Famiglie di militari fanno causa a Trump per il divieto alle terapie di affermazione di genere

A pochi mesi dal clamoroso via libera della Corte Suprema arrivano le prime grane legali per l'amministrazione Trump e il suo transfobico divieto militare.

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Le persone trans nell'esercito USA sono circa 15.500: hanno diritto all'assistenza sanitaria, contrariamente a quanto richiesto dal Presidente Trump.
Le persone trans nell'esercito USA sono circa 15.500: hanno diritto all'assistenza sanitaria, contrariamente a quanto richiesto dal Presidente Trump.
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Tre famiglie di militari statunitensi hanno fatto causa al Dipartimento della Difesa per la politica imposta da Donald Trump che impedisce alle cliniche o alle assicurazioni militari di coprire le cure di affermazione di genere.

Militari trans USA, prime cause per Donald Trump

Il caso, Doe contro Dipartimento della Difesa, è stato ufficialmente depositato presso la Corte Distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto del Maryland da GLBTQ Legal Advocates & Defenders (GLAD Law) e dal National Center for LGBTQ Rights (NCLR) per conto di tre militari e delle loro famiglie. I querelanti, che pubblicamente utilizzano pseudonimi a tutela della loro privacy, da oltre un decennio avevano ottenuto l’assistenza per i loro figli transgender tramite il sistema sanitario militare, prima che l’amministrazione Trump lo proibisse.

Il presidente Trump ha illegalmente oltrepassato la sua autorità interrompendo bruscamente l’assistenza medica necessaria alle famiglie dei militari“, ha dichiarato Shannon Minter, Direttore Legale del NCLR, come riportato da The Advocate. “Questa illegale direttiva fa parte di un pericoloso schema di questa amministrazione che ignora i requisiti legali e abbandona i nostri militari“.

Lo scorso febbraio il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha emanato una norma che vieta l’assistenza medica di affermazione di genere per i militari transgender e impedisce nuovi arruolamenti di persone con una storia di disforia di genere. La norma recita: “Con effetto immediato, tutti i nuovi arruolamenti per persone con una storia di disforia di genere vengono sospesi e tutte le procedure mediche non programmate, programmate o pianificate associate all’affermazione o alla facilitazione di una transizione di genere per i militari vengono sospese“.

Gli ordini transfoboci di Hegseth sono stati temporaneamente bloccati da una corte federale lo scorso aprile, perché giudici hanno ritenuto simili restrizioni incostituzionali. Ma nel mese di maggio il Vice Segretario alla Difesa per la Sanità, il Dott. Stephen Ferrara, ha comunque dato il via libera a procedere con le restrizioni.

Le politiche del Pentagono sono state emanate parallelamente all’ordine esecutivo di Donald Trump, che vieta del tutto ai soldati transgender di prestare servizio all’interno dell’esercito. Tra mille e polemiche la Corte Suprema degli Stati Uniti ha consentito all’amministrazione di far rispettare il divieto, in attesa di eventuali cause legali. Che adesso, inevitabilmente, arriveranno a pioggia. La Corte non si è ancora espressa sulla costituzionalità dell’ordine trumpiano, limitandosi per ora a renderlo attivo dopo i primi stop imposti da altri tribunali. Le motivazioni non sono state rese note. Su nove giudici, tre dei quali eletti da Donald Trump nel suo primo mandato presidenziale, i sei conservatori hanno votato a favore, mentre i tre progressisti contro.

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 Transfobia alla Casa Bianca

Si tratta di un radicale capovolgimento della politica sanitaria militare e di un tradimento delle famiglie dei militari che si sono sacrificate per il nostro Paese“, ha dichiarato Sarah Austin, avvocato dello studio legale GLAD. “Quando un militare è in missione e si concentra solo sulla missione, merita di sapere che la sua famiglia sia tutelata. Questa amministrazione ha fatto marcia indietro su questa promessa fondamentale e ha messo i militari a rischio di perdere l’accesso all’assistenza sanitaria di cui i loro figli hanno disperatamente bisogno”.

Dopo il contestato via libera ottenuto dalla Corte Suprema, a metà maggio il Pentagono ha annunciato l’allontanamento di circa 1000 persone trans dall’esercito, concedendo un mese di tempo a tutti le altre per dimettersi spontaneamente.  Su poco più di 2 milioni di membri attivi nelle forze armate statunitensi, le persone dichiaratamente trans in servizio attivo nella Guardia Nazionale e nelle riserve sarebbero appena 4.240. O almeno questo dicono i dati diffusi dal Dipartimento della Difesa, seppur molte associazioni parlino di circa 15.000 persone trans all’interno dell’esercito a stelle e strisce. Sean Parnell, portavoce del Pentagono, ha parlato di “processo di separazione volontaria” da parte di tutti i dimissionari in arrivo, ma di volontario c’è poco o niente. Chi non dovesse “volontariamente” andarsene rischierebbe di perdere la pensione, l’indennità e il congedo onorevole. Siamo di fatto alle minacce. Se non te ne vai perdi tutto.

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