È il blitz d’agosto. Per far passare in sordina un provvedimento ideologico e repressivo verso le persone trans. Un attacco normativo alla comunità LGBTIAQ+ nascosto tra i bollettini delle vacanze. Preludio dell’allineamento del Governo Meloni alla transfobia di Stato che si è già insediata negli Stati Uniti di Trump e nel Regno Unito del laburista Starmer.
Il 5 agosto il governo italiano, su proposta del Ministro della salute Schillaci e del Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Roccella, ha approvato un disegno di legge che introduce “disposizioni per la appropriatezza prescrittiva e il corretto utilizzo dei farmaci per la disforia di genere“. Cosa significa? È l’impostazione stessa del disegno di legge a inquietare. Perché sposta la legittima attenzione delle istituzioni: dalle procedure di utilizzo dei farmaci, alla vita del singolo cittadino, che finirebbe listato in quella che pare una vera e propria schedatura di minori italiani con varianza di genere.
Il ddl paventa anche l’intervento di presunti organi di garanzia di nomina politica che potrebbero intervenire caso per caso, sul singolo soggetto in terapia, configurando l’ombra spaventosa di uno Stato etico. Che scavalcherebbe gli organi scientifici preposti, e opporrebbe i propri insindacabili giudizi etico-morali (politici) alle procedure medico-cliniche che ad oggi salvano la vita di molte giovani persone italiane.
Secondo le associazioni LGBTIAQ+ si tratta di una vera e propria schedatura di minori trans (qui abbiamo raccolto tutte le reazioni), che sarebbero trattati “come criminali“. Roberta Parigiani, portavoce Movimento Identità Trans, denuncia come il ddl Schillaci-Roccella stabilisca una centralizzazione dei dati clinici e personali nelle mani dell’AIFA (associazione italiana farmaco), i cui componenti, sottolinea Parigiani, “sono in parte di nomina politica”.
Una commistione pericolosa – secondo il movimento T – tra sorveglianza medica e controllo governativo. “La domanda non è se possiamo fidarci: sappiamo già la risposta. Ci si vuole togliere il diritto all’infanzia e all’adolescenza trans”.
Puntuale è arrivata la provocazione della destra muscolare, formalizzata nelle parole della garante dell’infanzia nominata dal governo, Marina Terragni, secondo la quale “la terapia affermativa sui minori può definirsi pratica omofobica”. Anche Pro Vita si è fatta sentire, con un post irrispettoso verso la stessa Parigiani, che ha ricevuto la solidarietà del movimento LGBTIAQ+.
Nell’occhio del mirino c’è la triptorelina, un farmaco già ampiamente utilizzato su adulti (cancro alla prostata, endometriosi e fibromi) ma anche su minori, sui quali da tempo viene impiegato per bloccare la pubertà precoce. Eppure, soltanto ora che la triptorelina viene utilizzata per salvare la vita a giovani e giovanissim* trans che potrebbero accanirsi sul proprio corpo, il farmaco diventa ostaggio di un ddl repressivo, a suggello dell’accanimento transfobico della maggioranza. Guida alla triptorelina qui >
Non è finita. La persecuzione verso la comunità LGBTIAQ+ ha visto una seconda accelerazione, con le audizioni parlamentari dei rappresentanti della società civile transgender il 7 agosto. Dall’incontro – relegato nel pieno dei giorni di disattenzione mediatica da vacanza, a conferma di una chiara volontà di invisibilizzazione – è giunta una comunicazione congiunta del collettivo Trans Agenda (che riunisce 20 realtà transgender) nei quali i disegni di legge Valditara, Amorese e Sasso vengono smontati, e accusati di violare la Costituzione e la Convenzione Europea dei Diritti Umani.
Le audizioni parlamentari sono stati richieste a gran voce da PD, M5S e AVS. Il governo infatti finora aveva aperto un tavolo tecnico inter-ministeriale di osservazione sull’Ospedale Careggi di Firenze, eccellenza per le varianze di genere su* minori, senza mai consultare associazioni e rappresentanti dell* cittadin* trans italian*.
Le associazioni hanno contestato il DDL Valditara, che dà ai genitori un potere di veto su attività legate ad affettività, sessualità e identità; il DDL Amorese, che vieta l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole; e il DDL Sasso, che limita la carriera alias a chi ha già avviato la rettifica anagrafica. Il leghista Rossano Sasso – l’uomo della destra che disse “vieteremo l’ideologia gender a scuola” – ha attaccato le opposizioni accusandole di voler “sostituire mamme e papà con attivisti trans e LGBT” e ha difeso i testi definiti “baluardo contro derive pericolose”.
La transfobia di Stato è il nuovo fronte delle democrazie occidentali. Il 16 aprile 2025, la Corte Suprema del Regno Unito ha stabilito che, ai sensi dell’Equality Act 2010, i termini “donna” e “sesso” vanno intesi solo in base al sesso biologico, escludendo le persone transgender anche se fossero già in possesso del Gender Recognition Certificate. La decisione si inserisce in un contesto internazionale di governi che promuovono visioni bioconservatrici e restrittive. Negli USA di Trump si torna a una concezione binaria del sesso, con ben 67 provvedimenti anti-LGBTIAQ+ nel solo 2025, quasi tutti incentrati sulle persone trans. In Ungheria Orbán ha fissato per legge il genere al dato biologico. Altri Paesi – dalla Georgia alla Serbia – seguono a ruota, facendo dell’identità di genere il nuovo bersaglio politico.
Una notizia di questi giorni fornisce un esempio lampante su come la transfobia di Stato stia penetrando le democrazie liberali e come essa trovi nello sport, da sempre strumento di propaganda politica, una piattaforma preziosa nella guerra alla dignità civile (e giuridica) delle persone trans. In Gran Bretagna, la Premier League (serie A britannica) ha interrotto la partnership con Stonewall, storica ong LGBTQ+, sulla scia dello scontro politico e mediatico sulle persone trans. La rottura si inserisce nel clima acceso dalla sentenza della Corte Suprema che ha ristretto la definizione legale di “donna” al sesso biologico assegnato alla nascita: che ha segnato la vittoria dell’apertamenteo transfobica JK Rowling, ma che ha anche registrato il favore del prime minister laburista Starmer. In linea con questa visione, la Football Association (federazione calcio britannica) ha vietato alle donne trans di giocare nel calcio femminile, seguendo una tendenza già adottata anche dal rugby. Negli Stati Uniti Donald Trump ha da poche ore confermato il divieto alle atlete trans di recarsi negli Stati Uniti per gareggiare, provvedimento che getta un’ombra transfobica inquietante sui Giochi Olimpici di Los Angeles 2028. Il presidente USA si è stupito perché i giornalisti non avrebbero celebrato a sufficienza una scelta che non può che essere definita per quello che è: transfobia di Stato.

Continuo a ribadire che abbiamo quello che ci meritiamo, votando in una certa direzione!!!