte” (indicativo di un maschio che ha l’impulso a comportarsi come un femmina), tra i Cheyenne invece hemaneh” (“mezzo uomo mezza donna”) a Cheyenne. Lo scopo della parola “Due Spiriti” (Two Spirit) – parola inglese introdotta per definire dall’esterno il senso che queste figure avevano per le varie tribù – è quello di essere usato come un termine universale ma non sempre è traducibile col medesimo significato nelle diverse lingue native.

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La tradizione dei Due Spiriti scosse molto i conquistatori ed è stata infatti una delle prime cose che gli europei hanno cercato di nascondere e distruggere. Alcuni sostengono che la tradizione dei Due Spiriti fu estirpata molto velocemente, prima che potesse finire nei libri di storia. Un’azione simile fu portata avanti dai monaci cattolici spagnoli, che distrussero la maggior parte dei codici aztechi per sradicare le credenze dei nativi analoghe a quella dei Due Spiriti. In un caso come nell’altro, i nativi americani furono costretti a vestirsi e agire secondo i ruoli di genere occidentali.

Uno dei più celebri Due Spiriti nella storia fu un guerriero Lakota, Osh-Tisch (ovvero “Li trova e li uccide”).

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Osh-Tisch nacque maschio e sposò una donna, ma indossava abiti femminili e viveva la sua quotidianità da donna. Il 17 giugno del 1876 diventò famoso salvando, con un atto di grande coraggio, un suo compagno di tribù durante la battaglia di Rosebud Creek.

È importante sottolineare che nelle culture dei nativi americani le persone venivano valutate per il loro contributo alla tribù e non per la loro mascolinità o femminilità. I genitori non assegnavano un’identità di genere rigida ai loro bambini e anche l’abbigliamento per i piccoli tendeva a essere neutro. Non c’erano idee o preconcetti particolari su come una persona doveva amare, era semplicemente un atto naturale che avveniva senza giudizio.

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In assenza di stigma sociale, se si era un Due Spiriti non si subivano violenze o fenomeni di emarginazione. Anzi: i Due Spiriti, prima che i nativi venissero in contatto con gli europei, erano addirittura venerati e le famiglie in cui nascevano erano considerate fortunate. Si pensava che fossero in grado di vedere il mondo, allo stesso tempo, attraverso gli occhi di entrambi i sessi. Erano considerati dei privilegiati.

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Purtroppo l’influenza religiosa però molto velocemente portò un grave pregiudizio contro “la diversità di genere” e così chi si collocava in modo non definito nello spazio tra maschile e femminile fu costretto a normalizzarsi, venendo confinato in modo netto in un genere sessuale. Oppure i Due Spiriti avevano la possibilità di vivere in clandestinità, nel timore di essere scoperto o, ancora, potevano scegliere di porre fine alla loro vita. Molti scelsero proprio di morire piuttosto che rinunciare alla loro natura.

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4 commenti su “Queer American Natives: la libertà di genere distrutta dagli europei

  1. Va bene l’articolo pro trans e gay, ma chi l’ha scritto dovrebbe studiare un po’, i nativi americani facevano sacrifici umani agli dei strappando il cuore da persone vive. A me non pare un modello di civilità, ma va tanto di moda il terzomondismo…. ma poi un gay è uno che si innamora di persone del proprio sesso non è una donna.

    1. Peccato lei aveva iniziato così bene l’intervento ma poi è scaduto nel considerare a caso uno dei lati negativi di una civiltà estinta dalla nostra. Come se questo portasse negatività sull’assenza di imposizioni di genere. Se è per questo noi abbiamo messo in manicomio donne perché “isteriche” o “ninfomani” fino a 100 anni fa, abbiamo bombardato due città col nucleare perfettamente consci di quello che sarebbe successo, andando un pò indietro nel tempo si bruciavano al rogo persone per le loro opinioni.
      Bisogna imparare dagli errori e dai pregi delle civiltà e delle culture sia passate che presenti, questo è il concetto che sta alla base dell’articolo.

      Piuttosto mi piacerebbe avere qualche fonte ufficiale per le cose scritte nell’articolo.

  2. Che bello dev’essere saper indicare con tanta sicumera il cattivone di turno: è una disposizione d’animo che per quanto imbecille rimpiango spesso di non avere. Con questo egregio editorialino si sono dimostrate inequivocabilmente un sacco di cose: 1)che la teoria queer non è basata sui deliranti vagheggiamenti di qualche madame borghese annoiata in vena di speculazioni, 2)che seguendone pedissequamente i dettami, come i buoni nativi americani, gli esseri umani si dimostrerebbero slegati da ogni determinazione biologica -“metti i vestitini neutri ai creaturi e vedrai che non avranno genere di appartenenza”- (consiglio la visione di Brainwash: Nature or Nurture per capire di quale immensa fuffa si tratti); 3)che i cattivoni veri, il vero e solo cancro che ha infettato il mondo ed ha impedito a noi tutti di vivere in un fabolous arcobaleno di fiocchi di neve speciali è la chiesa cattolica: quella mefitica, pedofila, pederasta, ignobile chiesa cattolica che commissionava al Caravaggio e che amnistiava il Cellini. Non c’è che dire: qui il buon Bazzi manda a casa Foucault 6-0 6-0, pubblicazione accademica col tocco in vista.

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