Disability Pride Month: perché è importante

Luglio è il mese del Disabilty Pride: cosa è fondamentale sapere?

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Andreas Solaro/Agence France-Presse — Getty Images
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Non so se lo sapete, ma in caso non è mai troppo tardi: Luglio è il Disability Pride Month. Di cosa si tratta? Esattamente come suggerisce la parola è un mese per celebrare, divulgare, e sensibilizzare l’inclusione delle persone disabili. Se durante il Pride Month si celebra l’appartenenza al mondo LGBTQIA+ – manifestando e festeggiando per richiedere pieni diritti dalla società – il Disability Month fa lo stesso parlando di disabilità (chiarendo che le due situazioni non sono affatto separate, ma al contrario, si muovono di pari passo con intersezionalità).

 

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Ma come nasce il Disability Pride Month? La prima parata dedicata al Disability Pride è nel 1990 a Boston, subito dopo che il 26 Luglio dello stesso anno, il presidente George Bush ha firmato l’ADA (Americans with Disabilities Act): il testo si presenta con l’obiettivo comune di tutelare le persone disabili contro ogni discriminazione, partendo dall’obbligo per ogni datore di lavoro di permettere piena accessibilità in ogni luogo pubblico, a chiunque (e quindi non solo esclusivamente corpi abili).

E in Italia? Il Disabilty Pride è arrivato anche nel nostro paese nel 2015, inizialmente sotto il titolo “Handy Pride” grazie a Carmelo Comisi, presidente all’epoca del Movimento Vita Indipendente Sicilia. Nel 2016 a Palermo la manifestazione prese il nome di Disability Pride, in concomitanza con quella di New York, e replicata l’anno successivo a Napoli. Quest’anno a Milano, il 3 Luglio – subito dopo il Milano Pride 2022 – si è tenuto il Disability Pride Milano, marcia collettiva dalla Stazione Centrale all’Arco della Pace, organizzata dalle associazioni Disabili Pirata e Abbatti Le Barriere.

Ma perché è fondamentale sensibilizzarsi e informarsi a riguardo? Perché la liberazione dei corpi non conformi, delle persone queer, e di ogni gruppo marginalizzato non è auspicabile, se non includiamo anche il punto di vista e l’esperienza delle persone disabili e neurodivergenti.  Oltre a rendere tutti gli spazi pubblici accessibili ad ogni corpo – obiettivo sottolineato e approfondito nella nostra intervista a Simone Valente, impegnato quest’anno con il Sonda Pride – le persone disabili e neurodivergenti meritano spazio e voce in capitolo, senza la costante infantilizzazione di una società che romanticizza un’esperienza che non conosce davvero, se non attraverso un occhio privilegiato e sistematicamente abilista.

 

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Ma cos’è davvero l’abilismo? Nelle parole dell’attivista e scrittrice Marina Cuollo: “L’abilismo è la discriminazione nei confronti delle persone con disabilità, più in generale presupporre che tutte le persone abbiano un corpo “abile”.  Come altre forme discriminatorie, anche l’abilismo nasce da una serie di stereotipi e pregiudizi culturali che hanno origine da un’idea di superiorità del corpo “abile”.

Il Disability Month ha l’obiettivo di ricordarci tutto quello che dobbiamo smettere di assecondare:  evitare parole come handic*ppato o rit*rdato (sia seriamente che tantomeno ironicamente), sfuggire alle narrazioni pietistiche e i sensazionalismi dei media che perpetuano un’idea tragica della disabilita (facendo sentire sollevato e rassicurato chi non ce l’ha), smetterla di considerare le persone disabili come imprevisti o martiri, corpi asessuati senza pulsioni o desideri, (super)eroi o creature speciali a cui ispirarsi, ma al contrario, esseri umani a trecentosessanta gradi, in grado di autoaffermarsi e autodeterminars, con lo stesso spazio, voce, e  dignità di chiunque altro.

Leggi anche: C’è un problema con il tram arcobaleno di Milano: è inaccessibile alle persone con disabilità motorie

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