L’omicidio di Charlie Kirk per mano di un 22enne bianco, cisgender figlio di conclamati repubblicani ha scatenato una reazione furente e menzognera da parte dei conservatori di tutto il mondo, da giorni in prima linea nel ribaltare la verità dei fatti pur di accusare chiunque si opponga alle loro divisive politiche.
Se la notizia di un bossolo di proiettile del killer Tyler Robinson con sopra scritti slogan pro-trans è stata smentita, nella notte di sabato è arrivato il lancio di FoxNews relativo a Lance Twiggs, co-inquilina trans di Tyler etichettata come sua possibile “compagna”. Peccato che Tyler avesse più co-inquilini, di cui però nessuno conosce i nomi perché semplicemente cisgender, e che Lance abbia fornito informazioni utili all’FBI per portare avanti l’indagine.
A confermarlo alla CNN il governatore repubblicano dello Utah, Spencer Cox: “La sua coinquilina era sua partner sentimentale, un uomo in transizione verso la femminilità”. “È stata incredibilmente collaborativa, non aveva idea di cosa stesse succedendo e in questo momento sta collaborando con gli investigatori”. “So che tutti vogliono sapere esattamente perché e puntare il dito. E lo capisco perfettamente. Lo capisco anch’io, quindi voglio solo stare attento, dato che non ho letto tutte le trascrizioni dell’interrogatorio, quindi dovremo aspettare e vedere cosa verrà fuori”.
Con l’assassinio di Charlie Kirk la povera Twiggs non c’entra niente, ma la stampa di destra ha subito azzannato la notizia per rilanciare l’odio nei confronti di una comunità mai come in questo momento sott’attacco. Anche se non soprattutto presidenziale.
Se Donald Trump ha partorito un’infinita serie di ordini esecutivi transfobici da quando è tornato alla Casa Bianca, suo figlio Donald Trump Jr. è andato al The Megyn Kelly Show l’11 settembre scorso per definire “terroristi” le persone trans d’America.
L’attacco transfobico di Donald Trump Jr.
“Non saprei dire, probabilmente includendo Al-Qaeda e i talebani, un gruppo più violento del movimento trans radicale”.
Non contento, Trump jr. ha affermato che potrebbero esserci altre “uccisioni di massa” non note al pubblico, “perché non è permesso parlare della verità”. “Sono sicuro che le persone siano completamente sane di mente dopo essersi fatte di ormoni somministrati loro da qualche medico fanatico dei capelli arcobaleno, perché pensano che gli uomini possano in qualche modo magicamente diventare donne“, ha concluso sarcasticamente, per poi sostenere che la violenza e l’incitamento all’odio provengano solo da sinistra.
Un messaggio vittimistico e surreale che rimbalza tra le destre di tutto il mondo, Italia in testa con Giorgia Meloni e Matteo Salvini a braccetto, mentre proprio da destra continuano ad incitare all’odio. In realtà, come ampiamente dimostrato, la stragrande maggioranza degli autori di sparatorie di massa d’America è stata compiuta da uomini cisgender: il 98%, dal 1966 ad oggi, secondo quanto riportato dal Rockefeller Institute of Government.
Non è neanche la prima volta che Trump Jr. accusa le persone trans di violenza. “È come se il movimento transgender radicale fosse la minaccia terroristica interna più violenta, se non in America, probabilmente nel mondo intero… perché ci sono tutti questi tiratori, assassini, in una popolazione così piccola”, ha dichiarato a giugno, calpestando statistiche ufficiali che dicono tutt’altro. Ma dinanzi a giornalisti che non sanno cosa sia il fact-checking qualunque fake news può diventare verità se ripetuta e mai contraddetta o sbugiardata.
Il megafono transfobico di Megyn Kelly
Megyn Kelly, volto della destra catodica d’America, ex commentatrice FoxNews e ora youtuber da milioni di follower, ha dato ragione al figlio del presidente USA, continuando a divulgare la falsa notizia che Charlie Kirk avrebbe inciso dei proiettili con frasi pro-transgender, per poi aggiungere:
“C’è un gruppo in particolare che ultimamente si aggira uccidendo americani in nome dell’ideologia transgender, e si tratta di attivisti o individui transgender o di coloro che proclamano di esserlo. Questo non significa che siano tutti assassini, ma c’è una percentuale particolarmente alta di coloro che commettono crimini al giorno d’oggi, ed è responsabile e importante dirlo”. “Non puoi dire nulla sulla questione transgender perché sono così instabili che potresti spingere qualcun altro a farlo, o perché appartengono alla categoria protetta che non può essere criticata, o perché se lo fai sei un bigotto”. “Quante volte questa parola è stata usata contro di me per aver detto la verità sull’ideologia di genere radicale?”.
Monica J. Romano denuncia la caccia alle streghe
Parole che non hanno alcun riscontro con la realtà, a voler confermare la persecuzione in atto nei confronti della comunità trans da parte dell’amministrazione Trump e della destra internazionale che ha trovato il suo spauracchio da dare in pasto al proprio elettorato.
Una caccia alle streghe, come denunciato sui social dalla Vicepresidente Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili presso il comune di Milano Monica J. Romano, “funzionale alla propaganda dell’estrema destra americana che da tempo punta a patologizzare e demonizzare le persone trans, rappresentandole come pericolose o malate psichiatriche”.
“Ma essere trans è una condizione personale, come avere gli occhi chiari o essere mancini. Non è un’ideologia né una colpa. Basta con la politicizzazione delle nostre vite“, ha aggiunto Romano, che ha sottolineato come “chi usa ogni fatto di cronaca per gettare fango sulle nostre vite non cerca verità né giustizia, ma solo consenso sulla pelle di una minoranza. È il momento di denunciare questo clima tirando fuori un po’ di coraggio, prima che la caccia alle streghe passi dai discorsi d’odio ai fatti d’odio. Penso che nessuno di noi voglia ritrovarsi a commentare episodi riguardanti persone trans picchiate o addirittura uccise da chi si convince che siamo un pericolo sociale. Il vero pericolo sociale sono coloro che alimentano la narrazione antitrans. Ed è ora di dirlo ad alta voce, senza timidezze e senza balbettii”.
Le Transatlantike in difesa di Roberta Parigiani
Sull’assassinio di Charlie Kirk hanno preso parola anche Le Transatlantike, rivista on line realizzata da una redazione unicamente composta da persone trans, che hanno ricordato come Kirk fosse un predicatore d’odio e non un difensore della democrazia. “Se semini odio questo odio prima o poi ti torna indietro“, aveva commentato Roberta Parigiani, portavoce del Movimento Identità Trans, finita ancora una volta sott’attacco della destra di governo con l’onorevole leghista Sasso, che l’ha “misgenderata” e diffuso le sue foto. Parigiani è stata travolta dalle minacce dagli insulti. Un vero e proprio linciaggio mediatico che ha costretto l’attivista a presentare più di una denuncia alla polizia postale.
“Cosa succede quando si fa politica sulla pelle delle persone? Si scatena una guerriglia sociale, alimentando odio e pregiudizio, e parlare di democrazia è quanto di più distante da questo“, hanno scritto Le Transatlantike. “Oggi si discute se provare o meno cordoglio per la morte di un uomo che ha fatto carriera diffondendo odio contro le soggettività marginalizzate. Non pensiamo che sia giusto che Kirk sia stato a$$4ssinat0, ma tutto questo è anche conseguenza di quel clima d’odio che lui stesso ha alimentato. Un odio che da anni produce violenza, esclusione, proiettili metaforici e reali contro la nostra comunità, ma non solo. Eppure, proprio a chi subiva da lui attacchi quotidiani, oggi si chiede di provare empatia. La stessa empatia che Kirk disprezzava pubblicamente. Non è brutto non provare empatia per chi la tua esistenza l’ha sempre negata. Il brutto è ciò che sta accadendo a Roberta Parigiani: insulti, minacce, un linciaggio mediatico scatenato dall’onorevole Sasso che l’ha data in pasto ai social. Il vero orrore qui non è l’assenza di cordoglio. Il vero orrore è che si usi il proprio potere politico per perseguitare una cittadina“.
