Eduardo Leite vuole diventare presidente del Brasile. Il governatore del Rio Grande do Sul, 40 anni, centrista del PDS, ha ufficializzato la sua pre-candidatura il 6 marzo scorso pubblicando sui social un lungo “Manifesto ao Brasil“, in cui si propone come terza via rispetto alla polarizzazione tra la sinistra di Lula e l’ultra destra di Flavio Bolsonaro (figlio di Jair attualmente condannato per tentato golpe).

«Il Brasile non ha un problema di potenziale. Ha un problema di direzione», scrive Leite nel documento.

Se dovesse arrivare alla Presidenza, Leite diventerebbe il primo presidente apertamente gay nella storia del paese.

Ci aveva già provato nel 2022, quando, per non spaventare il voto moderato, aveva specificato che “essere gay non significa necessariamente impegnarsi per le battaglie LGBTI“. Era stato allora che Leite aveva fatto coming out, in diretta televisiva durante un’intervista a Globo, diventando il primo governatore dichiaratamente omosessuale del Brasile. Nella corsa alla presidenza, aveva partecipato alle primarie del PSD, perdendo contro João Doria

Nel 2023 si è sposato con il medico Thalys Bolzan, in Brasile il matrimonio egualitario è legge dal maggio 2013. Nel maggio 2025, in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia, aveva pubblicato una foto con il marito con una dichiarazione diventata virale:

«Sono gay, sono sposato, sono governatore. La mia lotta non è per imporre niente a nessuno, ma perché nessuno debba nascondere chi è per essere rispettato»

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

La strada verso la presidenza è però tutta in salita. Nei sondaggi Atlas/Bloomberg di febbraio, Leite raccoglie solo l’1,6% delle intenzioni di voto, contro il 45,3% di Lula e il 39,1% di Flávio Bolsonaro.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Eduardo Leite (@eduardoleite)

All’interno del suo stesso partito, il PSD, ha appena battuto la concorrenza dei governatori Ratinho Júnior e Ronaldo Caiado che si sono defilati: la decisione su chi correrà spetta tuttavia al presidente del partito Gilberto Kassab, ed è attesa entro metà aprile.

Sulle prossime presidenziali incombe però l’ombra degli Stati Uniti di Trump, sostenitore storico dell’omobitransfobico Jair Bolsonaro, al punto che dopo la condanna a 27 anni per tentato golpe ha imposto dazi punitivi al 50% sul Brasile in segno di solidarietà. In questo contesto, la presenza di un candidato gay di centro al primo turno potrebbe complicare i calcoli dell’ultradestra e, in alcuni scenari, favorire al secondo turno la riconferma di Lula.

© Riproduzione riservata.