Europee 2024, intervista a Monica Romano: “Femminismo, diritti e lavoro al centro, perplessa su Tarquinio candidato PD”. E a Vannacci dice che…

"Da destra un attacco strumentale, ideologico e vergognoso sulle vite delle persone trans". "In Europa stiamo rischiando le nostre libertà. Civili e democratiche. "Lavoro, uguaglianza di genere e diritti al centro della mia agenda politica".

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Europee 2024, intervista a Monica Romano: “Femminismo, diritti e lavoro al centro, perplessa su Tarquinio candidato PD". E a Vannacci dice che... - Monica J. Romano - Gay.it
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Prima storica consigliera transgender di Milano, attualmente componente della Direzione Nazionale del Partito Democratico, laureata in Scienze Politiche con specializzazione in Relazioni Industriali e Gestione delle Risorse Umane, e con Master in Diversity Management e Gender Equality della Fondazione Giacomo Brodolini, Monica J. Romano si è occupata per quasi quindici anni di gestione delle risorse umane, specializzandosi in diversity management. Da oltre 25 anni militante per i diritti delle persone LGBT+, Romano è candidata alle elezioni europee che si terranno dal 6 al 9 giugno tra le fila del Partito Democratico.

Ad un mese esatto dal voto abbiamo intervistato l’attuale vicepresidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili a Palazzo Marino.

È stata la segretaria Pd Elly Schlein a proporti la candidatura. C’è stato un attimo di tentennamento o hai subito accettato la sfida europea?

“C’è stato un attimo di stupore e meraviglia. È stata una proposta per me totalmente inaspettata, a cui ho risposto di sì senza esitazioni perché nel 2023 qui su Milano sono stata una sostenitrice attiva della segretaria Schlein, ho molto sostenuto la sua mozione e credo in questa segreteria. Ad una proposta fatta direttamente da lei, non potevo dire di no”.

Sei stata una delle poche esponenti del Pd ad essersi esposta contro la candidatura di Marco Tarquinio, ex direttore dell’Avvenire dichiaratamente contrario all DDL Cirinnà, alla legge contro l’omobitransfobia, alla GPA, all’aborto, al matrimonio egualitario, alla trascrizione dei figli nati all’estero da coppie dello stesso sesso. È una candidatura che imbarazza? Potresti ritrovartelo a Bruxelles.

“Storicamente il Pd è una realtà che mette insieme sensibilità anche molto diverse e distanti. Io ho espresso pubblicamente le mie perplessità perché sono solita ad espormi, ho sempre trovato il coraggio di dire cose anche impopolari, ma per fare politica e cambiare modalità all’interno del partito trovo sia necessario avere il coraggio del dissenso. Dopodiché Tarquinio è stato confermato, oggi ha rilasciato un’intervista su LaRepubblica in cui ha ribadito la sua contrarietà all’aborto. Cosa posso dire? Oggi stesso io realizzerò dei contenuti social per fare una campagna che dica forte e chiaro “fuori gli obiettori dai consultori”. Le donne devono autodeterminarsi al 100%. C’è evidentemente un’eterogeneità tra le candidature proposte dal Pd, la sfida è farle stare insieme quando si diventerà un gruppo di lavoro, se tutto dovesse andare bene. Questa è la sfida, ma non è impossibile. Nel mio piccolo, come consigliera comunale a Milano ho sempre cercato il dialogo con persone e figure politiche che hanno fatto percorsi molto diversi, che vengono dall’attivismo cattolico. E in alcuni casi ha funzionato. Se andiamo a vedere chi ha votato la mozione che ha poi fatto approvare le carriere alias in comune, nei voti favorevoli troviamo anche figure politiche che vengono dall’attivismo politico. Forse è più faticoso, mettersi in un contenitore come quello del Pd, ma far politica significa anche mettersi in condizione di dialogare, coltivare l’arte del compromesso. Mi auguro, se sarò eletta, di poter continuare con questa modalità, sempre più dialogante, aperta, e non condizionata dai pregiudizi. Anche se ovviamente, visti i posizionamenti non è sempre così semplice”.

Anche in Europa i diritti delle persone trans sono sempre più sotto attacco. Che rischio si corre, se l’Europarlamento dovesse svoltare sempre più a destra.

Corriamo un pericolo enorme. Possiamo estendere questo discorso a tutti i diritti civili e alla tenuta democratica all’interno dell’Unione Europea. È evidente che esista una deriva di democrazia illiberale di cui Orban è il massimo esponente e rappresentante, ed è evidente che molti Paesi, tra cui l’Italia, governati da estreme destre, trovino ispirazione rispetto a questo. La sfida delle europee che tutti tendono a prendere sotto gamba è epocale, perché stiamo rischiando le nostre libertà. Civili e anche democratiche. Vedo una generalizzata inconsapevolezza rispetto ai pericoli che corriamo“.

Grazie al tuo interesse la carriera Alias e il registro di genere sono diventati realtà al comune di Milano. Se dovessi essere eletta a chi lasceresti il tuo testimone? C’è ancora da lavorare a palazzo Marino.

C’è ancora tanto da fare. Rispetto a questa esperienza a Palazzo Marino una delle cose più belle che mi porterò a casa è l’aver incontrato due donne con cui ho fatto squadra da subito. E sono Elena Lattuada, delegata alle Pari Oppurtunità,  e Diana Alessandra De Marchi, consigliera del Pd e presidente della commissione pari opportunità e diritti civili, di cui io sono vicepresidente. Noi siamo diventate una squadra affiatata, lavoriamo in un’ottica intersezionale, partiamo dalle donne ma estendiamo sempre il più possibile l’ombrello dei diritti.  Milano è un laboratorio importante in questo senso, se dovessi vincere questa sfida ed essere eletta sarei serena, perché con queste due donne è nata una collaborazione forte. Questo ci insegna molto, rispetto al fatto che il femminismo intersezionale sia una via importante per tutte le battaglie che abbiamo a cuore. Senza il loro sostegno in Comune avrei fatto poco, per quanto ovviamente l’appoggio del Sindaco Beppe Sala non va mai dimenticato, non è secondario. Ma noi tre ci siamo fatte sentire“.

La guerra ideologica alla Triptorelina da parte del governo Meloni è sempre più dichiarata, con altre destre europee che vorrebbero bloccare la somministrazione di questo farmaco utilizzato nel trattamento delle persone minorenni transgender e gender non conforming.

Tra le altre cose proprio ieri è stata approvata una mozione leghista in Regione Lombardia su questo tema, per quanto edulcorata rispetto alla prima versione proposta. È in corso una strumentalizzazione ideologica sulla pelle dei ragazzi, delle ragazze, dei ragazzə. Una strumentalizzazione delle loro vite e delle loro famiglie, perché qui parliamo di interi nuclei familiari di fatto sotto attacco. Una strumentalizzazione che definirei vergognosa, spietata, perché non c’è pietas, un minimo di coscienza rispetto al fatto che si stanno attaccando persone che intraprendono delle terapie perché evidentemente devono far fronte ad un importante disagio. Bisogna definire quello che le destre stanno facendo, ovvero un attacco strumentale, ideologico, vergognoso e spietato, che passa sulle vite delle persone. Dopodiché sul tema degli adolescenti, dei minori e della triptorelina aggiungo che stiamo parlando di un tema di estrema delicatezza. Credo che ogni caso sia un caso a sè, ogni ragazzo, ogni ragazza, ogni nucleo famigliare è un caso a sè che va trattato con le giuste professionalità e competenze, senza interferenze da parte della politica. Non si può pensare di entrare a gamba tesa nella vita delle persone ipotizzando divieti calati dall’alto che non tengano minimamente conto delle storie di ognuno. È un attacco violento che non tiene conto della grande complessità che attraversano questi ragazzi e queste famiglie che dovrebbero poter fruire di un servizio di presa in carico con professionalità adeguate senza doversi sentire i bersagli di parlamentari e forze politiche. In un Paese normale questo sarebbe possibile“.

 

Nel tuo collegio, quello nordovest, sfiderai Roberto Vannacci, candidato per la Lega. Se avessi la possibilità di confrontarti pubblicamente con lui, dopo quasi un anno di incontinenza verbale da parte del generale, cosa gli diresti?

“Che ha costruito il suo “successo” grazie alla sua capacità di solleticare e tirar fuori il peggio dalle persone. Lui è stato premiato per aver insultato un’intera comunità, la nostra comunità. Grazie a questo è stato promosso, esprimendo un messaggio di odio, perché definirci anormali significa veicolare odio, checché lui ne dica. Purtroppo in Italia ancora oggi chi veicola questi messaggi viene premiato e candidato. Se avessi l’opportunità di parlargli, chiederei lui se non si vergogna un po’, se non ha vergogna. Se non c’è da qualche parte in lui un po’ di vergogna, un po’ di pudore, ma non mi aspetterei una sua risposta, in buona fede”.

Sempre nel tuo collegio, ma in casa Pd, c’è Alessandro Zan. Sareste oggettivamente uno splendido ticket per l’Europarlamento. Che tipo di rapporto c’è tra di voi? Potrebbe nascere un’agenda a due teste interamente dedicata ai diritti?

“Con Alessandro ho un rapporto splendido, bellissimo. L’anno scorso è uscito il mio ultimo libro e lui ha scritto la prefazione, è sempre stato nei miei confronti molto disponibile. Mi ha sostenuta, sempre. Questo per me, donna transgender, è un segnale molto positivo. Avendo avuto modo di conoscerlo sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla sua visione intersezionale. Ogni volta che sento parlare Alessandro lo sento parlare del privilegio, ad esempio, del famoso uomo cis, etero e bianco, ma anche in chiave femminista. Poi conosciamo tutte le sue battaglie legate alla legge contro l’omobitransfobia vergognosamente affossata. Sono molto contenta che sia candidato nel nord ovest, spero che questo ci dia la possibilità di fare eventi insieme, cosa che faremo il 30 maggio a Milano, e che possa consolidare un feeling che ci porti a lavorare insieme, e bene, per i diritti“.

Quali sono le urgenze dell’Unione, oltre ai diritti? Ci faresti una sintesi estrema dei punti per te importanti per l’UE?

“Sono tanti e variegati. Penso che per candidarsi alle europee sia necessario mettere al centro anche la competenza. Abbiamo visto spesso persone elette che non avevano competenze da spendere. Personalmente mi sto impegnando in campagna elettorale per dare centralità ai temi che conosco molto bene, e tra questi c’è il lavoro. Da più di 15 anni mi occupo di gestione del personale, ricerca, selezione, formazione.  L’Unione Europea deve fare e dare molto, per spingere il più possibile per un’idea di lavoro giusto, equamente retribuito. Il tema del salario minimo è un tema assolutamente centrale, ieri ho firmato i quesiti referendari proposti dalla CGIL per l’abrogazione di alcune norme del Jobs Act, tra questi 4 quesiti ce n’è uno molto importante dedicato alla sicurezza sul lavoro, tema orfano di cui i giornali parlano poco, ma c’è una strage in corso.  L’UE, attraverso le sue direttive e operazioni di incentivazione e disincentivazione, può favorire un mercato di lavoro più tutelante. Senza dimenticare tutto il mondo delle piccole medio imprese, delle alte professionalità rassegnate alle partite iva. Mondi che hanno bisogno di aiuti, strumenti ad hoc. È importante non cadere nella contrapposizione tra lavoratori dipendenti e non. Altro tema fondamentale è quello dell’uguaglianza di genere. Il mio programma è un programma dichiaratamente femminista, sui miei volantini c’è una citazione di Michela Murgia che dice già tutto. I temi principali per me sono lavoro, uguaglianza di genere e diritti. Naturalmente senza dimenticare tutti gli altri come la sanità pubblica, dove l’Unione Europea può fare moltissimo perché potrebbe prevedere incentivi e disincentivi per quei Paesi che investono sulla sanità pubblica attraverso dati incontrovertibili come il PIL”.

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