Brasile, Jair Bolsonaro è stato condannato a 27 anni e tre mesi

La sentenza della Corte Suprema mette un punto definitivo al "bolsonarismo", che ha diviso il Brasile per quattro anni. Pressioni dagli USA per un'amnistia nei confronti dell'ex presidente omobitransfobico.

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bolsonaro, omofobo
Foto: Alan Santos/PR. Wikimedia Commons
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Jair Bolsonaro, ex presidente del Brasile, potrebbe passare il resto della sua vita in carcere.

Oggi 70enne, Bolsonaro è stato dichiarato colpevole per i reati di tentato golpe, criminalità organizzata, abolizione violenta dello stato di diritto, danneggiamento aggravato e deterioramento del patrimonio storico.

Bolsonaro condannato

bolsonaro

I cinque giudici della Corte Suprema hanno espresso il loro verdetto, condannando Bolsonaro a 27 anni e tre mesi di detenzione. Solo un giudice su 5, Luiz Fux, si è detto contrario alla condanna, mentre gli altri 4 sono stati netti e durissimi nei confronti dell’ex presidente, nel 2022 sconfitto al ballottaggio  da Luiz Inácio Lula da Silva.

Il giudice Alexandre de Moraes ha paragonato Bolsonaro ad un capomafia, sottolineando come non ci fosse “alcun dubbio” che fu proprio lui ad organizzare e a guidare il complotto, arrivando a pianificare l’omicidio di Lula, del suo vice e dello stesso de Moraes. L’8 gennaio 2023, ovvero 7 giorni dopo l’insediamento di Lula, ci fu l’assalto della folla dei fedelissimi di Bolsonaro ai palazzi istituzionali di Brasilia.

L’ex presidente potrà fare appello, con l’ipotesi di un’amnistia al Congresso da non sottovalutare. L’America di Donald Trump, con i suoi dazi al 50% sul Brasile, sarebbe in pressing per una via d’uscita politica nei confronti di Bolsonaro. Trump ha definito la condanna “molto sorprendente“, aggiungendo: “È quello che hanno cercato di fare con me, senza riuscirci“.

4 anni di presidenza omobitransfobica firmata Bolsonaro

Brasile, Jair Bolsonaro è stato condannato a 27 anni e tre mesi - Bolsonaro e Salvini - Gay.it
Bolsonaro e Salvini, la foto social

38º Presidente del Brasile dal 2019 al 2023, Jair Bolsonaro ha fatto e detto di tutto. Estremista di destra, ha trascinato il Brasile in una gravissima crisi sanitaria, economica, etica, sociale e politica, dando il via alla deforestazione dell’Amazzonia. Orgogliosamente omotransfobico, misogino e razzista, è stato accusato da una commissione del Senato brasiliano di “crimini contro l’umanità” per come ha gestito la pandemia da Coronavirus, spesso e volentieri definita ‘inesistente’ al cospetto delle telecamere. 600.000 i morti “ufficiali” brasiliani, con le immagini delle fosse comuni che in piena pandemia fecero il giro del mondo.

Basta affrontare il Covid-19 come se fossimo un Paese di fr*ci”, tuonò a fine 2020, dopo aver precisato che non usava mascherine perché “sono da fr*ci“. Precedentemente il presidente del Brasile aveva attaccato l’OMS, perché a suo dire “incoraggia i bambini ad essere gay e a masturbarsi”, dopo aver apostrofato un giornalista nel corso di una conferenza stampa (“hai la faccia da gay“). Nel 2019 Bolsonaro fece sapere alla Corte Suprema brasiliana che “l’omofobia non sarà mai reato”, per poi precisare che il Brasile non sarà mai il “paradiso del turismo gay“. Precedentemente Bolsonaro aveva affermato che preferirebbe avere un figlio morto, piuttosto che gay, mentre in un’intervista con Playboy ammise che “sarebbe incapace di amare un figlio omosessuale”. Per poi aggiungere: “Se una coppia gay venisse a vivere nel mio edificio, la mia proprietà perderebbe valore. Se camminano per mano, si baciano, perderebbe valore!”.

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Esattamente 3 anni fa riuscì a fare campagna elettorale persino durante il funerale della Regina Elisabetta II. Direttamente dalla casa dell’ambasciatore brasiliano a Londra, Bolsonaro denunciò l’aborto e “l’ideologia di genere“.  “Siamo sulla strada giusta”, disse dal balcone. “Siamo un Paese che non vuole discutere della legalizzazione delle droghe, che non vuole discutere della legalizzazione dell’aborto e un Paese che non accetta l’ideologia di genere. Il nostro slogan è: Dio, patria, famiglia e libertà”.

Nel 2018, quando Bolsonaro vinse le presidenziali, Salvini festeggiò dall’Italia. A fine 2021 l’attuale vicepremier lo accolse  a braccia aperte al cimitero di San Rocco, dove si trova un monumento votivo in onore ai Caduti brasiliani. Persino la diocesi di Padova espresse “forte imbarazzo” dinanzi alla cittadinanza onoraria concessa dalla giunta leghista di Anguillara Veneta, da cui emigrò il bisnonno paterno.  Ma Salvini era lì, sorridente, al suo fianco. Quattro anni dopo, dinanzi alla condanna di Bolsonaro per 27 anni e 3 mesi di carcere, il leader leghista ha incredibilmente attaccato la Corte Suprema brasiliana via social: “Solidarietà e vicinanza all’amico Bolsonaro. Quando non ha più argomenti, la sinistra usa ogni mezzo per colpire gli avversari politici, a cominciare da quello giudiziario. Non ti fermeranno, forza Presidente”.

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